Arrivano dalla Turchia le ultimissime notizie riguardanti i due leader HDP, Selahattin Demirtaş e Figen Yuksekdag, arrestati lo scorso novembre e da allora detenuti in due carceri di massima sicurezza. Per i due politici sarebbero stati chiesti 142 (per Demirtaş) e 83 (per Yuksekdag) anni di carcere.

La news arriva appena un mese dopo la notizia delle preoccupanti condizioni di salute di Selahattin Demirtaş, che aveva sollevato la problematica delle condizioni di detenzione dei due leader HDP. Immediata la richiesta, da parte dei legali dei due, di rinvio al giudizio. A darne la notizia in primo luogo sono i social, Twitter in particolar modo: dalla pagina Turkey Untold alla AFP News Agency, fino al giornalista italiano Alberto Tetta, freelance che da dieci anni vive a Istanbul.

Demirtaş

A ridosso del fatto, Demirtaş ha affermato: «Mi stanno punendo perché ho osato oppormi al tentativo del presidente Recep Tayyip Erdoğan di creare un sistema presidenzialista».

L’accusa presentata nei confronti dei due leader HDP, al momento dell’arresto, era quella di terrorismo, essendo l’HDP (Partito Democratico dei Popoli) un partito filo-curdo considerato dalla Turchia il braccio legale del PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan). Nello stesso giorno erano stati arrestati altri 11 deputati dell’HDP, in un’operazione che da molti è stata definita contro ogni stato di diritto. Allo stesso modo potrebbe colpire la richiesta di 142 e 83 anni di carcere, praticamente equivalenti all’ergastolo. Si fa sempre più avanti l’idea di una dittatura mascherata da democrazia, in cui anche la magistratura – soprattutto dopo l’epurazione post golpe – fatica a mantenere la propria imparzialità.

Il fatto accade a ridosso di un altro avvenimento, che questa volta riguarda un avvocato italiano. Alcuni giorni fa, l’avvocato Barbara Spinelli, attivista per i diritti umani e in più osservatrice internazionale nei tribunali turchi, è stata impossibilitata a entrare in Turchia, dove si era recata per un convegno ad Ankara sulla tutela dei diritti della difesa nei processi giudiziari, e da quest’ultima espulsa perché considerata persona indesiderata.

Elisabetta Elia