La petizione online parte dal comitato “Vallo a difendere“, e sarà inoltrata al Presidente del Consiglio Regionale della Campania. Approfondiamo la vicenda con il professor Roberto De Luca.

È dal comitato “Vallo a difendere” che nasce l’idea di lanciare una petizione online nella quale i cittadini firmatari potranno richiedere alla Regione Campania un parere negativo circa l’istanza di permesso di ricerca di idrocarburi in terraferma. La richiesta, denominata “Monte Cavallo” verrà inoltrata da Shell Italia E&P S.p.A. al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

Chiunque volesse firmare oppure raccogliere maggiori informazioni riguardo la petizione, può farlo cliccando qui.

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Un argomento delicato, quello delle trivellazioni, che però da sempre tocca da vicino le sorti del territorio valdianese.

Per capirne di più circa l’istanza ”Monte Cavallo”, ci è venuto in aiuto il Professor Roberto De Luca, ricercatore e docente di Fisica presso l’Università degli Studi di Salerno e responsabile del Codacons Vallo di Diano, da sempre impegnato su questo fronte, a cui abbiamo sottoposto quattro semplici interrogativi di vitale importanza per comprendere quanto graverebbe al territorio un’operazione del genere, e per definire quali sono le prospettive di sviluppo ecosostenibile del Vallo.

Nello specifico, come e perché l’operazione “Monte Cavallo” potrebbe assumere risvolti dannosi per la vita dei cittadini del Vallo di Diano?

“Se fosse concessa la possibilità di effettuare ricerche di idrocaburi sul nostro territorio a Shell Italia S.p.A., saremmo già a un passo dalle prime ricadute negative. Infatti, se questa possibilità venisse concessa dalla Regione Campania e dal Ministero dell’Ambiente, alcuni siti del nostro Vallo, nei paesi ricadenti nell’area individuata dall’istanza “Monte Cavallo”, dovrebbero essere dedicati a tale scopo. Ma cosa succederà poi, se la Shell Italia S.p.A. dovesse decidere di estrarre petrolio dal nostro territorio, ritenendo questa attività “economicamente vantaggiosa”? In questa sciagurata ipotesi, in tutta onestà, non credo di poter rispondere esaurientemente, non essendo io stesso un geologo. Tuttavia, cercherò di comprendere, insieme al lettore, quello che potrebbe accadere alla vita di ciascuno di noi. Con le perforazioni a profondità di alcune migliaia di metri siamo certi che l’acquifero carsico dei monti della Maddalena non sarebbe definitivamente compromesso? Perché il rischio è che la nostra acqua, che – emunta sul posto – adesso paghiamo a caro prezzo a una ditta di Vallo della Lucania, potrebbe non essere più quella che oggi conosciamo. E che dire della qualità dell’aria? E cosa dell’integrità del suolo? In questi due ultimi casi dovremmo sentire un chimico industriale per poter essere completamente informati su quanti e quali siano i prodotti di estrazione, sia liquidi sia gassosi, e su come essi dovrebbero essere smaltiti. Di certo, per quello che sappiamo dalla vicina Val d’Agri, la faccenda in sé è alquanto “sporca” e le nostre vite saranno ancora più esposte alla lordura”.

In un’ottica di economia ecosostenibile, considerando le peculiarità del territorio, quale potrebbe essere l’alternativa alle trivellazioni?

“Rispondo alla domanda, pur essendo – in un certo qual modo – in conflitto di interessi. Da qualche anno, infatti, oltre alle attività didattiche che vado svolgendo presso l’Università degli Studi di Salerno, mi sono interessato di sistemi innovativi di produzione di energia da fonti rinnovabili. Questi studi hanno prodotto due brevetti (tutto è ben documentato dal mio CV reperibile sul sito ufficiale di UNISA). Da qualche tempo, infine, svolgo attività didattica, nell’ambito del Progetto di Lauree Scientifiche, proprio sui temi legati alle energie rinnovabili. E il sogno che coltivo da anni è quello di un “Vallo intelligente”. Mi spiego. Una città intelligente, o “smart city”, è un complesso urbano nel quale viene prodotta energia elettrica “distribuita” attraverso energia solare, eolica, idrica, geotermica, etc.; in altre parole, ogni abitazione non deve essere vista solo come unità di consumo, ma anche come unità produttiva di energia. Pertanto, la figura del consumatore di energia nel futuro sarà sostituita da quella del “prosumatore”, ossia, produttore e consumatore insieme. Naturalmente, perché sia possibile definire – in questa nuova accezione – una città, o una comunità, “intelligente”, vi è bisogno che il trasferimento di energia sulla rete avvenga in modo rapido ed efficiente.
Per realizzare questo “sogno” vi sarebbe bisogno di una nuova politica e di una classe dirigente all’altezza delle sfide che attendono l’Umanità. Non necessariamente scienziati, o tecnocrati, persone competenti e oneste che intendano la politica come servizio alla collettività. Amministrare un piccolo paese è cosa diversa (e forse non meno difficile) del governo di un’intera Nazione. Eppure, dalla qualità della classe politica locale dipende la fortuna dell’intera Nazione: una pletora di persone inadatte nelle amministrazioni delle città fa fiorire mostri a più teste anche nel posto più sacro del potere politico: il Parlamento. Una maggioranza di persone oneste e dedite al bene comune promuove a propria rappresentanza esponenti politici con le stesse attitudini”.

Quale vantaggio ha sortito il territorio rispetto alle nomine del Presidente del Parco Nazionale del Cilento e degli Alburni Tommaso Pellegrino (già sindaco di Sassano) e dell’Assessore al turismo Corrado Matera?

“Le rispondo come cittadino: forse i risultati si vedranno col tempo. Naturalmente, ci si deve augurare che i risultati siano ben diversi da quanto queste stesse persone hanno saputo esprimere a livello locale. Le faccio solo un esempio: entrambi i rappresentati menzionati sono stati (o sono tuttora) amministratori locali. Il primo, eletto con una lista unica, vede sul territorio da lui stesso amministrato una zona industriale coesistere con un sito di elevato pregio ambientale, denominato Boschetto Paleopalustre. Per Teggiano è lo stesso: una zona PIP insiste a pochi metri dall’Areale della Cicogna, altro sito di particolare pregio ambientale riconosciuto tale dalla Carta di Destinazione d’Uso del Territorio (redatta e approvata dalla Comunità Montana nel 2003). Così, mentre altrove sosteniamo l’importanza della salubrità dell’ambiente, localmente facciamo sorgere le aree industriali come funghi, una per ogni paese, correndo il rischio di vedere sorgere (vedi caso di Sant’Arsenio con la richiesta di ben sei lotti della locale zona PIP da parte della Biometano Salernitana Srl) industrie che non sono in perfetta sintonia con la vocazione agricola e turistica del territorio. Non che le persone menzionate nella domanda siano fautrici di tali illogiche scelte. Le stesse, tuttavia, non hanno mai mosso un dito, quando avrebbero dovuto, affinché queste stesse scelte non fossero fatte da altri”.

Vallo Cosa auspica, da un punto di vista prettamente ambientale, per il futuro del Vallo?

“Questa è una domanda piacevole e impegnativa allo stesso tempo, perché è gradevole ma non semplice immaginare il futuro. In questi momenti siamo pervasi da un sottile pessimismo, che però ci dà forza per continuare a combattere per la preservazione dei beni ambientali. E per il nostro comprensorio, appetito dalle multinazionali del petrolio, aggredito dal cemento selvaggio di vari (piccoli e grandi) ecomostri, teatro di sversamenti periodici di rifiuti, bisogna lottare con forza anche contro l’abbandono di una singola cicca per strada. Cominciare a recuperare tutta la bellezza originaria, con la cura di cui erano capaci i nostri nonni. Oggi sarebbe meno faticoso, se solo volessimo rendere questa valle uno scrigno di bellezze autentiche, perché abbiamo tecnologie avanzate, mezzi e metodi potentissimi per affrontare qualsiasi criticità e qualsiasi intrapresa. Perché non si è fatto nulla ancora? Forse perché il cemento, nel Boschetto Paleopalustre, potesse scorrere anche là dove resisteva l’ultima testimonianza di macchia paludosa, dove abitavano a frotte le taccole, le beccacce, le anatre e dove, nei periodi migratori, trovavano ostello gli aironi cinerini?

E perché non gestire il ciclo idrico attraverso un’azienda pubblica locale a statuto speciale che serva tutti i Comuni del comprensorio, invece di farci vendere la nostra stessa acqua da una ditta di Vallo della Lucania? Per fare questo dobbiamo necessariamente rinunciare al sacco della vallata, portato avanti finora con determinazione scientifica. In questo modo, puntando sulla valorizzazione ambientale e dando un forte impulso all’agricoltura di qualità e alla zootecnia tradizionale, potremo ancora sperare di offrire un futuro al nostro territorio. E non per questo bisogna pensare solo alla filiera agricola e pastorale tradizionale, perché bisognerà allargare lo sguardo su di un più vasto indotto, che va dall’allevamento ittico in acqua dolce alla ristorazione, alla ricreazione e allo sport. Per le attività ricreative, poi, non ci si deve limitare a incentivare la pesca, ma si dovranno allestire dei siti per il “bird watching” (l’osservazione degli uccelli nel loro habitat naturale) e altri per l’escursionismo. Per quanto riguarda lo sport, nei nostri corsi d’acqua si potrebbe praticare la canoa e, a ridosso delle sponde, il ciclismo, la marcia e tante altre discipline “outdoor”.

Eppure, l’attuale abbandono delle attività agricole da parte delle giovani generazioni sta lasciando campo libero alla speculazione e ora è urgente accoppiare queste stesse attività tradizionali ad altre più attuali e innovative. E, per concludere, vorrei aggiungere che un futuro possibile per il Vallo di Diano potrebbe essere solo dato dal connubio, ipotizzato tempo fa, tra natura e cultura, laddove di quest’ultima sapremo tutti nutrirci anche per saper difendere la prima“.

Giuseppe Luisi