WhatsHappening: cos’è accaduto nel mondo questa settimana?

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Torna come ogni sabato WhatsHappening, la rubrica che vi aggiorna sulle novità internazionali! Vediamo insieme cos’è accaduto nel mondo durante questa settimana:

UNIONE EUROPEA VS RUSSIA

Continua il pugno di ferro dell’Unione Europea contro la Russia, verso cui i 28 leader europei in vertice a Bruxelles giovedì 15 dicembre hanno deciso di prolungare di altri sei mesi le sanzioni economiche imposte nel 2014 a seguito della crisi ucraina e dell’annessione illegale della Crimea. I provvedimenti, che colpiscono i settori finanziario, dell’energia, della difesa e dei beni a uso civile-militare, sarebbero scaduti il prossimo 31 gennaio. La scelta di estendere queste misure è dovuta alla non piena attuazione degli accordi di Minsk, dai quali dipende la pacificazione dell’Ucraina orientale.whatshappening François Hollande e Angela Merkel hanno riferito al Consiglio che la situazione nella regione è ancora fortemente critica e che non vi sono stati progressi nelle trattative. Per questo, alcuni leader europei avevano proposto un prolungamento di un anno, ma il vertice ha deciso di procedere con un normale rinnovo di sei mesi. Le trattative con la Russia rimangono in corso. Lunedì prossimo sono previsti colloqui tra il segretario generale NATO Jens Stoltenberg e alcuni ambasciatori russi, in un confronto che «riguarderà le questioni della sicurezza in Europa e, in particolare, la situazione dell’Ucraina».

VENEZUELA CONTRO IL MERCOSUR

Non si placano le polemiche per la sospensione del Venezuela dal Mercosur, l’organizzazione internazionale che gestisce un mercato comune tra i Paesi latinoamericani aderenti. Il provvedimento, passato quasi sotto silenzio all’inizio di dicembre, ha finora scatenato la profonda irritazione dell’esecutivo di Caracas e sembra siano servite a poco le dichiarazioni conciliatorie di molti Capi di Stato e di Governo della regione, che hanno tentato di rasserenare gli animi parlando di efficacia solo temporanea della misura. WhatshappeningCaracas, soprattutto per bocca del suo ministro degli Esteri, Delcy Rodríguez, ha infatti continuato a denunciare quello che è stato definito nei giorni scorsi un vero e proprio “golpe”: allo stesso modo, giovedì Carmen Luisa Velásquez, rappresentante del Venezuela presso l’Organizzazione degli Stati Americani (altra entità di riferimento nella regione, in cui peraltro siedono anche gli USA), ha parlato di accordi sotterranei tra i politici latinoamericani per escludere senza nessuna base giuridica valida il suo Paese dal Mercosur. Una insinuazione forte, che arriva proprio dopo il mancato invito della Rodríguez alla conferenza dei partecipanti al mercato unico tenutasi mercoledì scorso. Per la verità, non sembra che la sortita della Velásquez abbia per ora suscitato i giusti effetti: sia la rappresentante del Paraguay presso l’OEA che il suo omologo brasiliano hanno definito come «inappropriato» il chiamare in causa nell’assemblea dell’Organizzazione una questione che con essa non ha a che fare.

EGITTO: TROVATI SEGNI DI ESPLOSIVO SUL VOLO EGYPTAIR PARIGI-CAIRO

La commissione di inchiesta sull’incidente aereo del maggio scorso ha rilevato tracce di esplosivo sui resti dei passeggeri del volo inabissatosi nelle acque del Mediterraneo lo scorso maggio e il ministro dell’aviazione civile egiziano ha annunciato l’apertura di un’indagine penale per la possibile presenza di una bomba a bordo.Whatshappening L’aereo si schiantò in mare senza che fossero dati segnali d’allarme prima dell’impatto e persero la vita tutte le sessantasei le persone a bordo. I rottami presentano segni di danneggiamento causate da alte temperature, la scatola nera infatti, segnalava la presenza di un incendio a bordo, ma nonostante la pista dell’attentato terroristico non sia mai stata scartata, nessuna organizzazione ha mai rivendicato la paternità dell’incidente.

LA FED ALZA I TASSI: FIDUCIA NELLA RIPRESA O PAURA DI TRUMP?

Mercoledì la Federal Reserve ha deciso all’unanimità di alzare il costo del denaro dello 0,25%. L’aumento era nell’aria da tempo e solo gli ultimi dati non proprio rosei riguardo all’occupazione USA stavano frenando l’inevitabile. I tassi non potevano restare così bassi a lungo, e dunque, visto che nel complesso l’economia americana è giudicata in ripresa, ecco annunciato l’aumento. Ma c’è di più: mentre a settembre la tabella di marcia prospettava due ulteriori rialzi per il prossimo anno, mercoledì la presidente Janet Yellen ne ha annunciato addirittura un terzo.Whatshappening «Una dimostrazione di fiducia nella nostra economia», ha commentato, ma c’è chi crede che la scelta maturi piuttosto da un certo timore per le politiche economiche annunciate da Trump: abbassamento della pressione fiscale, investimenti nelle infrastrutture e deregolamentazione necessiterebbero quindi di alcune misure “di precauzione”. D’altronde, non lo ha nascosto in toto neppure la Yellen, quando a precisa domanda ha risposto: «gli stimoli fiscali non sono più necessari per favorire la piena occupazione». Ricordiamo che nel corso della campagna elettorale Trump accusò la Fed di parteggiare per Hillary Clinton.

TURCHIA: ANCORA ARRESTI PER I DEPUTATI DELL’HDP

«Nessuno deve avere dubbi riguardo alla nostra lotta contro il terrorismo. Noi siamo i padroni di questo Paese, non lo lasceremo a quelle canaglie, se pensano di spaventarci con questi attacchi», ha dichiarato Erdoğan a seguito del duplice attentato di sabato 10 dicembre. Le ferme parole del presidente si sono tradotte in circa 235 arresti, che hanno colpito soprattutto i militanti dell’HDP, ciò malgrado l’attentato sia stato rivendicato dai Falconi della libertà del Kurdistan, una fazione scissionista del PKK. Tra i primi arresti vi sono stati i leader provinciali del partito di Istanbul e Ankara, rispettivamente Aysel Güzel e Ibrahim Binici.Whatshappening L’agenzia Anadolu ha inoltre reso noto che nella notte tra il 12 e il 13 dicembre la polizia turca ha arrestato altre due deputate dell’HDP: Besime Konca, vice capogruppo parlamentare, e Çağlar Demirel. Entrambe sono state accusate di avere legami con il PKK e di essere coinvolte «in un’inchiesta antiterrorismo in corso nelle province di Diyarbakir e Batman». Quest’ulteriore vicenda si aggiunge ai già numerosi e discussi arresti di deputati filo-curdi – di recente, le condizioni di detenzione e salute di Selahattin Demirtaş hanno sollevato non poche perplessità. Ad accomunare le sorti dei vari soggetti in causa è l’accusa di avere legami con il PKK e l’appartenenza all’HDP – il dissenso dei deputati filo-curdi alla revoca dell’immunità parlamentare voluta da Erdoğan, ad oggi, non sembra essere infondato.

Hanno collaborato: Sabrina Carnemolla, Rosa Ciglio, Ludovico Maremonti, Valerio Santori, Rosa Uliassi