All’età di 91 anni si è spenta una delle menti più proficue nel campo della filosofia e della sociologia, Zygmunt Bauman, nato a Poznan nel 1925.

La morte dell’intellettuale polacco, annunciata oggi dal quotidiano Gazeta Wyborcza, ha privato il mondo di un grande pensatore, sociologo ed insegnante.

Docente da anni a Leeds, in Inghilterra, è passato alla storia per la sua teoria sulla società liquida. Portavoce di tale filosofia è il suo saggio del 2005, Liquid Life, sicuramente inscindibile da altre sue opere che estendono a raggiera l’idea e la rapportano alla quotidianità delle nostre vite: si può citare ad esempio  Globalization : The Human Consequences (1998),  Liquid Modernity (2000) ed anche  Liquid Love: On the Frailty of Human Bonds (2003).

Di cosa si tratta?

Ab ovo, l’era del consumismo.  Avvicinatosi all’ideologia marxista in territorio sovietico, dove si era rifugiato nel 1939 per sfuggire alle persecuzioni naziste, Bauman si era inevitabilmente schierato contro il negazionismo e la cosiddetta società dei consumatori  vista come naturale degenerazione della precedente società dei produttori. Il consumismo, insieme all’apparire come valore incrollabile, ha inghiottito la società contemporanea  costituita ormai da tanti individui referenti a se stessi e non più da una serie di ingranaggi in collaborazione tra loro. Dunque un soggettivismo senza scrupoli che mira al proprio appagamento, non al possesso dell’oggetto del desiderio bensì al solo sfoggio che rende effimero quanto appena conquistato.

Tutto quindi si fa liquido, scivola via, che sia un bene, un obiettivo, un affetto.

Non a caso uno dei capitoli conclusivi di Liquid Life  si intitola “Imparare a camminare sulle sabbie mobili”.

Spesso in collaborazione con La Repubblica e L’Espresso, pluripremiato per il suo apporto filosofico alla sociologia, ricordiamo Bauman per uno dei suoi ultimi grandi interventi,  Babel, un dialogo appassionante sulla crisi della nostra società che lo porta a confrontarsi con Ezio Mauro, allora direttore de La Repubblica.

“Viviamo in mare aperto, sotto l’onda continua, senza un punto fermo e uno strumento che misuri il peso e la distanza delle cose. Nulla sembra stare più al suo posto, molto sembra non avere più un suo posto.”

Pamela Valerio

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