Cinefili e curiosi, armatevi; il sottopasso di piazza Re Enzo, ancora per poco, ospiterà la mostra in onore dei trent’anni del Cinema Ritrovato. Protagonisti indiscussi i fratelli Lumière e le loro invenzioni.

Imboccato il cunicolo, l’atmosfera si fa ottocentesca, i colori si attenuano e un grande schermo in bianco e nero chiarisce il contesto: in proiezione uno dei dieci film che fecero la storia, che fecero il cinema. L’atto di nascita porta la data del 28 dicembre 1895 e al  Salone Indien del Gran Café del Boulevard des Capucines a Parigi, quando i fratelli Lumière proposero la visione di una decina di filmati creati nell’arco dell’anno corrente. Così faceva trionfalmente la propria entrata in società, il prodotto cinematografico.

Metodo, bravura e consapevolezza resero celebre il primo filmato, la Sortie d’usine, e resero intramontabili le oltre 1400 vedute postume; immagini scorrevoli, inquadrature impeccabili, primi squarci di quotidianità fecero dunque dei Lumière una leggenda.

Se un giorno venissi a sapere che prima della serata del 28 dicembre 1895 al Gran Café qualcuno aveva già potuto dire: “Sono stato al cinema”, sarei io il primo a rendere omaggio all’inventore della macchina capace di motivare una simile affermazione. Ma fino ad allora, ed in piena serenità d’animo, credo di potermi considerare, nel campo dell’industria cinematografica, come..diciamo così, il primo venuto.

{Louis Lumière}

E oltre la grande invenzione del Cinematografo, ad opera di Louis, cosa?

Proprio lui a soli diciassette aveva messo a punto l’immagine istantanea, la nota Etiquette Bleue, gettando le fondamenta per gli studi sulle immagini in movimento. Sarà sempre la firma dei Lumière ad accompagnare la prime foto a colori, le lastre Autochromes, il cui brevetto fu registrato nel 1903; così come la proiezione a 360°, grazie alla macchina Photorama brevettata nel 1900,che terrà alto il nome della nota società.

Gli studi su macchinari che ricreino l’illusione del movimento, catturato in un’immagine, si intensificarono proprio nel secolo XIX. Strumenti come il taumatropio, fenachistoscopio, zootropio e prassinoscopio appartengono dunque alla fase dell’archeologia del cinema, con il preciso compito di animare stampe e disegni. Sarà proprio grazie a questi risultati che Marey, Muybridge ed Edison  riusciranno a creare nuovi apparecchi con la capacità di catturare il movimento e a gestire in seguito la velocità di scorrimento delle immagini. Un noto esemplare è il Kinetoscopio (1894) di Edison, a scorrimento continuo e circolare dell’immagine. Momento decisivo di tale escalation resta, in ogni caso, la costruzione del primo Cinematografo, ad opera dei Lumière nel 1895, un chiaro risultato dell’assorbimento delle vittorie precedenti nel campo.

Fin dalle prime proiezioni, numerose furono le proposte di acquisto ma i Lumière rifiutarono ogni offerta per preservare la loro invenzione e si adoperarono affinché fosse superata ogni concorrenza e la società, allora emergente, mantenesse qualità e gloria. Il sistema di distribuzione prevedeva l’esclusiva per alcuni concessionari di proiezioni cinematografiche in cambio di una percentuale sugli incassi. Venivano concessi in prestito un Cinematografo e i film; le operazioni avvenivano tramite intercessione di tecnici specializzati. I collaboratori infatti venivano selezionati durante concorsi e sottoposti ad un periodo di apprendistato, sotto la supervisione di Louis Lumière.

Uno dei più noti operatori della società fu Gabriel Veyre, la cui collaborazione con i fratelli Lumière vanta più di 70 film tra cui grandi pellicole come Le Village de Namo, girato in Vietnam e Duel au pistolet, girato in Messico. Con il suo Cinematografo, Gabriel aveva viaggiato per il mondo promuovendo il prodotto e organizzando proiezioni in diverse capitali, ottenendo un enorme successo specialmente in America Latina.

Sfortunatamente l’80% del cinema muto è andato perduto. Louis Lumière riuscì a conservare la sua intera opera a Lione, dapprima nello chateau di famiglia, poi depositando tutto nel 1946 presso la Cinémathèque Française. Il patrimonio cinematografico dei Lumière fu riorganizzato quasi integralmente nell’Institut Lumière, creato tra 1982 e il 1983. Sotto pressione del nipote di Louis, venne promossa una prima catalogazione nel 1991 e tutt’oggi è in corso la seconda, iniziata nel 2014. La curatrice, Béatrice de Pastre, ha confermato che il numero esatto di film da poter attribuire alla Société Lumière è di 1422, girati tra il 1895 e il 1905.

1422 film che costituiscono il cuore del patrimonio posseduto nei primi archivi animati del XX secolo. Scene provenienti da ogni parte del mondo, squarci di vite note, occhiate alla storia e sguardi di quotidianità che abbracciano individui di ogni età e condizione sociale.

Una prima grande panoramica sulla vita che torna a Bologna, dopo il grande esordio nel 1896 a Teatro Brunetti (ora Duse), a soli otto mesi dalla prima grande proiezione parigina. Lasciatevi affascinare.

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Pamela Valerio

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