La parola Solidarietà (Solidarność) torna di moda in Polonia e lo fa proprio nella Capitale Europea della Cultura 2016. A Breslavia, infatti, dopo che diverse città del paese sono state teatro di attacchi a kebabberie, parte della popolazione si è riunita in segno di solidarietà.

Quattro kebbaberie sono state attaccate dall’inizio anno. Gazeta Wyborcza riporta che, nonostante sembra che gli attacchi siano stati una reazione alla morte di un ragazzo polacco per mano di un tunisino, di fatto il primo degli attacchi ha avuto luogo la stessa notte di capodanno, quando ancora nessuno sapeva dell’incidente di Ełk.

L’ultimo dell’anno, un ragazzo polacco avrebbe rubato delle bottiglie di coca cola dal “Prince Kebab” – questo il nome del locale – di Ełk e il proprietario di origini algerine e un dipendente tunisino lo avrebbero inseguito per strada. Lì, il tunisino lo avrebbe accoltellato tre volte.

I problemi sono cominciati con una veglia in onore della vittima, presto degenerata in violenza, come testimonia questo video.

Incidenti simili sono avvenuti a Ozorków e a Breslavia. In quest’ultima città, secondo quanto riporta Wrocław Uncut, due kebab-shop sono stati attaccati nel giro di 24 ore. Il sindaco di Breslavia però, Rafał Dutkiewicz, ha espresso su Facebook il proprio disappunto. «Sottolineo quello che ho detto molte volte», ha scritto Dutkiewicz il 4 gennaio, continuando: «Sono contro comportamenti razzisti e xenofobi nella nostra città! Voglio che tutti a Breslavia si sentano al sicuro, a prescindere dal paese di provenienza».

La vera reazione di solidarietà, però, è arrivata dai cittadini. Questo giovedì, infatti, si sono riuniti nella piazza principale in segno di solidarietà. Ma già prima, come riporta Gazeta Wyborcza, un gruppo di donne aveva organizzato una raccolta fondi per riparare i danni causati dai vandalismi. Un altro flash-mob prevedeva di incontrarsi, dimostrare e poi andare a mangiare in un ristorante straniero nelle vicinanze.

Se la situazione resta piuttosto tesa, specie dopo i fatti di Ełk (ma anche indipendentemente da questi), simili gesti di solidarietà non possono che aiutare a distendere il clima e, come hanno scritto gli organizzatori della protesta di giovedì sulla pagina dell’evento, a «dimostrare che la Polonia può essere un paese amichevole e aperto alla gente di qualsiasi nazionalità».

Luca Ventura