Anno nuovo, Governo nuovo, vita (istituzionale) nuova? Sembrerebbe di sì, a giudicare l’incontro di un’ora di ieri a Roma tra il sindaco di Napoli De Magistris e il nuovo Ministro della Coesione Territoriale e del Mezzogiorno De Vincenti.

Pur se da mesi reciprocamente sul piede di guerra, poiché il secondo era vicepresidente del Consiglio del fu Governo Renzi e “tutor” del commissario straordinario di Governo per Bagnoli Nastasi (nemico giurato del sindaco), ieri la parola d’ordine tra i due sembra essere stata “cooperazione”.

L’ha usata più volte De Magistris, per sottolineare l’aria nuova che tira e tirerà tra Palazzo Chigi e Palazzo San Giacomo, tra Roma e Napoli, sulle questioni fondamentali che riguardano la Città Metropolitana campana. Sulla scorta dell’eredità positiva lasciata dalla firma del Patto per Napoli, infatti, serve coesione (che in linguaggio istituzionale si traduce spesso con “fondi”) per realizzare le opere e le iniziative di cui c’è urgente bisogno: il completamento della nuova Scampia e i trasporti metropolitani ad esempio, solo le punte degli iceberg infrastrutturali con cui fare i conti in città.

Sullo sfondo, peraltro, rimangono altre questioni aperte: Bagnoli e quella del pignoramento per un valore di 125 milioni al Comune di Napoli, da attuare in virtù dei debiti accumulati per le questioni del post terremoto dell’80. Si tratta di due grandi temi che, per motivi diversi, inquietano De Magistris.

Se, da un lato, il sindaco ha fatto della riconquista dello spazio decisionale autonomo sull’area ex Italsider la bandiera del proprio progetto politico autonomista per Napoli, dall’altro, lo stesso inquilino di Palazzo San Giacomo sa che con 125 milioni in meno un Comune da tempo sull’orlo del baratro del predissesto muore.

Ecco perché De Vincenti diventa oggi, nella sua nuova vesta istituzionale, liberatosi del pesante fardello della reputazione di “yesman” renziano, un interlocutore di primo livello.

Resta preferibile, De Vincenti, allo stesso Presidente della Regione De Luca, con cui De Magistris continua a non avere alcun tipo di rapporto: è toccato allo stesso Ministro, dopo l’incontro col sindaco, fare una telefonata all’inquilino del terzo Palazzo in gioco in questa partita a scacchi istituzionale, Palazzo Santa Lucia, per informarlo sugli sviluppi del dialogo con l’Amministrazione napoletana.

La “cooperazione” dovrebbe produrre effetti già a breve. Ricorda, infatti, De Magistris che “il 2017 deve essere l’anno con cui procedere con rapidità” nell’attuare i progressi del Patto per Napoli, che prevedono tutti interventi indifferibili per migliorare immagine e qualità della vita, non solo nel Comune di Napoli, ma nell’intera Città Metropolitana.

De Magistris ha chiesto mano più libera nella gestione delle risorse, con la speranza di tagliare un po’ più fuori la Regione che, in cuor suo, ritiene spesso impegnata a mettergli i bastoni tra le ruote, come nello stesso caso Bagnoli e nella recente vicenda del Teatro Trianon.

De Magistris, più in generale, ha descritto così la nuova atmosfera sull’asse Roma-Napoli: si è trattato di un incontro proficuo (…) abbiamo discusso su tutte le questioni attinenti il tema dei rapporti strategici tra la Città Metropolitana ed il Governo nazionale, ovviamente con particolare riferimento al Patto per Napoli. Abbiamo concordato una serie di  iniziative da mettere in campo per una sempre più efficace cooperazione istituzionale, fermo restando la reciproca e netta autonomia politica reciproca, ed in particolare un incontro da tenersi molto a breve con le delegazioni interessate agli argomenti trattati stamane”.

Non è consueto sentir parlare il sindaco in “politichese” diplomatico, pur quando tiene fermi alcuni punti decisivi, come l'”autonomia”. Se serve, però, si fa: il nuovo dialogo istituzionale “eppur si muove”.

Ludovico Maremonti

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Nato a Napoli 29 anni fa, ho conseguito la maturità classica nello storico Liceo “Sannazaro”, quindi la laurea magistrale in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Attualmente sono dottorando di ricerca in Storia delle Istituzioni presso l’Università “La Sapienza” di Roma. I miei interessi principali sono la geopolitica e il diritto internazionale, ma non dimentico di guardare anche ai problemi (e ai pregi) della mia terra.