I militari iracheni nella dura lotta contro l’ISIS sembrano riconquistare terreno e lo scorso 29 dicembre hanno dato inizio alla seconda fase delle operazioni cominciate ad ottobre. L’obiettivo principale è ancora quello di liberare definitivamente la città di Mosul, roccaforte irachena di Daesh.

Dall’inizio delle operazioni l’esercito iracheno ha liberato circa due terzi della città. In questi giorni, si sono tenuti a Mosul alcuni scontri armati durante i quali numerosi jihadisti sono stati uccisi, secondo quanto dichiarato dalla Polizia Federale.

Il 2 gennaio scorso, inoltre, tre sono stati gli attentati rivendicati dalle truppe jihadiste. Uno nel quartiere sciita Sadr City, a Baghdad, dove un’autobomba ha ucciso 39 persone, e gli altri due nei pressi di due ospedali: Al Kindi e Al Jawader. Negli stessi giorni il presidente francese Hollande era in visita nella città irachena dove ha rinnovato l’impegno del suo paese al «recupero di Mosul» e all’organizzazione di una conferenza internazionale a Parigi per raccogliere fondi a questo scopo. Hollande si è inoltre detto certo che la comunità internazionale vedrà la fine della battaglia di Mosul a breve.

L’offensiva però si è rivelata lunga, la città di Mosul ospita la «battaglia definitiva» da circa tre mesi e a farne le spese sono stati i civili, proprio come ad Aleppo, in Siria. Secondo un rapporto stilato dalle Nazioni Unite, da ottobre in poi sono state oltre centomila le persone sfollate e circa un milione quelle che non hanno potuto ricevere assistenza umanitaria e secondo l’UNAMI, la missione di assistenza dell’ONU per l’Iraq, almeno 6.878 civili sono stati uccisi.

Queste cifre secondo l’ente devono essere considerate come il minimo assoluto, dato che in queste stime mancano le analisi relative ad alcuni mesi e perché non è possibile quantificare le morti causate da motivi come la mancanza di cibo, acqua, farmaci e cure mediche. Il portavoce del Segretario Generale dell’ONU ha confermato che l’inizio delle nuove operazioni cominciate negli ultimi giorni del 2016 ha costretto circa 13 mila persone a fuggire dalla città.

Samah Hadid, di Amnesty International, ha affermato che le azioni dell’ISIS e i loro attacchi dimostrano la loro «indifferenza alla vita umana» e l’obiettivo di «terrorizzare la popolazione». Ha inoltre detto che «questi atti non possono essere giustificati e costituiscono delle chiare violazioni del diritto internazionale umanitario» e che pertanto «devono essere fermati immediatamente».

L’ISIS deve essere fermato immediatamente, ma contestualmente si dovrebbe pensare ad attuare processi di pace duraturi tra le numerose fazioni religiose e culturali che abitano i paesi del Medio Oriente.

Sabrina Carnemolla