Il Movimento Cinque Stelle e Virginia Raggi difficilmente dimenticheranno questo dicembre di contestazioni e delusioni. La sindaca è sembrata provata nelle sue ultime uscite sotto i riflettori e sta avvertendo la sempre minore fiducia dei vertici del suo partito.
Tra il rischio avviso di garanzia e le peripezie legate al bilancio sta però costruendo una strategia per riconquistare i non pochi romani delusi da un nuovo corso sotto le aspettative.

Dopo i primi confusi mesi di amministrazione capitolina, tra il no alle olimpiadi e una giunta in costante sfaldamento, sembrava essere arrivato il momento della tranquillità per Virginia Raggi, chiamata finalmente ad applicare il suo programma per Roma, quello che l’aveva condotta nel giugno scorso a una schiacciante vittoria su Giachetti e compagni.
E invece dopo il concitato periodo del referendum, accentratore dell’attenzione mediatica nazionale, ecco riaffiorare impedimenti di ogni sorta, una serie di defezioni e guai legali che accompagneranno Roma anche nel nuovo anno, allontanandola ancora una volta da un’ordinaria amministrazione quanto mai eccezionale da queste parti.

All’avviso di garanzia per l’assessore Muraro sono seguite le sue dimissioni, a lungo invocate dalle opposizioni. Il Capo del Personale, Raffaele Marra, è stato direttamente arrestato per aver intascato una tangente in una passata amministrazione, ma pesa la fiducia che in questi riponeva la sindaca.

Una fiducia che la Raggi ha pagato al momento del mini rimpasto ordinato dai vertici del Movimento, per sancire una tregua nel regolamento di conti interno che va avanti dalle prime nomine: Daniele Frongia ha lasciato la sua carica di vicesindaco per accontentarsi dell’assessorato allo sport, Salvatore Romeo ha lasciato definitivamente.

Ciò che però più preoccupa la Raggi non è l’essere stata di fatto commissariata dal proprio Movimento, ma la possibilità concreta che terminato il periodo festivo le venga recapitato un avviso di garanzia difficile da giustificare alla parte ortodossa della base di attivisti a cinque stelle.

Il fatto necessitante di un’indagine sarebbe la promozione del fratello di Marra, Renato, alla Direzione Turismo.
All’Anac la Raggi ha spiegato di aver preso la decisione in maniera autonoma, quindi senza essere condizionata da Raffaele, ma ha anche detto che c’è stata una «istruttoria svolta dalle strutture competenti ai sensi della disciplina vigente», le “strutture competenti” potrebbero comprendere l’Ufficio del personale con a capo Raffaele Marra? Ce ne è abbastanza per un’indagine.

La Raggi questo lo sa bene, e ha infatti già ammesso di essere pronta a essere ascoltata dalle autorità. Ciò che però dovrebbe preoccuparla maggiormente è la spaccatura che si manifesterebbe all’interno del Movimento, con la fazione che si rifà a Roberta Lombardi che chiederebbe per la sindaca lo stesso trattamento riservato, ad esempio, all’ex-sindaco di Parma Pizzarotti.

Una fonte interna al Movimento ha rivelato all’Huffington Post che in caso di avviso di garanzia non ci sarebbe altro da fare che “chiedere agli attivisti di decidere”, una votazione on line dunque.

BILANCIO CONTESTATO

Capitolo bilancio: il fatto “sussiste” ma non è né grave né “storico”.

Di “storico”, nel senso che non era mai accaduto prima, c’è solo la bocciatura dell’Oref (Organo di Revisione Economico-Finanziaria), ma spesso non si evidenzia che questo è solamente un bilancio previsionale, e che la prassi degli ultimi anni vuole che questo a Roma venga approvato solitamente almeno 3 mesi dopo l’inizio dell’anno contabile “da prevedere”. Nel momento del passaggio di consegne da Alemanno a Marino, invece, il documento venne addirittura approvato 11 mesi dopo l’inizio dell’anno. Quando insomma non c’era proprio nulla da prevedere.

In questo caso il bilancio redatto dall’assessore Mazzillo avrebbe battuto come tempistica tutte le recenti amministrazioni capitoline, recuperando la sua funzione di previsione per l’anno venturo. L’Oref ha però rilevato una generale sottostima delle passività più pericolose per il benessere cittadino: fra le varie voci, quelle relative alle partecipate e ai lavori della Metro C.

C’è tempo fino al 28 febbraio ora per rivedere il bilancio in modo che passi la successiva revisione. E per rispondere ad alcuni allarmismi (Repubblica, ad esempio, ha prefigurato lo scioglimento delle camere da parte di Tronca) la Raggi ha già fatto sapere che si impegnerà a rispettare i termini di legge. Intanto, Roma resta tutt’altro che “bloccata”: l’amministrazione gestirà le spese dei prossimi due mesi in “dodicesimi”, ovvero potrà spende per ogni mese un dodicesimo di quanto è stato speso nello scorso anno.

La questione bilancio mette solo in evidenza una volta in più che la Raggi, in quanto membro di un Movimento che ha collezionato inimicizie dal momento della sua nascita, non verrà aiutata dal governo per far quadrare i conti della città, come invece era già accaduto prima con Alemanno (primo decreto Salva-Roma) e poi con Marino (secondo decreto Salva-Roma).

IL RILANCIO TRA ATAC E CAMPI ROM

Per non soccombere sotto i colpi delle opposizioni, pronte a capitalizzare le nuove grane della sua amministrazione, la Raggi ha però pronto un piano che se dovesse andare in porto potrebbe permetterle di recuperare un alone di efficienza agli occhi dei suoi elettori romani, ad oggi profondamente delusi.
Un piano a due tappe: una misura precauzionale fondamentale per mantenerla politicamente viva e una mossa da campagna elettorale che se ben pubblicizzata potrebbe rivelarsi vincente.

La misura precauzionale è già stata presa, e si tratta di un accordo siglato la sera del 20 dicembre da Manuel Fantasia, amministratore unico di Atac e dai sindacati Rsu.
A tal proposito in molti hanno parlato di un netto passo indietro rispetto all’accordo del 17 luglio del 2015 firmato dall’allora assessore alla Mobilità Guido Improta e dall’ex direttore generale Atac Francesco Micheli. A quel tempo, dopo gli scioperi selvaggi che contribuirono a dipingere Marino come l’inefficienza fatta persona, si procedette con un accordo che prevedesse una sostanziale spending review, con l’aumento del monte orario annuo degli autisti da 736 a 950 ore.

Con il nuovo accordo il monte orario invece torna a diminuire, fermandosi a 800 ore, ed è proprio questa la misura cautelare della Raggi: in un momento caldo per la sua giunta, sceglie di farsi amici quei sindacati che altrimenti con i loro scioperi avrebbero potuto darle il colpo di grazia.

Il colpo ad effetto che invece potrebbe rimetterla in carreggiata agli occhi dei cittadini romani è senza dubbio la chiusura dei campi rom.

In molti ci hanno provato, o hanno detto di volerci provare, ma questa volta la Raggi sembra fare sul serio, perché a questa svolta potrebbe seguire un ritorno di immagine decisivo per la riconferma alle prossime elezioni comunali.
La sindaca ha innanzitutto nominato Monica Rossi come consulente, un’esperta degli usi e costumi Rom, e ha soprattutto istituito il 16 dicembre il “Tavolo cittadino per l’inclusione delle popolazioni Rom”, obbiettivo: entro il 31 gennaio un “piano di programmazione e progettazione di interventi di breve e lungo periodo per la graduale chiusura dei centri di raccolta e dei campi Rom presenti a Roma”.

La sfida più grande che la sindaca dovrà affrontare è far capire ai romani che l’integrazione è possibile solo se i rom verranno trattati proprio come cittadini: ovvero incentivando l’inclusione dei regolari nelle graduatorie per l’assegnazione delle case popolari. Un tabù da sfatare, che però potrebbe segnare una svolta nella sua esperienza romana.
Il dialogo con i residenti dei campi è già iniziato.

Valerio Santori
(twitter: @santo_santori)

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Nasce a Roma il 9/5/1995 e tutt'oggi vive beatamente. Studia Comunicazione, tecnologie e culture digitali presso l'Università La Sapienza di Roma. Fedele a Pasolini, Stanis La Rochelle e pochi altri. Per contattarlo: valerio.santori@virgilio.it

1 COMMENTO

  1. Non so se la sua sia disinformazione voluta o se riprende notizie senza accertarle. UN autista lavora 6 ore al giorno per 6giorni a settimana più un ora di tempi accessori che consiste in 10 minuti al giorno prima del turno per dare la presenza e controllare documenti e bus sono circa 1950 ore annue.

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