Prosegue la definizione del nuovo piano rifiuti della Regione Campania, con la maggioranza in Consiglio Regionale a sostegno della Giunta di Vincenzo De Luca, che nei giorni scorsi ha deliberato sulla questione degli inceneritori, rinunciando a costruirne di nuovi e mantenendo in attività il solo impianto di Acerra.

Era da tempo che si parlava di nuove soluzioni per gestire il ciclo dei rifiuti campano, in una regione in cui la presenza di un’area metropolitana convulsa e caotica come quella di Napoli crea non pochi problemi per la caratterizzazione di uno smaltimento efficace e nel rispetto, per quanto possibile, degli standard ambientali più moderni; non a caso, una soluzione ventilata per il nuovo piano rifiuti era quella della moltiplicazione degli inceneritori, che avrebbe tra l’altro consentito, secondo alcune stime, di risolvere soprattutto quella che è una vera e propria piaga finanziaria per la Regione, vale a dire l'”esportazione” all’estero delle balle trattate, corrispondendo chiaramente alti costi di servizio alle aziende straniere convenzionate.

È noto che si fosse dunque progettato di realizzare un altro termovalorizzatore, in particolare nella zona di Giugliano, e di insistere sulla realizzazione di un nuovo centro di stoccaggio a Napoli, nel quartiere Chiaiano; allo stesso modo, è noto che queste intenzioni, che sembravano piuttosto avanzate nella loro fase di progettazione, avessero suscitato le pesanti contestazioni dei residenti, spaventati dalla pessima fama che gli inceneritori si portano dietro, tra polveri, emissioni di gas e costi di gestione eccessivi. Tuttavia, si diceva, il termovalorizzatore è necessario per allontanare definitivamente lo spettro dell’emergenza rifiuti che costantemente aleggia soprattutto sulla sovrappopolata e disordinata Città metropolitana.

Ebbene, la Regione ha deciso di cambiare rotta rispetto all’iniziativa iniziale: con una decisione piuttosto a sorpresa, la Giunta regionale ha stabilito che il numero di inceneritori non sarà destinato a crescere, ma che rimarrà solo quello di Acerra in attività, di cui peraltro è stato disposto di sfruttare il pieno regime. Del resto, non si tratta di un provvedimento fine a se stesso, dettato solo da motivi di evidente opportunità politica: una mossa del genere la chiedeva la stessa legge regionale sui rifiuti e, soprattutto, la chiedeva l’Europa. Se infatti la legge regionale n. 14 del 2016 impone una rivoluzione rispetto al passato, grazie all’istituzione di sette Ato, che rimpiazzano l’unico previsto prima, e che implicano una gestione più capillare e razionale della raccolta e dello smaltimento, accantonando il modello tradizionale e simbolo dello spreco dell'”uno per tutti, tutti per uno”, è stata in particolare una sentenza della Corte di Giustizia Europea a richiedere, nel luglio 2015, un brusco cambio di direzione nella gestione del ciclo di smaltimento campano: con l’Italia condannata per il mancato completamento del ciclo industriale di trattamento e smaltimento dei rifiuti della Campania, con ben 120mila euro di multa da pagare al giorno, è chiaro che una ulteriore razionalizzazione dei processi dei rifiuti era impellente.

La soluzione sostitutiva degli inceneritori, peraltro, fa ben sperare per il futuro: si tratta della raccolta differenziata, da incrementare, secondo le stime, fino a circa il 60%. In questo modo sarà possibile effettivamente sostenere la rinuncia al pericoloso smaltimento dell’indifferenziato grazie ai termovalorizzatori.

Ci sono però ancora delle criticità da rilevare: innanzitutto, l’opposizione in Consiglio regionale del Movimento 5 stelle, che denuncia l’inutilità e l’insufficienza del ritocco al piano, che peraltro, secondo gli esponenti pentastellati, non risolve i problemi storici della Campania e, anzi, ribadisce la necessità del termovalorizzatore di Acerra, che invece era da acantonare, peraltro aumentandone il carico di lavoro. D’altra parte, lo stesso sindaco del Comune in provincia di Napoli, Lettieri, segnala la sua ferma contrarietà a qualsiasi ipotesi di “utilizzo a pieno regime” dell’impianto così come disposto dalla delibera di Giunta regionale, temendo che in realtà ciò possa prefigurarne l’ampliamento, in danno alla salute dei cittadini. Va infine sottolineato che il proposito di dedicare più sforzi alla differenziata è sicuramente lodevole, ma va rapportato ad una situazione di fatto tutt’altro che lusinghiera: sono di ieri, ad esempio, i dati ISPRA che certificano lo stallo della raccolta differenziata a Napoli, dove la percentuale di rifiuti così raccolti sarebbe intorno al desolante dato del 24% complessivo.

Ludovico Maremonti