Giuseppe Caivano (PhD dell’Università di Bari) e Michele Morena (Social Media Analyst Coca-Cola) hanno sviluppato un’analisi sul referendum costituzionale del 4 dicembre. I sondaggi pronosticavano quasi tutti una vittoria del NO. L’ultimo sondaggio, a quindici giorni dal voto, dava il NO in vantaggio sul SI di 6 punti (53 a 47), confermando il graduale ampliamento della forbice a favore della bocciatura della riforma. Alla fine il NO ha vinto con un margine ancora maggiore (59,12% a 40,88%).

referendum costituzionaleÈ interessante l’analisi sull’attività legata ai social network. Nelle ultime due campagne estere, paragonate al referendum costituzionale italiano per la presenza di una scelta considerata “anti-sistema”, quest’ultima è risultata maggiormente virale sui social. È il caso dei sostenitori di Donald Trump e del “leave” al referendum britannico sull’UE, i quali hanno generato un traffico maggiore rispetto al fronte contrapposto.

È avvenuta la stessa cosa nel referendum costituzionale italiano, con il Comitato per il Sì che, nonostante più omogeneo, ha iniziato le attività con tre mesi di ritardo rispetto al Comitato per il No. Sono servite a poco le massicce sponsorizzazioni tramite le quali la fanbase e il tasso di coinvolgimento del Comitato per il Sì hanno superato quelli del No, ma soltanto nelle ultime 3 settimane di campagna. Su Twitter, invece, il sorpasso del Sì sul No non è mai avvenuto: il 3 dicembre, l’hashtag #iovotono è stato utilizzato complessivamente 38.000 volte, contro le 12.000 di #bastaunsì.

Ciò mostra chiaramente che le posizioni considerate contrarie all’establishment dominante godono di un maggior attivismo spontaneo e di base: il fronte che porta avanti le posizioni considerate appartenenti alla “casta politica” gode di maggiori organizzazione, visibilità e risorse economiche, ma è risultato quasi incapace di generare una vera e propria base militante, come invece riesce al fronte opposto che, proprio grazie a questo tipo di spontaneismo, attivo sia nel mondo dei social che nella società, riesce a vincere competizioni nelle quali parte sfavorito. Nei primissimi sondaggi, infatti, il fronte del Sì era dato in vantaggio. Ulteriore dimostrazione del totale scollamento tra istituzioni governative, avvertite come qualcosa di lontano – se non ostile – e popolazione. Il trionfo del No viene a configurarsi, quindi, direttamente – e anche indirettamente considerando questi dati – come una chiara richiesta di maggior spazio di espressione della volontà popolare, ovvero meno governismo e più rappresentanza, meno decisionismo dall’alto e più democrazia diretta.

I dati degli istituti Piepoli, Quorum e Cattaneo indicano una netta preferenza per il No al referendum costituzionale dei giovani (18-35 anni) – 68% secondo Piepoli; 81% secondo Quorum) –, tra le fasce di reddito più basso e nelle regioni del Sud. L’analisi di Caivano e Morena mostra, inoltre, una netta correlazione tra disoccupazione – in particolare giovanile e del Sud – e vittoria del No.referendum costituzionale

Questi dati mostrano che la stragrande maggioranza dei giovani e delle persone in difficoltà economica non considera in modo positivo la riforma costituzionale e le riforme in campo sociale ed economico del governo Renzi, ritenendole causa del malessere o risposta inadeguata ad esso, auspicando un cambiamento di profonda rottura con le politiche portate avanti negli ultimi decenni. Una sfiducia e un’opposizione sociale nel governo e nelle sue riforme che potrebbe riproporsi – probabilmente con dimensioni ancor maggiori – in un eventuale referendum sulla riforma del mercato del lavoro (Jobs Act), previsto, al momento, per il mese di aprile 2017.

Pietro Marino