Lo stallo politico di cui sembra essere ostaggio il Consiglio della Città Metropolitana di Napoli assume proporzioni gravi e ormai dannose per gli interessi dei cittadini: essendo saltata la seduta del 30 dicembre scorso, la Città Metropolitana ha definitivamente perso i fondi per alcuni, importanti interventi nell’area della ex provincia di Napoli, per un valore complessivo di circa 16 milioni di euro.

Si trattava di soldi destinati, in teoria, a diverse realtà del nuovo ente locale: solo per citare alcune voci dal lungo elenco di operazioni, incluse nel piano di spesa originariamente deliberato dal sindaco della Città Metropolitana De Magistris, si andava infatti dal completamento dei lavori di sistemazione e riqualificazione ambientale sulla strada provinciale Ciraccio a Procida per la somma di 75.812,45 euro, alla realizzazione di un impianto di illuminazione pubblica sulla strada provinciale Sant’Agnello-Colli di Fontanelle per 349.885,88 euro, ai lavori per l’apertura della rampa di svincolo della Circonvallazione Esterna di Napoli con l’Asse perimetrale di Melito per la quota di 940.499,76, ad uno stanziamento di 1.648.150,11 euro a beneficio della Fondazione Teatro di San Carlo di Napoli, alla riqualificazione della sede succursale dell’istituto “Mazzini” di Napoli, per l’importo di 300mila euro, all’ampliamento dell’istituto “Pacioli” di Sant’Anastasia per l’importo di 500mila euro e di adeguamento dell’Isis “Torrente” di Casoria per 153mila euro, fino al finanziamento di interventi di edilizia scolastica per gli istituti superiori “Silvestri” e “Nitti” di Portici per 15mila euro. Operazioni a beneficio di infrastrutture, scuole e cultura, dunque, che saltano a causa della bagarre politica che da settimane agita il Consiglio.

Una precisazione: in teoria, a causa del sistema di selezione indiretta dei rappresentanti nel Consiglio delle Città Metropolitane d’Italia, in questa sede non si forma di per sé una maggioranza necessariamente definita, così come i cittadini sono abituati ad immaginarsela, ad esempio, nel loro Comune. Il cosiddetto Consiglio Metropolitano infatti è eletto dai sindaci e dai consiglieri comunali dei comuni della città metropolitana: sono eleggibili a consigliere metropolitano, a loro volta, solo i sindaci e i consiglieri comunali in carica. Il sindaco della Città Metropolitana è di diritto il sindaco del Comune capoluogo: nel caso della Campania Napoli. Di conseguenza, se è ragionevole ritenere che siano presenti in Consiglio dei rappresentanti direttamente espressione della maggioranza a sostegno della giunta del Comune di Napoli, il resto di costoro proviene, a diverso titolo, da altre realtà del territorio, con un’estrazione politica potenzialmente molto diversa, se non opposta, a quella dell’Amministrazione comunale di Napoli. Nel caso della Città Metropolitana campana, dunque, accade esattamente che i consiglieri fedeli a De Magistris siano meno del numero legale previsto per il valido svolgimento dell’assemblea; se non si presentano tutti gli altri, quindi, la seduta (e le previste delibere) in definitiva saltano.

È quello che è accaduto il 30 dicembre, dunque, quando solo 12 consiglieri si sono presentati in aula, mentre gli altri, afferenti sostanzialmente al PD e a partiti di centrodestra (oltre al consigliere del Movimento Cinquestelle) non l’hanno fatto (il pentastellato, per la verità, è uscito dal Consiglio dopo la prima, inutile chiamata). Ecco come sono saltate, insieme al numero legale, le delibere del valore complessivo di circa 16 milioni di euro.

De Magistris è furibondo: «quello che è accaduto è gravissimo, veramente da irresponsabili sul piano morale, istituzionale, politico, finanziario e giuridico, da ogni punto di vista (…) hanno buttato a mare 16 milioni di euro per scuole e strade in tutti i comuni della Città metropolitana (…) Ho incontrato i responsabili del Partito democratico e di Forza Italia, facendo capire loro che qui si lavora nell’interesse dei territori e delle istituzioni, ma questa è la cifra dell’oceano politico  che divide chi sta cercando di governare nell’interesse esclusivo dei cittadini e chi pensa esclusivamente agli interessi di bottega. In Città metropolitana c’è una legge elettorale che non dà maggioranza, non è come nei Comuni. Ogni consigliere deve fare l’interesse della sua comunità e non del partito, invece pensano di fare qui dentro i giochetti della vecchia politica».

In effetti, in queste condizioni l’ente che ha preso il posto della vecchia Provincia di Napoli è praticamente inservibile. Se non si ricorre a un continuo compromesso politico, infatti, diventa difficile che dai lavori del Consiglio escano provvedimenti produttivi, o addirittura proprio provvedimenti. Tuttavia, non sembra che lo stesso compromesso sia dietro l’angolo, stando alle dichiarazioni ugualmente roventi del PD, pronunciate all’unisono da Carpentieri e Jossa (rispettivamente Segretario PD Napoli e capogruppo PD in Consiglio della Città Metropolitana): «La mancata celebrazione della seduta consiliare di quest’oggi rappresenta a nostro avviso l’ennesima dimostrazione del metodo fallimentare con cui de Magistris immagina di governare l’Ente di piazza Matteotti e l’inconsistenza della logica di mercanteggiamento sin qui seguita nella conduzione dell’Ente stesso. Il sindaco metropolitano prosegue con arroganza a collezionare soltanto ripetuti flop nell’ Amministrazione, costretta al totale immobilismo».Secondo gli esponenti del Pd «occorre restituire alla Città metropolitana piena dignità e sottrarla all’evidente subordinazione cui finora è stata relegata nei confronti del comune capoluogo. Non è tollerabile che essa continui a essere una mera stanza di compensazione per accontentare le pretese di chi non trova spazio a Palazzo San Giacomo. La riforma Delrio richiede di essere pienamente attuata e anche modificata negli aspetti che oggi non consentono di avere un governo democraticamente eletto».

Alle solite: accuse e veti politici incrociati, che stavolta mandano in fumo 16 milioni. De Magistris, senza però specificare in che modo né quando, promette di recuperarli. Ben venga, ma a patto che, una volta fatto, si riesca comunque ad usarli.

Ludovico Maremonti

CONDIVIDI
Articolo precedenteOnde gravitazionali, scoperta fondamentale
Articolo successivoFlash mob per Pino Daniele sul lungomare di Napoli
Nato a Napoli 29 anni fa, ho conseguito la maturità classica nello storico Liceo "Sannazaro", quindi la laurea magistrale in Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Napoli "Federico II". Attualmente sono dottorando di ricerca in Storia delle Istituzioni presso l'Università "La Sapienza" di Roma. I miei interessi principali sono la geopolitica e il diritto internazionale, ma non dimentico di guardare anche ai problemi (e ai pregi) della mia terra.