Tante le associazioni in piazza a Forcella, ieri, pochi i “semplici cittadini”, per il presidio voluto da UnPopoloinCammino, dopo gli spari in pieno giorno mercoledì scorso.

Il presidio si è tenuto per tutto il pomeriggio in piazza Caldora, la piazza del teatro Trianon. A dire no alle violenze della camorra, non solo a quella che il 4 gennaio ha ferito tre ragazzi senegalesi e una bambina di 10 anni, tra gli altri: Insurgencia, Identità InsorgentiRadicali Napoli, Associazione Ernesto Rossi, l’Ex OPG Occupato – Je so’ pazzoAssociazione antirazzista interetnica “3 Febbraio”.

C’erano, poi, i familiari di alcune vittime innocenti di camorra, come Carmela Sermino, vedova di Giuseppe Veropalumbo, ucciso nel 2007 da un proiettile vagante, esploso nella notte di Capodanno.

C’era Daniela Falanga, in rappresentanza di Arcigay Napoli. La partecipazione dell’associazione a questa piccola battaglia contro la camorra, ha avuto, quantomai ora, una grande importanza, viste le intimidazioni subite pochi giorni fa dal presidente Antonello Sannino.

Infine, va segnalata la presenza di molti parroci del territorio e di padre Alex Zanotelli, che è anche intervenuto:

“Grazie prima di tutto di esserci, è la prima cosa e la più importante. Io vorrei ringraziare i fratelli senegalesi, è incredibile come la lezione sul reagire alla camorra debbano darcela loro. Era già avvenuto in Calabria con la ‘ndrangheta, ed era avvenuto anche a Castelvolturno. Noi dobbiamo imparare come cittadini che si può ribellarsi alla camorra, se ci mettiamo insieme“.

camorra
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In piazza per una risposta

camorra
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“Poco lontano da qui c’è stata l’ennesima sparatoria, l’ennesimo atto di violenza dell’ultimo anno e mezzo di questa città.

Noi il 16 dicembre siamo stati in piazza con migliaia di persone, con le associazioni, con i parroci della città, con i familiari delle vittime innocenti della camorra. Al termine di quella manifestazione abbiamo incontrato il prefetto, dopo aver aspettato oltre un’ora per quell’incontro che ci era stato negato per mesi e che abbiamo ottenuto quel giorno, solo perché ci siamo presentati in migliaia sotto la prefettura.

Il prefetto, durante l’incontro, dopo che gli era stato fatto notare che era stato deludente il silenzio sulle camorre della prefettura in quei mesi, si è alzato e se n’è andato, lasciando al tavolo i familiari delle vittime della camorra.

Un prefetto che rappresenta un governo che si è fatto vedere solo in campagna elettorale da queste parti.

Vogliamo ricordare un dato che parla da solo e che troppo spesso viene dimenticato: nell’ultimo anno e mezzo a Napoli ci sono stati 70 morti di camorra. 70. Sono i numeri di una guerra.

Di queste 70 vittime almeno 4 sono innocenti, forse ancora di più, perché di alcune ancora non sono stati dimostrati legami con la camorra. Noi al governo diciamo una cosa molto semplice: ma cosa state aspettando ancora?

I giovani di questa città sono quelli che stanno morendo per questa guerra di camorra. Sono i giovani che per il 70% sono disoccupati; sono i giovani che negli ultimi due anni dell’età dell’obbligo lasciano la scuola, con una cifra record in Europa.

Ma sono anche i giovani che si ribellano alle camorre; sono i giovani che ogni giorno nelle scuole e nelle università provano a costruire un modello di società e città diverse.

A questi giovani il governo che risposta sta dando?”.

camorra
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Anche il presidente della comunità senegalese a Napoli è intervenuto, dicendo:

“Noi ci sentiamo napoletani e dovunque andiamo difendiamo Napoli. Come tutti i cittadini napoletani di buona volontà oggi esprimiamo la nostra condanna contro tutte le cose che stanno succedendo e che danneggiano l’immagine di Napoli”.

Inoltre ha aggiunto che i tre ragazzi ritengono di non essere stati i bersagli diretti dell’agguato. Si sono rimessi, ma moralmente prevale ancora la paura, una paura che, però, non li fermerà dal tornare a lavorare lì, in via Annunziata.

Saviano vs de Magistris

camorra
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Impossibile sfuggire, anche in questa occasione, al dibattito che sta imperversando in questi giorni, generato dalle dichiarazioni di Roberto Saviano sull’operato del sindaco di Napoli e sulla città in generale.

Oltre ai cartelli con lo slogan “Saviano magnete ‘n’emozione”, molti degli interventi hanno fatto riferimento alle narrazioni tossiche di certi intellettuali prezzolati sulla città.

Particolarmente approfondito il commento di Antonio de La Comune:

“Una delle cose che Saviano non comprende, secondo me, è che lui se la prende solo col male, dicendo che è solo frutto di un processo sociale, perchè la gente di camorra non ha prospettive. Ma come si spiega, allora, che ci sono molti poveri che si uniscono e lottano in maniera solidale?

I primi a lottare contro i camorristi sono stati gli uomini del movimento operaio, quindi basta con l’equazione “sono poveri quindi sono criminali”, delegando allo Stato le soluzioni.

Su questo, poi, ci dispiace la risposta del sindaco de Magistris è deludente. Sappiamo che sull’immigrazione ha fatto un po’ meglio degli altri, ma dire che non c’è un’emergenza quando Antonello Sannino dell’Arcigay viene aggredito da una banda di bambini che rischiano di lanciarlo; dirlo quando Carla Caiazzo viene bruciata viva perché c’è la pena di morte per le donne che si ribellano alla violenza patriarcale, significa fare un gioco politico invece di trovare una soluzione positiva per tutti”.

La conclusione del suo discorso, in cui ha riportato le parole di un amico, sono poi le conclusioni di tutti quelli che ieri e ogni giorno scendono in piazza e ci provano e ci credono in questa lotta dei cittadini napoletani alla camorra:

“Io non mi voglio arrendere a questo schifo perché altrimenti ti chiedono di essere collusi, di far finta che tocchi a qualcun altro pensarci. Ma non è così. Il compito è di tutti.

Desire Rosaria Nacarlo