WhatsHappening: la rassegna settimanale di geopolitica

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Cari lettori, bentornati all’appuntamento settimanale con WhatsHappening, la rubrica di geopolitica di Libero Pensiero. Ecco la rassegna di questa settimana:

GAMBIA: L’EX PRESIDENTE JAMMEH ANNUNCIA CHE RIMARRÀ AL POTERE FINO A MAGGIO

Crisi di potere in Gambia: il presidente uscente Yahya Jammeh, al potere dal ’96 con il suo partito – Alleanza Patriottica per il Riorientamento e la Costruzione – rifiuta di lasciare il proprio posto, il cui mandato scade il 19 gennaio, e chiama nuove elezioni. Lo scorso dicembre, infatti, si sono tenute le elezioni per eleggere il presidente del paese e ne è uscito vincitore, con grande sconcerto di Jammeh, il suo oppositore Adama Barrow, appartenente all’area del centro-destra. Dopo aver inizialmente accettato la sconfitta, Jammeh ha chiesto che le elezioni vengano annullate e che si ripetano in maniera più trasparente ed esaminate da una commissione imparziale. Così Yahya Jammeh annuncia che rimarrà al potere fino a maggio, quando presso la Corte Suprema si terrà l’udienza che deciderà se accettare o no il risultato elettorale. Allo stesso tempo, Adama Barrow dichiara che inaugurerà il proprio mandato presidenziale secondo i tempi stabiliti. La situazione, inoltre, è resa incandescente dal punto di vista militare: da una parte, l’esercito ha giurato fedeltà a Jammeh, dall’altra l’ECOWAS (Comunità Economica degli Stati Africani dell’Ovest) ha mandato l’allerta alle truppe nel caso l’ex presidente non voglia abbandonare la poltrona presidenziale. «Una dichiarazione di guerra», nell’opinione del fondatore dell’APRC. Nel frattempo, numerosi cittadini e politici si sono spostati al di fuori del paese temendo possibili disordini o giri di vite nel paese.

ACCORDO DI COOPERAZIONE TAIWAN-GUATEMALA

Promette sviluppi piuttosto positivi, per l’economica della piccola nazione centroamericana, la visita della Presidente di Taiwan Tsai Ing-wen in Guatemala. Nell’ambito di un tour che ha portato il Capo dello Stato asiatico in visita nella regione e che si concluderà negli Stati Uniti, Tsai Ing-wen ha voluto dedicare particolare attenzione proprio al Guatemala, in cui ha sostato due giorni per dedicarsi a importanti incontri al vertice con il Presidente Jimmy Morales. «L’amicizia tra Taiwan e Guatemala è solida e salda tanto dal punto di vista della cooperazione economica, quanto nei principi e nei valori», ha dichiarato la Presidente; dal canto loro, le autorità guatemalteche sperano che questo tipo di cooperazione costituisca il volano di importanti investimenti asiatici nel paese, allo scopo soprattutto di svilupparne la rete infrastrutturale. Come illustrato dalla stessa Tsai Ing-wen durante il discorso al Parlamento di Città del Guatemala, Taiwan finanzierà, per cominciare, il completamento di un’importante arteria autostradale; successivamente, ci si concentrerà sullo sviluppo delle reti di comunicazione digitale. Da parte sua, il Presidente del Congresso del Guatemala Taracena ha definito «cooperazione che guarda allo sviluppo reciproco» le relazioni tra il suo Paese e lo Stato insulare asiatico. Una scelta politica e diplomatica importante per il Guatemala, quella dell’intensificazione delle relazioni con Taiwan, che pone sicuramente un freno alla penetrazione dei capitali della Cina nella regione, in favore di quelli dello storicamente scomodo dirimpettaio di Pechino, da sempre in orbita statunitense.

FRANCIA: AL VIA LE PRIMARIE DEI SOCIALISTI

È partita la campagna elettorale per le primarie della sinistra francese in vista delle presidenziali 2017. La sera del 12 gennaio i sette candidati hanno preso parte al primo dei tre dibattiti televisivi previsti prima del voto del 22 gennaio, quando si svolgerà il primo turno elettorale per decidere chi sarà l’esponente socialista a sfidare, alle elezioni del 23 aprile, Marine Le Pen, leader del Front National, e François Fillon, repubblicano ed ex Primo Ministro nell’era Sarkozy. Oltre a Manuel Valls, ex Primo Ministro nell’esecutivo Hollande e dato per favorito, al voto andranno anche tre ex ministri, Arnaud Montebourg, Vincent Peillon e Benoît Hamon, la leader del Partito radicale di sinistra e unico nome femminile in gioco, Sylvia Pinel, e gli ecologisti François de Rugy e Jean-Luc Bennahmias. L’avversario più temuto da Valls, candidato più criticato durante il dibattito a causa della sua stretta collaborazione con il governo uscente, è Montebourg, ex Ministro dell’Economia. I prossimi appuntamenti sono fissati il 15 e il 19 gennaio, mentre lo scontro finale prima del ballottaggio tra i due vincitori del primo turno sarà il 25 gennaio, tre giorni dopo il voto.

LA TURCHIA VERSO IL PRESIDENZIALISMO

Il partito del presidente Erdoğan, il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP), ha presentato un progetto di revisione costituzionale che andrebbe a intervenire su diciotto articoli della Costituzione turca. La riforma, se approvata, rafforzerebbe i poteri spettanti al Presidente della Repubblica. L’esame in Parlamento, in corso da lunedì 9 gennaio, ha registrato dissensi e accuse da parte del Partito Popolare Repubblicano (CHP) – primo partito di opposizione nonché maggiore rappresentanza laica della nazione – e del Partito Democratico dei Popoli (HDP) – i filo-curdi che dal tentato golpe ad oggi hanno dovuto confrontarsi con la diffidenza di Erdoğan nei loro riguardi. Nella giornata di giovedì 12 gennaio l’aula parlamentare è stata inoltre palcoscenico di una rissa: i deputati CHP hanno difatti accusato i deputati AKP di violare lo scrutinio segreto, la situazione è poi degenerata. In precedenza, vi erano state delle proteste contro la riforma dinanzi alla sede parlamentare. Nonostante i dissapori, sono stati approvati otto articoli e la discussione procede. Se approvata, la riforma sarà sottoposta a referendum. Qualora i dissidi tra gruppi politici dovessero divenire problematici ai fini della revisione costituzionale, Erdoğan ha avanzato l’ipotesi di elezioni anticipate: «se il Parlamento non riuscisse più a lavorare, allora potrebbero esserci».

FIAT-CHRYSLER NEI GUAI PER UN PRESUNTO MASCHERAMENTO DEI VALORI INQUINANTI

104.000 modelli diesel prodotti dal gruppo Fiat-Chrysler potrebbero essere stati modificati illegalmente dall’azienda per garantire minori emissioni di ossido di azoto, così da non sforare il tetto previsto dalla legge. Lo ha comunicato Cynthia Giles, una dirigente dell’EPA, con una nota diffusa venerdì, e i modelli sospettati sono Jeep Gran Cherokee e Dodge Ram. La FCA avrebbe violato la legge dal 2014 al 2016, installando un software che ingannevolmente mostrava tassi d’inquinamento falsi e sottostimati, sia al momento dei test che della vendita. Marchionne ha proclamato l’innocenza della sua azienda di fronte alle telecamere di tutto il mondo, dichiarando di non aver fatto nulla di illegale. La presunzione di innocenza però in borsa non esiste ed il valore dei titoli di FCA è sprofondato, perdendo quasi il 20% del loro valore. Una vera tragedia, da chiarire il prima possibile nell’aula di un tribunale. Gli accertamenti delle autorità americane dall’altro lato comportano anche la possibilità di una condanna definitiva. In tal caso una violazione delle soglie imposte dal Clean Air Act potrebbe voler dire una multa di circa 4,6 miliardi per FCA, 44.539 dollari per ognuna delle 104.000 vetture coinvolte.

Hanno collaborato: Rosa Ciglio, Elisabetta Elia, Ludovico Maremonti, Valerio Santori, Rosa Uliassi