WhatsHappening: cos’è successo durante l’ultima settimana del 2016?

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Cari lettori, anche sabato 31 dicembre WhatsHappening vi assicura il giro del mondo in pochi minuti. La rassegna di quest’oggi chiude il 2016 con tanti scenari in divenire che seguiremo nel corso del prossimo anno. Dalla vicenda irrisolta di Giulio Regeni alla futura politica di Donald Trump:

EGITTO: NUOVE DICHIARAZIONI SUL CASO REGENI

Mohamed Abdallah, capo del sindacato autonomo degli ambulanti che aveva probabilmente avuto rapporti con il ricercatore italiano Giulio Regeni, martedì ha rilasciato una nuova dichiarazione in cui ha ammesso di aver denunciato Regeni alle autorità del ministero degli Interni egiziano «perché Giulio faceva troppe domande sulla sicurezza nazionale», affermando che probabilmente a ucciderlo sono state «le persone che lo hanno mandato qua, dopo che l’ho fatto scoprire io».whatshappening Questa è solo l’ultima delle versioni date dal sindacalista egiziano. Il premier Gentiloni afferma che «ultimamente ci sono stati segnali di cooperazione molto utili da parte dell’Egitto» e che «la collaborazione tra la Procura di Roma e quella del Cairo ha prodotto risultati» sulla possibile responsabilità del capo del sindacato, ma il caso è ancora tutto da risolvere.

NESSUN DIPLOMATICO USA CACCIATO: COSÌ PUTIN SNOBBA OBAMA

La decisione del presidente uscente Obama di cacciare 35 diplomatici russi dagli USA non porterà a un clima di maggiore tensione tra le due superpotenze. L’ha deciso Vladimir Putin, che non ha seguito il consiglio del ministro degli Affari Esteri Lavrov e ha quindi rifiutato di rispondere con altrettante espulsioni di diplomatici americani. Obama ha accusato gli espulsi di essere gli artefici degli attacchi hacker che a suo avviso hanno compromesso la vittoria di Hillary Clinton alle elezioni, e inoltre ha reso noto che dalle informazioni in suo possesso i russi sarebbero pronti a interferire anche nelle elezioni di Paesi europei alleati con gli USA. whatshappeningPutin, invece, ha considerato il grave atto di Obama una messa in scena per obbligare la Russia a contrattaccare, rinforzando quindi la tensione tra i due Paesi e mettendo Trump con le spalle al muro, impossibilitato al dialogo. La stessa cosa sembra aver pensato lo staff del Presidente eletto: per Kellyanne Conway, suo consigliere, le sanzioni contro la Russia mirano a «intrappolarlo». Da questo punto di vista, la risposta di Putin è stata una beffa per Obama, di fatto snobbato. Il Presidente russo in un messaggio pregno di ironia si è detto felice che gli ambasciatori russi cacciati possano passare il Natale con la loro famiglia. Inoltre, ha chiarito che non ci sarà nessuna controffensiva, ha fatto gli auguri di fine anno a Obama e si è detto dispiaciuto che la sua amministrazione termini il mandato in questa maniera. Ha fatto poi gli auguri a Trump.

DIRITTI DEGLI INDIOS E CENTROAMERICA

Sono giorni, questi, in cui la tematica dei diritti degli indios centroamericani, sempre di attualità nella regione, sono tornati particolarmente alla ribalta. Infatti, questa settimana è in corso di svolgimento il V Congresso Nazionale Indigeno in Messico, con delegati da ogni parte del Paese, che stanno tenendo discussioni a porte chiuse fino ad oggi, 31 dicembre. Il Congresso ha quest’anno una sede piuttosto significativa: lo stato messicano del Chiapas, la sede dell’Ejército Zapatista de Liberación Nacional (EZLN), conosciuto negli anni in tutto il mondo per le sue controverse lotte, armate e non.whatshappening Punto di riferimento del movimento culturale indigeno, il Congresso punta a indicare anche il nome del proprio candidato alle prossime elezioni presidenziali messicane, che si terranno nel 2018, oltre a fissare i punti cardine per la creazione di un Consiglio Indigeno di Governo in Messico. Intanto, a fronte delle crescenti mobilitazioni in tutto il subcontinente latinoamericano, ci sono realtà del Centroamerica in cui gli indios sono ancora emarginati dal contesto socio-politico: si tratta ad esempio del Guatemala, dove proprio in questi stessi giorni i leaders dei gruppi rappresentativi indigeni hanno denunciato la crescita dei fenomeni di emarginazione e razzismo nei confronti dei nativi, che in particolare continuano a soffrire della impossibilità di accedere a una distribuzione equa delle terre coltivabili.

IL PREMIER ISRAELIANO NETANYAHU NON GRADISCE IL DISCORSO DI KERRY

Il discorso del segretario di Stato statunitense John Kerry ha rafforzato la contrarietà nutrita da Netanyahu nei confronti degli Stati Uniti e della Risoluzione approvata dall’ONU. Il 28 dicembre, Kerry ha difatti ribadito l’importanza della soluzione dei due Stati e la necessità che Israele rinunci alle pretese territoriali rappresentate dagli insediamenti. Il segretario ha inoltre reagito all’accusa di tradimento insinuata da Israele – «Sembra che qualcuno creda che l’amicizia con gli Usa significhi accettare qualsiasi politica anche dopo che abbiamo detto più volte che la politica degli insediamenti deve cambiare. Due amici si dicono la dura verità e si rispettano». whatshappeningLa reazione di Netanyahu non ha disatteso le aspettative: in conferenza stampa, il premier israeliano ha accusato Kerry di essersi espresso a sfavore di Israele – «Come la risoluzione del Consiglio di Sicurezza che il segretario Kerry ha fatto avanzare all’Onu, il suo discorso di stasera era distorto contro Israele». Di contro, le autorità palestinesi sembrano essere disponibili ai negoziati diretti qualora Israele accantoni la politica degli insediamenti. Come già accaduto in altre occasioni, Trump ha utilizzato Twitter per dissociarsi dalle scelte operate dall’amministrazione Obama e assicurare a Israele il proprio appoggio – Netanyahu ha ringraziato il neoeletto Presidente tramite lo stesso social. Sarà l’anno nuovo a chiarire quali saranno le reali scelte degli Stati Uniti di Trump in ambito israelo-palestinese.

SEVIL SHHAIDEH NON SARÀ LA PRIMA PREMIER MUSULMANA IN EUROPA

Il Capo dello Stato della Romania ha bocciato la candidatura a premier di Sevil Shhaideh, l’esponente donna di origini turco-siriane e di religione musulmana, proposta a sorpresa dal Partito Socialista, uscito vincitore dalle ultime elezioni nazionali. Klaus Iohannis, senza fornire particolari spiegazioni, ha fatto tramontare l’ipotesi, inedita per un Paese dell’Unione Europea, di una premier donna di religione islamica. whatshappeningIohannis ha dichiarato di «aver valutato attentamente i pro e i contro», contro che secondo alcune indiscrezioni si rintraccerebbero nel passato di Shhaideh, come ex alto funzionario del governo siriano, che la ricollegherebbero in modo compromettente ad al-Assad. Altri sostengono che le vere motivazioni siano di natura politica, legate alla poca popolarità della candidata nell’opinione pubblica e alla sua esperienza strettamente economica e non governativa. Iohannis ha chiesto alla coalizione socialista di avanzare un nuovo nome, ma la distanza ideologica tra lui e il PSD rischia di portare rapidamente a nuove elezioni.

SOMALIA: RIMANDATE LE ELEZIONI PRESIDENZIALI

whatshappeningLa Somalia ha rimandato per la quarta volta le elezioni presidenziali che erano previste per il 28 dicembre. Il Paese è in balia di un clima di intimidazioni e rivalità tra clan, a cui si aggiunge anche la minaccia dell’estremismo islamico. Il Presidente non viene eletto dal popolo, ma dal Parlamento, eletto a sua volta da circa 14 mila delegati, che sono espressione dei clan nazionali. Il Parlamento si è insediato il 28 dicembre, tuttavia non c’è stato, di fatto, un accordo relativo alla scelta del capo di Stato.

Hanno collaborato: Sabrina Carnemolla, Rosa Ciglio, Ludovico Maremonti, Valerio Santori, Rosa Uliassi