“Adesso, lo dico a tutti, è il momento della responsabilità. Per impedire che 2500 lavoratori e relative famiglie trascorrano il peggiore Natale della loro vita”. Questo l’appello alle parti, precedente l’incontro del 15 dicembre, del viceministro allo sviluppo economico Teresa Bellanova.

Eppure, a meno di 24 ore dalla chiusura delle sedi di Almaviva a Napoli e Roma, nessun accordo è stato trovato e i lavoratori sono tuttora costretti a vivere di speranza e poco altro.

Un mese di trattative

Solo questo mese, al MISE (Ministero dello Sviluppo Economico) si sono tenuti tre incontri sulla vertenza Almaviva. Tre buchi nell’acqua.

Il primo, il 12 dicembre, vissuto con grande attesa e considerato già come l’ultimo, si è concluso con un nulla di fatto e un rinvio al 15.

A precedere il secondo incontro, l’appello della viceministro, che invitava sindacati ed azienda ad ammorbidirsi e ricordava le iniziative prese dal governo fino a quel momento:

“lo stanziamento di 30 milioni, inserito nella legge di bilancio che permette di accedere a un anno di cassa integrazione anche per i lavoratori coinvolti in questa trattativa e altrimenti a rischio licenziamento. (…) le altre misure attivate, come i controlli sulle imprese che delocalizzano e l’aumento delle sanzioni portate fino a 150mila euro. Nel frattempo, come le parti sanno, gli uffici competenti hanno già inviato le diffide e comminato le prime sanzioni ai call center inadempienti situati nei Paesi extracomunitari”.

Anche l’incontro del 15 dicembre, però, non ha portato a nulla. Le parti si sono entrambe dichiarate insoddisfatte e si sono accusate a vicenda per l’ennesimo fallimento.

In una nota, i sindacati hanno fatto sapere che durante il confronto “Almaviva ha totalmente chiuso su tutto alzandosi e andandosene”.

La risposta dell’azienda non si è fatta attendere e, in un comunicato del 16 dicembre si legge infatti:

“L’odierna comunicazione delle segreterie nazionali pretende di far passare come reali (e “scellerate”) affermazioni inesistente attribuite all’azienda (…). L’unica intenzione ventilata nell’incontro di ieri dal sindacato è stata la richiesta di ulteriori misure di ammortizzazione sociale. Nella riunione del 15 dicembre, Almaviva Contact ha confermato come il solo ricorso ad ammortizzatori sociali sia fine a se stesso, inadeguato e fuorviante in mancanza di interventi dai caratteri strutturali (…)”.

19 dicembre: trattative a oltranza

Col rinvio delle trattative al 19 dicembre, si è stabilito che l’incontro non sarebbe stato considerato terminato se non col raggiungimento di un accordo.

I sindacati Cigl, Cigl-Slc, Fistel, Uil e Uilcom hanno indetto uno sciopero per l’intera giornata di ieri e di oggi di tutta la categoria e hanno invitato, con una lettera, il sindaco e la giunta regionale a partecipare a una assemblea organizzata al di fuori della sede di Napoli, in via Brin.

Il tavolo al MISE, ieri, si è aperto alle 15. Poche ore dopo, il ministero ha diffuso una nota ufficiale in cui dichiarava di aver offerto alle parti un lodo arbitrale non negoziabile. In pratica, il ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda e il viceministro Teresa Bellanova, hanno proposto che a stipulare un accordo fosse il ministero stesso. Alle parti solo la scelta di accettarlo o meno, senza possibilità di negoziazione.

La proposta è stata rifiutata da entrambe le parti: i sindacati non hanno voluto accettare un accordo non approvato dai lavoratori; l’azienda, pur avendo formalmente accettato, in realtà ha, però, rimandato l’attuazione dell’accordo ministeriale all’approvazione degli amministratori aziendali.

La trattativa continua, allora. Il tavolo, chiuso ieri in tarda serata, è stato riaperto oggi alle 12.

Il 21, scadono i termini per gli oltre 2500 licenziamenti. Una manciata di ore per trovare un accordo che da 9 mesi si fatica anche solo ad immaginare. Il 31 maggio, in realtà, ce n’era stato uno, che avrebbe salvato anche le sedi di Roma e Napoli. Esso, però, non è mai stato attuato.

“Almeno dopo 9 mesi questo travaglio sarà terminato. A testa alta però, in quanto non ho mai mollato e non lo farò mai”, questo il commento di Carmen, dipendente di Almaviva Napoli.

Che finisca bene o che finisca male, insomma, ormai si aspetta soltanto che il 21 dicembre arrivi. Le prossime ore saranno interminabili.

Desire Rosaria Nacarlo