“Il teatro è necessario come avamposto della barbarie che avanza, dell’orrore, dell’analfabetizzazione sentimentale.. poter venir qui a testimoniarlo è importante.”

Sono le parole di Toni Servillo, a Napoli per l’inaugurazione della nuova sede universitaria dell’ Università Federico II, dopo un tour che lo ha visto spostarsi da Milano e che prevede come prossima tappa Parigi.

Un grande evento ci ha interessati nella serata del 21 dicembre. E da grande ospite, l’attore, ha intrattenuto il pubblico partenopeo.
Alle ore 18.00 con la proiezione del film L’uomo in più” (film esordio di Sorrentino, prodotto dalla Indigo Film di Nicola Giuliano), all’ Auditorium dell’Università Federico II di San Giovanni a Teduccio, accompagnata da un dibattito.
Alla fine  della proiezione infatti, c’è stato un incontro con i due protagonisti della pellicola, Toni Servillo e Andrea Renzi, presentato da Valerio Caprara e Angelo Curti.
Alle ore 21.00 l
o spazio NEST Napoli est teatro ha aperto le porte a un inedito recital di Toni Servillo, che dopo aver conosciuto il loro progetto, ha deciso fortemente di sostenerlo, donando una serata unica nel genere, il cui incasso è stato devoluto in beneficenza.

“Tanti auguri al Nest. Davvero tanti auguri, ad un cantiere dell’arte, non molto diverso, anzi, migliore di quello in cui io stesso mi sono formato. Se tanto ci dà tanto, vi auguro il meglio.” Sono parole indirizzate al pubblico, un pubblico che vive esperienze di ogni genere e che deve guardare con gli stessi occhi ogni tipologia di realtà teatrale, dalla più piccola, a quella più famosa.

Servillo gioca in casa e ci propone il mito intramontabile di una Napoli denigrata e amata, di sole, mare, contrabbando, tossici, luci, cuozzi, lamenti, attenzioni, teatro, caffè, mozzarella, spazzatura, parcheggiatori, pezzenti, priva di padroni..
Una Napoli fatta di quella lingua smarrita, che cuce, quella lingua selvaggia, un turbinio di calore, voci, volti, così nuda..

Segue il filo conduttore tessuto dei grandi poeti napoletani.

Le parole di Edoardo de Filippo, Di Giacomo, Mimmo Borrelli, Viviani, sono diventate gocce di vita, di una città fatta di mariuoli, non per scelta, ma per campare, che, carismatici e devoti, riescono anche a ritagliarsi un angolo di Paradiso. Una città in cui regna la pace e la confusione, e la confusione è essa stessa pace. Qui la legge a volte deraglia, come altrove, e le famiglie possono perdere il loro padre e marito per qualche problema sul luogo di lavoro.
Qui tutto è scritto e segnato” recitava Viviani, “ma dove e da chi? Per quale scopo? [..]Dov’è segnato che la ciorta deve saltarti addosso a tradimento? Quando si nasconde non te lo dice..”

Napoli è magica, in ogni suo aspetto, quartiere, monumento.

Servillo interpreta “A’ sciaveca” di Borrelli, tutto d’un fiato, con un’espressione che ha meritato un applauso ininterrotto del pubblico, deliziato dal suo colorito e dalla sua carica. Anche la maledizione ha il suo marchio partenopeo.

A termine dello spettacolo, la poesia di Michele Soveto, un contemporaneo autore di Bacoli, che si caratterizza per l’uso di particolari suoni e per il fatto di tradurre le sue poesie dall’italiano al napoletano e al latino. Sintetizza bene questo percorso, con il suo elogio alla lingua nuda napoletana, così spontanea, così smarrita.

Alessia Sicuro 

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Diplomata al liceo scientifico sperimentale PNI, matricola alla facoltà di lettere moderne della Federico II, ha sempre voluto avere una visione a 360 gradi di tutte le cose. Accortasi che la gente preferisce bendarsi invece di scoprire ed affrontare questa società, brama ancora di tappezzare il mondo coi propri sogni nel cassetto. Divora libri, vecchie storie, vorrebbe guardar il futuro con degli occhiali magici per riportar solo belle notizie alla gente disillusa. Vorrebbe indossare scarpe di cemento per non volar sempre con la fantasia, rintagliarsi le sue ali di carta per dimostrare, un giorno, che questa gioventù vale! Vorrebbe esser stata più concreta fin dall’inizio, essere interessata ai soldi come tutta la gente normale e non sentirsi in pace col cosmo solo perché sta inforcando una penna. Si, vorrebbe, ma bisogna sempre svegliarsi.