La Grecia torna al centro della cronaca internazionale.

Il destino del Paese è ormai legato a quello del suo Primo Ministro Alexis Tsipras, sempre più protagonista assoluto della politica nazionale.
Chiaro esempio di questo legame è stato l’interesse della stampa internazionale sulla sua conferma plebiscitaria come Presidente di Syriza, giunta al suo Secondo Congresso.

La seconda conferenza del partito della Sinistra Radicale è stata incentrata sulla sua natura di forza politica di lotta e di governo, sulla sua identità e sulla sua democrazia interna.

Il dibattito viene innescato da Rena Dourou, governatrice della Regione dell’Attica e rappresentante della sensibilità più “moderata” del partito, che invita a costruire «una nuova sinistra, lontana da facili soluzioni, lontana da purezze ideologiche. Dobbiamo sporcarci le mani, verremo giudicati dai risultati».

Sono parole che testimoniano una fase nuova in Syriza, la questione del suo radicamento nelle istituzioni, di una profonda riforma istituzionale per un avanzamento dell’uguaglianza e della democrazia verso il basso, affrontata dalla Sinistra italiana negli anni ’70-’80.

Una strategia così ambiziosa richiede l’ampliamento dell’organico degli amministratori, soprattutto dopo le scissioni post-Oxi, che hanno allontanato molti militanti; e la Sinistra radicale greca sta accogliendo molti istituzionali e militanti che abbandonano i socialisti del Pasok, sollevando per gli iscritti il problema dell’identità di Syriza, risolto dallo stesso Primo Ministro.

Il Congresso si conclude con la creazione di un organo di controllo della partecipazione nel partito e ampliando il Comitato Centrale a donne e giovani, i più colpiti dall’austerity. Tuttavia, i workshop durante i lavori della commissione congressuale hanno influito molto sulla nuova elaborazione teorica della forza di maggioranza.

La novità della nuova fase di Syriza è nella creazione di una rete di relazioni internazionali, in cui la Grecia, cuore del Mediterraneo, possa giocare un ruolo chiave nella soluzione dei conflitti nell’Europa dell’est e nel mondo arabo.

Tale strategia è considerata fondamentale per risolvere le questioni dei rifugiati e del debito greco, applicando le dinamiche di maggioranza tra Syriza e AnEl (i Greci Indipendenti).

Il loro leader e ministro dell’Interno, Panos Kammenos, durante il suo discorso alla platea congressuale, assicura la sua piena collaborazione con la Sinistra Radicale e la stabilità dell’esecutivo:

«Sapevamo quanto difficile sarebbe stato il giorno successivo andare nei quartieri, nei paesi e dire che abbiamo concordato una soluzione, quanto fosse difficile convincere che era per il bene della Grecia.

In quel percorso i Greci Indipendenti stavano accanto a voi e staranno accanto a voi fino alla fine, fino a quando si libererà il paese dagli istituti di credito, finché non ci restituiranno i nostri sogni.
E quando avremo redento il nostro paese, quando tornerà la crescita, quando i posti di lavoro torneranno, poi rivedremo
le nostre differenze politiche, ma ora quello che conta è l’unità del popolo greco, l’unità nazionale.

Questo governo ha dimostrato che la dittatura si è conclusa nel 2015».

Anche l’ex-vice del Primo Ministro, ora alle Comunicazioni, Nikos Pappàs, conferma come l’applicazione del Memorandum, resa flessibile con continue trattative con Bruxelles, abbia «dato la possibilità di continuare la battaglia delle negoziazioni: ora che la Grecia non è più sola contro l’altra parte Eurogruppo, ndr –, ha guadagnato uno spostamento politico, è in grado di influenzare il dibattito e delinearne gli sviluppi… è la più grande apertura politica dagli anni di crisi e… il governo crea e moltiplica la credibilità del paese, stabilizzando l’economia».

La nomina di Pappàs a ministro delle Comunicazioni, che i critici di Tsipras riconducono alla sua spinta accentratrice, rientra nella strategia di scaricare i costi del Memorandum su chi ne è responsabile; e la mancanza della disciplina del sistema radiotelevisivo è una delle cause del deficit greco, oltre a porre problemi alla democrazia greca.

Da 27 anni le emittenti greche operano tramite “permessi temporanei”, causando una vera e propria giungla mediatica, che nega introiti alle casse dello Stato.
La mancata regolamentazione del sistema delle comunicazioni è uno dei punti centrali della diaplokì, lo stretto legame tra politica, economia e malaffare in Grecia: infatti i media coagulano l’intrecco tra corruzione, interessi degli oligarchi e degli armatori, banche ed establishment politico.

Il Governo, invece, con la sua legge ha istituito un’asta che obbligava i magnati dei media al pagamento delle licenze, promesso e mai avvenuto, sulla base di 255 milioni di euro.
Con le entrate che ne sarebbero derivate, avrebbe finanziato una delle misure del programma parallelo, ovvero l’assunzione di 4 mila infermieri e l’apertura di nuovi asili per 15 mila bambini.

La bocciatura per vizi formali è alla base dell’incarico a Pappàs, noto accademico, per strappare un risultato importante per la tutela dei meno abbienti all’austerity.

Proprio per questo, contro il parere di Berlino, il Governo ha anche investito il surplus derivato dall’applicazione del Memorandum per realizzare una serie di misure per i più deboli: ha impedito la privatizzazione dell’acqua, chiesta dall’Eurogruppo, creando una società pubblica di diritto privato, molto simile all’Abc di Napoli, ha garantito tredicesime di 380 euro ai pensionati minimi e nuove assunzioni nel settore pubblico.

La reazione dell’Eurogruppo è stata la sospensione di ogni aiuto economico alla Grecia per “indempienza, nonostante il rispetto di Syriza per gli impegni assunti.

La scelta è stata criticata dal Presidente francese Hollande e dall’attuale Commissario Europeo all’Economia, Pierre Moscovici che, dalle colonne del Financial Times, sostiene che «la Grecia non può essere condannata all’austerità per sempre».

Questo strappo dei due esponenti socialisti francesi, il governo socialista coi (post)comunisti in Portogallo e l’intesa Podemos-Sinistra-Psoe in Spagna sulla legge sul lavoro è frutto della nuova strategia politica elaborata da Syriza nel suo Congresso: sottrarre consenso al fronte dell’austerità, da sinistra, accordandosi coi socialisti europei, i cui voti sono stati decisivi all’approvazione delle ricette imposte dalla Germania.

L’intuizione di Tsipras è divenuta anche la nuova linea di maggioranza della Conferenza del Partito della Sinistra Europea, tenutasi a Berlino, che ha eletto Presidente Gregor Gisy, leader della Sinistra tedesca, ricostruita con i fuoriusciti dal centrosinistra.

La nuova Presidenza risponde alla necessità del Premier greco di applicare le sue intuizioni in Germania, replicando alla Merkel:

«La nostra visione è quella della crescita, la quale non consiste solo nelle statistiche, ma è guarire le ferite della crisi e alleviare il peso a tutti quelli che hanno fatto sacrifici in nome dell’Europa».

Presente anche a Berlino, conferma di non lasciare «i greci nelle mani degli yesmen dell’Austerità». Le recenti dichiarazioni dimostrano una svolta che riapre la partita sul destino della Grecia.

Eduardo Danzet