Che il cammino verso la realizzazione della Brexit fosse particolarmente complesso, era una premessa consolidata dagli albori del referendum.

Il risultato di quest’ultimo ha visto il fronte del Leave vincere portando la Gran Bretagna ad affrontare un futuro incerto ed un campo fino ad oggi inesplorato: dalle dimissioni dell’ex Primo Ministro David Cameron e l’entrata in campo di Theresa May, per non dimenticare le innumerevoli proteste provenienti dal fronte del Remain, prima richiedendo un nuovo referendum e passando poi per un ricorso all’Alta Corte di Londra.

Quest’ultima si è espressa a favore della decisione di dare voce al Parlamento in materia di Brexit, richiedendo che ambedue le camere si esprimano in merito all’articolo 50 del trattato di Lisbona.  
Ad oggi, la Corte Suprema inglese è impegnata nell’esame del ricorso presentato dal governo, contro la decisione dell’Alta Corte.
Compito di chi ha proposto il ricorso è dimostrare che il Parlamento ha accettato inequivocabilmente la Royal Prerogative. Compito complesso, però, siccome nel corso di circa 40 anni nessuna legge riguardante l’UE ha mai attribuito potere ai ministri di attivare l’art.50.

Ad ogni modo, il governo interpreta il silenzio del Parlamento a riguardo come tacita accettazione di ciò; d’altro canto, se l’Alta Corte si esprimerà definitivamente a favore della necessità del voto parlamentare per l’inizio dei negoziati si rischia di non rispettare la data prefissata (quale fine marzo 2017).
Si prevede che entro gennaio sarà emesso il verdetto, dal quale dipenderanno le modalità di uscita della Gran Bretagna dall’UE.
La questione si infittisce dal momento che Michel Barnier, l’ex ministro francese oggi negoziatore capo dell’UE nella trattativa riguardo alla Brexit, ha richiesto che l’accordo venga chiuso almeno sei mesi prima della primavera del 2019. Consiglio e Parlamento europeo, infatti, dovranno ratificare l’accordo sancente l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea prima delle prossime elezioni europee.

Ottobre 2018 si prospetta, così, il termine massimo entro il quale l’accordo dovrà essere trovato.

«Avremo meno di due anni per le trattative» spiega Barnier, ribadendo però che le quattro libertà del  mercato unico necessitano d’essere indivisibili. Ciò, quindi, comporta che venga preferita una «Brexit chiara e ordinata» piuttosto che una hard Brexit, scherzando facendo riferimento allo slogan britannico invogliando la Gran Bretagna a «Keep calm and negotiate» (restare calma e negoziare).
Grande incognita resta un possibile accordo ad interim tra Gran Bretagna e UE dopo la Brexit. Ambedue le parti ritengono, infatti, che tale accordo sia necessario affinché Londra non rischi di trovarsi fuori dall’UE prima che siano stati regolati i rapporti con i 27 Paesi appartenenti all’UE nei vari settori, ed in modo particolare nel settore commerciale.

Altra incognita resta la regolazione dei rapporti tra UK e Irlanda del Nord, allo scopo di mantenere la pace raggiunta.
Se, infatti, l’Irlanda è parte dell’UE, l’Irlanda del Nord essendo parte della GB si ritrova ad essere protagonista del processo di uscita dall’UE. In forza di ciò, Barnier si è dimostrato disponibile a una concessione riguardante il confine che sorgerebbe tra Irlanda e Irlanda del Nord: «sono consapevole dell’importanza della questione e faremo di tutto per non danneggiare la pace».

Altro punto d’interesse risulta Gibilterra. Nello specifico, si tratta dell’unico territorio d’oltremare britannico avente una posizione costituzionale interna all’Unione Europea. Il comitato UE della Camera dei Lord inglese ha, perciò, avviato un’inchiesta riguardante le conseguenze della Brexit per gli abitanti di Gibilterra e del Paese stesso, in seguito al fatto che i partecipanti al referendum di giugno appartenenti a tale Paese si sono espressi in massa a favore del Remain.

«La Gran Bretagna deve affermare chiaramente all’inizio dei negoziati sulla Brexit che i cittadini europei che sono qui prima di quella data possono rimanere», afferma chiaramente Gisela Stuart. Quest’ultima, quale deputata laburista, ha richiesto che venisse redatto un rapporto riguardante l’offerta di residenza permanente a tutti coloro vivano nella Gran Bretagna da almeno cinque anni.

Proprio di ritorno dal vertice europeo di Bruxelles, May sembrerebbe pronta a discutere un accordo riguardo ai residenti europei in territorio britannico ed i residenti britannici all’estero, subito a partire dall’inizio dei negoziati.  

Altrettanto forte resta, inoltre, l’attenzione sulla collaborazione futura in campo commerciale tra Gran Bretagna e Paesi dell’Unione Europea.

Nello specifico, secondo il Sunday Times, due attivisti quali Peter Wilding (presidente del Think Tank) e Adrian Yalland (lobbista conservatore, sostenitore della campagna del Leave), sembrano essere intenti a inviare una lettera al Primo Ministro Theresa May per informarla riguardo alla volontà di richiedere un parere all’Alta Corte di Londra rispetto all’uscita dello UK dal mercato unico europeo. I due puntano fortemente sul fatto che Westmister debba necessariamente discutere la questione, senza però voler ostacolare o fermare il processo di uscita del Paese dall’Unione.

Non meno rilevante, inoltre, da un punto di vista economico resta il dovuto pagamento di £50 miliardi all’attivazione dell’art.50. Nello specifico, tale somma sarà destinata ad «oneri pensionistici in passività ed altri pagamenti associati a garanzie di prestito», quali parte del budget europeo al quale lo UK dovrà contribuire fino alla fine del 2020.  

In definitiva, ancora oggi aspettative e dubbi riguardo alla direzione politica del Regno Unito rendono imprevedibili le conseguenze geopolitiche che la Brexit susciterà.

Ginevra Caterino

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Nata e cresciuta in Campania. Affascinata da ogni forma d'espressione personale e culturale. Attualmente studentessa di scienze politiche e relazioni internazionali indirizzo Asia-Africa. Dopo una passionale relazione con il teatro, riscopre la curiosità verso il "diverso" e decide di perdersi nella cultura araba. Con particolare attenzione per i diritti umani, approfondisce le sue conoscenze a riguardo presso la SOAS di Londra. Scrive augurandosi di poter, un giorno, dare voce a chi oggi, purtroppo, voce non ha.