È difficile commentare l’atto conclusivo dell’epopea che è stata la vertenza Almaviva.

In primo luogo, il finale non è stato uno solo: Roma ha visto chiudere la propria sede del Contact Center e licenziate 1666 persone. La sede di Napoli è salva, ma solo per il momento: fino al 31 marzo (nuova scadenza entro la quale si dovrà cercare un accordo) si continuerà a far ricorso alle uscite volontarie e ai tanto nominati ammortizzatori sociali (in pratica la cassa integrazione).

A Napoli 845 persone non hanno perso il lavoro stanotte e questo è forse una soluzione in cui non si credeva più. Non è di certo facile, però, gridare alla vittoria.

“Non sono soddisfatta”, commenta una delle lavoratrici di via Brin. “Come si può gioire con 1666 persone in mezzo alla strada e un’agonia che continua? È impossibile”, continua un suo collega, “abbiamo perso tutti”.

Le ultime 12 ore del tavolo al MISE

Nell’ultimo giorno utile per le trattative, il governo ha avanzato una nuova proposta ai sindacati e all’azienda, sintetizzata in un comunicato stampa ufficiale:

“Per scongiurare gli imminenti licenziamenti, il Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda e la Vice Ministro Teresa Bellanova hanno presentato alle parti una proposta che prevede la prosecuzione del confronto, con il supporto e la vigilanza del Governo, sulla base del ricorso agli ammortizzatori sociali e della contestuale previsione di uscite a carattere esclusivamente volontario fino al 31 marzo 2017. Nel corso di questo periodo le parti si impegneranno a proseguire il confronto per individuare soluzioni in tema di:

recupero di efficienza e produttività in grado di allineare le sedi di Roma e Napoli alle altre sedi aziendali;

interventi temporanei sul costo del lavoro.

Nel frattempo il Governo proseguirà l’azione di vigilanza e sanzione come rafforzata nella legge di bilancio appena approvata con l’obiettivo di disincentivare la delocalizzazione”.

In pratica, ministro e viceministro hanno proposto di congelare la situazione per altri tre mesi, impegnandosi nell’affiancare le parti al fine del raggiungimento di un accordo e, soprattutto, nell’applicare la legge di bilancio, che prevede un fondo di 30 milioni per finanziare gli ammortizzatori sociali di tutti i lavoratori del settore dei call center e importanti disincentivi alla delocalizzazione delle aziende.

I rappresentanti di Almaviva Contact presenti ieri al ministero hanno accettato la proposta del governo, “condividendone le finalità e le linee guida, in quanto impegna le parti ad affrontare in termini strutturali le misure per il recupero di efficienza e produttività aziendale e per la conseguente messa in sicurezza della Società”.

Più complessa, invece, la situazione riguardante i sindacati. In un primo momento, intorno alle 23, entrambe le RSU (Rappresentanza Sindacale Unitaria, organismo sindacale che esiste in ogni luogo di lavoro pubblico e privato), sia di Napoli che di Roma, avevano accettato la mediazione del ministero.

Alle 3, però, il passo indietro dei romani. I sindacalisti hanno dichiarato di aver promesso ai lavoratori che erano lì a rappresentare che non avrebbero ceduto a nessun accordo che non fosse più che valido.

Per quanto riguarda Napoli, l’Assessore alle Risorse Umane, Lavoro, Demanio e Patrimonio della Regione Campania, Sonia Palmeri ha scritto:

“Almaviva: alle 3 di questo 22 dicembre si è firmato!! Solo la Campania!!! Abbiamo fino al 7 aprile per ricominciare a ragionare.

Mi spiace moltissimo che non si sia potuto trovare una posizione congiunta anche per il sito di Roma, ma la posizione delle RSA laziali era ferma su un netto ‘NON FIRMO’. Io dico solo che, quando ho gridato ‘IO FIRMO’, l’ho fatto con tutta la responsabilità e l’emozione che si avvertiva in quel momento. E poi le Rappresentanze Sindacali Aziendali di Napoli, uno alla volta hanno detto ‘IO FIRMO’, tranne 1. Al termine della faticosa seduta ci sono stati abbracci, lacrime e tanta tanta emozione (…)

Io ringrazio personalmente tutti i rappresentanti sindacali per la serietà e la responsabilità dimostrata anche in questa delicata circostanza. E cosa dire se non GRAZIE al viceministro Bellanova, un esempio di professionalità, di capacità di mediazione, di pazienza e di infinita passione per il suo lavoro, che di concerto con Giampietro Castano (un pilastro della gestione delle vertenze al MISE) ed i massimi vertici amministrativi del Ministero del Lavoro, con il dir. generale Romolo De Camillis (un campano doc) e del suo prezioso staff hanno condotto mirabilmente in porto una trattativa che sembrava una missione impossibile.

Ma non ci culliamo sugli allori. Dobbiamo comunque mettere in sicurezza definitivamente i dipendenti del sito di Napoli”.

Si è atteso a lungo questo 21 dicembre. Ci si immaginava di ritrovarsi a parlare, oggi, di vittoria o di sconfitta. Non è stato così: difficile per i napoletani, dopo un anno di lotte e fronte comune, poter pensare di festeggiare con tutti i colleghi romani a casa. E se ciò non bastasse, anche la conclusione “napoletana”, per quanto meno dura, non era di certo fra quelle auspicate.

La vertenza, insomma, non può considerarsi chiusa. Almaviva Napoli vuole vivere e, già da oggi, riprende a lottare.

Desire Rosaria Nacarlo