Nel cuore della città a cui il sommo poeta Alighieri dedicò i suoi versi superbi, nel bel mezzo di Piazza di Santo Stefano, adiacente a Ponte Vecchio, sorge l’omonima chiesa di Santo Stefano al Ponte che dal 26 novembre 2016 al 2 aprile 2017 ospiterà la mostra d’arte interattiva, dedicata al pioniere del movimento secessionista viennese: Gustav Klimt.

Atmosfere sofisticate ed eleganti che rimandano allo splendore culminante della Vienna di fine ‘800 trascinano il pubblico in un universo ovattato, che si sgroviglia audacemente tra i valzer caratteristici dell’epoca e i reali saloni sontuosi viennesi. Lo spettatore annusa l’avvenente profumo dell’arte, è frastornato, ma allo stesso tempo sedotto da esso. Egli tocca con mano, è dentro, penetra nelle linee sinuose e geometriche, nei colori accesi e vibranti, negli ammalianti ritratti di donna e nei paesaggi malinconici che animano le opere di Klimt, ripercorrendo pian piano l’intero suo percorso artistico. Dai disegni a matita ricalcati timidamente fino allo splendido e fastoso “periodo aureo”, la “Klimt experience” espone ben settecento opere, accompagnate dalla descrizione minuziosa del contesto storico-culturale in cui operò e visse il pittore della Secessione. E proprio sulla rivoluzione che egli apportò, pone l’accento.

Scompaiono i vecchi canoni artistici, intrisi di prosaica moderazione e ordinaria morigeratezza, ed esplode l’amena vivacità del colore; si tende all’astratto, al “non definito”. Le figure, protagoniste delle opere, si ribellano, evadono dai margini entro i quali sono confinate, si espandono irriverentemente. L’arte subisce una “democratizzazione” sulla scia delle dottrine della “Sezession”, improntate “sull’aspirazione ad una integrazione delle arti, come mezzo per consentire l’opera d’arte totale e ad una parità tra arti minori e arti maggiori, tra arte per il ricco e arte per il povero”.

Klimt

È così che vengono partorite opere magistrali come “Il bacio”, esemplare raffigurazione dell’amore ed eminente espressione del simbolismo, peculiare caratteristica della tecnica klimtiana; è così che vengono alla luce “Ritratto di Adele Bloch-Bauer” o “Giuditta I”, immersi e trionfanti nell’oro che si effonde da ogni poro.  La “Klimt experience” offre una mirabile rappresentazione di tutti questi capolavori, sperimentando un nuovo modo di fare e diffondere arte, attraverso la proiezione in 3D.

Del resto, “nessun settore della vita è tanto esiguo e insignificante da non offrire spazio alle aspirazioni artistiche”.

Clara Letizia Riccio