Lo scorso 10 gennaio, si è svolta presso l’Ospedale San Gennaro un’assemblea popolare che ha riunito i lavoratori della struttura ospedaliera ed il Comitato del presidio permanente attuato dai cittadini nell’ottobre 2016. Anche lavoratori provenienti da altri ospedali hanno partecipato all’assemblea.

“Dal Presidio permanente del San Gennaro un messaggio di solidarietà ai lavoratori dell’Ospedale di Nola e la proposta di aprire una vertenza regionale sulla salute. La discussione si è aperta sul progetto di riconversione dell’ospedale e sul cronoprogramma; quindi lo scandalo Nola che ha fatto imbufalire il governatore per la pessima figura della giunta ma che era già nelle nostre denunce, nei documenti della Rete, nelle nostre assemblee. Per decisione unanime si ripropone di portare la solidarietà agli ospedalieri di Nola costretti a lavorare in condizioni da ospedali di guerra per le politiche dei tagli e la latitanza del territorio. Altra area critica che richiede un intervento di denuncia è l’oncologia, l’assenza di una rete oncologica regionale che sia davvero all’altezza della situazione campana. Nei prossimi giorni usciranno i documenti e il lancio di una iniziativa in un ospedale simbolo della difficile situazione cittadina”.

Questi, dunque, i temi trattati, con tre questioni fondamentali sulle quali si è riflettuto: il passaggio da 12 a 24 ore dello PSAUT (Servizi di Assistenza ed Urgenza Territoriale Potenziati, e cioè postazioni fisse di primo soccorso territoriale) attivo al San Gennaro, per offrire un servizio realmente completo ed efficiente; l’ideazione di un progetto concreto (in relazione al cronoprogramma presentato in questi giorni dal direttore del polo ospedaliero) per stabilire quali saranno i servizi che andranno ripristinati al San Gennaro; la definizione degli usi degli spazi rimasti spogli all’interno dell’ospedale in seguito alla recente ristrutturazione.

L’obiettivo di comitato e lavoratori è quindi di stabilire al San Gennaro sì un presidio di legalità, ma anche di eccellenza, in opposizione alla malasanità che si registra da tempo in Campania.

Tra i problemi più impellenti messi in evidenza all’assemblea appare chiara la mancanza del personale medico necessario e di strumentazioni adeguate. Un primo passo in direzione dei cittadini sarebbe lo sblocco delle assunzioni, condizione ormai ventennale, che permetterebbe anche l’apertura dei nuovi poli ospedalieri già esistenti ma ancora chiusi proprio per mancanza di organico.

“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. […]”

Questo è quanto dice l’articolo 32 della Costituzione, che dovrebbe difendere il diritto alla salute, eppure la situazione in Campania (ma anche in altre zone del paese) presenta lacune sempre maggiori e la malasanità è ormai all’ordine del giorno. Ciò di cui questo territorio ha bisogno è una decisa e coraggiosa presa di posizione dei cittadini, tutti, per far valere un diritto fondamentale che, a tutti gli effetti, oggi non è garantito. Una riorganizzazione a tutto tondo del sistema sanitario sarebbe la soluzione più adeguata per contrastare una privatizzazione della salute che ha già preso il via. Ma partire dal basso appare, in quest’ottica, fondamentale: la creazione di comitati di cittadini e lavoratori nel territorio napoletano e campano permetterebbe la formazione di un pensiero più collettivo, volto all’ideazione e concretizzazione di un nuovo piano sanitario regionale.

Marta Buono