Hugo Pratt affermò che senza Milton Caniff non avrebbe fatto il fumettista. Caniff, a cui era stata riportata l’affermazione, non ne era convinto. “È falso” disse “perché Pratt ha l’intelligenza delle dita”.

Questa intelligenza delle dita è apprezzabile in ogni tavola esposta al Palazzo Pepoli di Bologna fino a marzo 2017. La mostraHugo Pratt e Corto Maltese 50 anni di viaggio nel mito” presenta un vasto assortimento di chine, acquerelli, acquerelli e chine, pennarelli.

La sala che rimane più impressa nella memoria di chi visita è forse quella dedicata alle 164 tavole originali di Una ballata del mare salato. Le tavole sono qui riunite insieme per la terza volta da quando furono create nel ’67 quando presentarono al mondo Corto Maltese.

Eppure, Pratt è molto più che il suo personaggio più fortunato. Documentate attraverso tavole e pannelli esposti sono le sue esperienze argentine con Oesterheld. L’indimenticato creatore dell’Eternauta creò con il fumettista italiano “Sgt. Kirk”. “Ernie Pike” e “Ticonderonga”.

Documentata, in diversi punti del percorso della mostra, è anche la passione di Pratt per la letteratura. Tra i nomi, stupisce leggere un Roberto Arlt solo recentemente riscoperto dall’editoria italiana.

Non stupisce invece trovare il nome di Borges. Borges, che come Pratt amava Stevenson; Borges, che avrebbe potuto pronunciare le fantasticazioni dubbiose che sembra il fumettista ripetesse nelle sue ultime settimane: “e se non fosse Pratt altro che un sogno? E se non fosse stato lui a creare Corto Maltese, ma il marinaio a sognare un disegnatore veneziano di nome Hugo Pratt?”.

Questa frase e quella di Milton Caniff sono riportate nel biopic di Thierry Thomas, Trait pour Trait. Il documentario è proiettato, con sottotitoli in italiano, all’inizio della mostra ed è un’imprescindibile introduzione al mondo di Pratt, oltre ad essere un film godibilissimo, sia per lo stile con cui è montato, sia perché il creatore di Corto Maltese ha una storia affascinante quanto le avventure del proprio personaggio. Basti citare l’episodio in cui suo padre, prima di partire per la guerra e non fare più ritorno, dona al piccolo Hugo una copia de “L’isola del tesoro” di Stevenson, dicendogli di “trovare la propria isola del tesoro”.

Per gli appassionati di fumetto sudamericano vale la pena ricordare la presenza, nel biopic, di José Muñoz, co-creatore di Alack Sinner con Carlos Sampayo.

Uscendo dalla mostra ci si sente un po’ come gli indigeni del film di Thomas i quali, affascinati dal segno di Pratt, non lo lasciavano smettere di disegnare.

Luca Ventura