Il 30 maggio 2016, le Camere africane straordinarie (CAE), il tribunale speciale istituito ed entrato in funzione in seguito a un accordo tra Senegal e Unione Africana, hanno condannato per crimini di guerra, crimini contro l’umanità, torture e violenze sessuali, l’ex dittatore del Ciad Hissène Habré. A 6 mesi dalla sentenza, lunedì 9 gennaio è iniziato a Dakar il processo d’appello, dove il “Pinochet africano”, attraverso i suoi avvocati, ha contestato la legittimità della condanna.

Dunque, dopo la storica conclusione del primo processo a carico di un leader di Stato africano all’interno del Continente nero, i giochi si riaprono con Habré alla carica contro la giustizia africana.

La difesa ha chiesto l’annullamento della sentenza, sostenendo che essa sia avvenuta in seguito a numerosi vizi procedurali, che avrebbero inficiato il corso del processo e violato i diritti dell’imputato. «Siamo stati motivati a fare appello per le violazioni della legge e dei diritti difensivi e per gli errori procedurali». Gli avvocati contestano anche la regolarità della funzione in carica di uno dei quattro giudici, che non avrebbe soddisfatto i criteri necessari per svolgere il suo ruolo.

Habré, considerato l’«orchestratore della repressione nel Ciad, dove impunità e terrore dettavano legge», non ha mai ritenuto legittimi i poteri della Camere straordinarie che, oltre all’ergastolo, lo hanno condannato a un risarcimento pari a $ 33.000 (£ 27.000) per ciascuna delle vittime dei rastrellamenti e per i sopravvissuti alle sue persecuzioni. Gli avvocati delle famiglie coinvolte, che si sono costituite parte civile insieme alle associazioni per i diritti umani, denunciano la strumentalizzazione della difesa a favore di un criminale internazionale come Habré.

Negli anni della sua presidenza, tra il 1982 e il 1990, Habré ha costruito il suo personale regime di violenza, torturando e uccidendo migliaia di ciadisti attraverso la Direzione di Documentazione e Sicurezza, polizia politica e organo principale di repressione governativa. Human Right Watch, che si è occupato del caso a partire dal 1999, ha calcolato un totale di circa 40 mila omicidi politici e 200 mila casi di tortura.

Fuggito in Senegal nel 1990 dopo il colpo stato che ha portato al potere Idriss Déby Itno, attuale presidente del Ciad, Habré è stato condannato solo dopo 26 anni di esilio, grazie al quale è riuscito a sfuggire alla giustizia. Soltanto lo sforzo dei militanti per i diritti umani e delle associazioni per le vittime della dittatura ha portato alla storica sentenza di maggio, giunta per la prima volta senza l’intervento dell’Aia.

Rosa Uliassi