“Sono nato al mare, a Livorno. Sono rinato al mare, a Genova. Ora ritroverò un altro mare. Per un’altra avventura.”

[Leonardo Pavoletti, nella sua lettera d’addio al Genoa]

Leonardo Pavoletti non è mai stato quel classico giocatore di talento, di cui si parla fin dai 16 anni di età. Nel 2012, Pavoletti (24enne) era ancora in Lega Pro, con la maglia del Lanciano, dove disputa finalmente la prima stagione ad alto livello, contribuendo alla promozione dei rossoneri in Serie B con 15 gol ed il titolo di capocannoniere della stagione. Prima di allora il Pavoloso, com’è stato soprannominato negli ultimi tempi, non raggiungeva la doppia cifra dai tempi dell’Armando Picchi, piccola realtà nella provincia di Livorno, dov’è nato il ragazzo. Come si sia quindi ritrovato, 5 anni dopo, a giocarsi con la maglia del Napoli, un ottavo di Champions League contro un avversario del calibro del Real Madrid, potrebbe sembrare quasi un mistero.

L’ascesa nel calcio che conta del classe ’88 è stata assolutamente repentina ed inaspettata. Pavoletti contribuirà nella successiva stagione anche alla promozione del Sassuolo con 11 reti, che però non gli valgono un posto in squadra nella massima serie, chiuso com’era da Zaza Floccari. Viene quindi prestato ancora in B, al Varese, dove contribuisce alla salvezza della squadra con 20 gol e 4 nei playout contro il Novara. Ciò però non lo aiuta a guadagnarsi un posto con i neroverdi, che lo cedono senza rimpianti al Genoa. L’esplosione è così completa: Pavoletti in sole 10 presenze firma 6 reti; un gol ogni 92′. Gasperini lo mette quindi al centro dell’attacco rossoblu nella stagione 2015/2016, ed il livornese lo ripaga con 14 reti in 25 presenze. 5 stagioni che lo portano anche ad un passo dall’Europeo 2016, dove però si ferma al solo gruppone dei 30.

Pavoletti durante lo stage in azzurro

Come abbiamo già detto, Pavoletti non è un talento e non è nemmeno un top player del ruolo. Il neo acquisto del Napoli è quel tipo di attaccante vecchio stile che si fa sempre trovare al posto giusto nel momento giusto. Sopperisce ad una qualità tecnica piuttosto bassa con l’utilizzo della sua potenza fisica, risultando scomodo nei contrasti aerei e nei corpo a corpo con i difensori avversari. Per certi versi ricorda molto Cristiano Lucarelli, indicato dallo stesso Pavoletti come suo modello, da buon tifoso livornese. Un attaccante molto pesante, capace di fare a sportellate con gli avversari e di mettere la palla in rete, sopperendo così alle sue mancanze tecniche e dando al Napoli un giocatore capace di giocare spalle alla porta, cosa che Gabbiadini e Mertens non riescono a fare, ed abile nello sfruttare i cross dalle fasce di giocatori come Insigne. Un vero e proprio ariete che fa salire la squadra con le sue sponde e con i suoi inserimenti e che, grazie al gioco di Sarri, potrebbe aumentare il suo record di gol in Serie A.

Oltre alla tecnica, il suo grande difetto è la fragilità fisica: sono tanti gli infortuni che hanno martoriato l’ormai ex Genoa negli ultimi anni ed in questa stagione siamo già a due. Ma se la sua condizione fisica ha convinto un esperto come De Nicola, laddove Santon non era riuscito questa estate (con il giocatore che aveva ormai l’accordo con tutti), non ci dovrebbero essere problemi di questo genere.

Pavoletti ha quindi agganciato quel famoso “treno” che passa una volta sola, soprattutto per un giocatore vicino ai 30 anni, con la fame di chi ha lottato nelle leghe minori per anni e non ha mai avuto nulla di facile nella sua carriera e l’umiltà di chi ha saputo superare i suoi limiti con il duro lavoro.

Andrea Esposito

fonte immagine in evidenza: mediagol.it

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