UnPopoloInCammino in piazza per dire NO alle camorre. Abbiamo intervistato Camerla Sermino, neo assessore della terza municipalità e vedova di Giuseppe Veropalumbo, vittima innocente della criminalità.

Ieri, venerdì 16 dicembre, UnPopoloInCammino è sceso in piazza per dire NO alle camorre,  alla violenza e allo sfruttamento del territorio imposto dalle ecomafie. Migliaia di persone si sono date appuntamento in Piazza Dante per chiedere allo Stato soluzioni concrete che partano dalle realtà sociali e misure strutturali per la città di Napoli.

Per l’occasione abbiamo intervistato Carmela Sermino, neo assessore allo sviluppo del territorio e allo sviluppo sociale per la terza municipalità guidata da Ivo Poggiani e vedova di Giuseppe Veropalumbo, ucciso la notte di capodanno del 2007 da un proiettile vagante che l’ha raggiunto mentre era in casa con la sua famiglia.

Qual è il messaggio che il corteo vuole mandare alla città di Napoli e alle istituzioni?

“Siamo scesi in piazza per denunciare quanto questo parlamento, questo governo, siano incapaci di dare risposte concrete ai nostri territori, incapaci di fermare questa strage di innocenti, di ridare speranza. Noi vogliamo far capire allo Stato ed alla città intera che per sconfiggere le camorre servono politiche strutturali: scuole aperte fino a tarda sera per garantire il diritto allo studio, affinché diventino il centro della vita dei quartieri usufruendo diun tipo di didattica alternativa; inoltre c’è bisogno di creare nuovi posti di lavoro stabili mentre per quanto riguarda le politiche sociali i punti su cui battere sono: casa, reddito e sanità. Per la sicurezza nei quartieri, a Napoli, in periferia soprattutto, si continua a sparare, occorrono una vigilanza e un monitoraggio serio sulla violenza per le strade”.

Quanto davvero lo stato è vicino ai familiari delle vittime innocenti delle mafie e quanto realmente fa per combatterle?

“Noi familiari di vittime innocenti con il dolore abbiamo scoperto fino in fondo quanto male può fare la camorra. Abbiamo subito una violenza disumana, ma i governi non ci hanno mai tutelati né garantito sicurezza per le strade o nelle nostre case.Mio marito, Giuseppe Veropalumbo, è stato ucciso il 31 dicembre 2007 da un colpo di arma da fuoco mentre era seduto a tavola con la propria famiglia. Per anni noi familiari portiamo la nostra testimonianza nelle scuole, nei carceri, con grande coraggio e tanta speranza. Ci impegniamo affinché non ci siano più morti innocenti, affinché quello che è successo a noi non capiti ad altri. Troppe famiglie hanno pianto un loro caro morto per mano della camorra, basti pensare che la Campania ha il numero più alto di vittime innocenti, se ne contano 350. Dobbiamo impegnarci tutti, ma dico tutti, comprese le scuole ed il governo, perché solo insieme si può sconfiggere questo cancro che uccide il nostro Paese. Io come familiare continuerò a portare la mia testimonianza in giro, ancor di più ora che sono assessore, perché la politica e i cittadini devono lavorare insieme per il bene comune”.

Il 22 novembre scorso sei stata nominata assessore allo sviluppo del territorio e allo sviluppo sociale per la terza municipalità. Te l’aspettavi? Come ti trovi nelle vesti di un ruolo istituzionale?

“Sono onorata e ringrazio il presidente Ivo Poggiani per avermi dato questa possibilità,mi sento carica di responsabilità e spero di esserne altezza. Ho una bella delega grazie alla quale si può fare tanto per la città ed è ciò che cercherò di fare senza risparmiarmi”.

Quali sono gli obiettivi che, da assessore, ti prefiggi di portare a compimento?

“I progetti si fanno pian piano, si deve costruire lentamente. Il mio intento è fare politica fuori dal Palazzo incontrando le realtà di quartiere, i commercianti, i cittadini. Si cerca di fare rete per costruire percorsi nuovi e duraturi perché insieme si fanno le cose per il bene di Napoli”.

Flora Visone

 

 

CONDIVIDI
Articolo precedenteAcerra, scoppia la bufera “Parentopoli”
Articolo successivoAleppo, guerra e pace in uno scatto: il racconto di M. Jano
Flora scrive da sempre perché le riesce meglio che parlare. Studia Lettere moderne e lavora in una ludoteca. Poesia e bambini, due cose che, messe insieme, un po' la vita la migliorano. Non sa cosa vuol fare da grande ma sa quello che non vuole fare: arrendersi ad una realtà che non ti fa regali, dove il futuro tocca andarselo a prendere da soli.