Un tempo la Germania era vista come una terra aperta al diverso e al nuovo, nonché tra i più ospitali dei Paesi europei. Oggigiorno non sembrerebbe possibile affermare altrettanto.

La sempre maggiore ondata migratoria dei richiedenti asilo verso terre europee, accompagnata dall’ombra del terrorismo scatenata dai numerosi attacchi rivendicati dall’ISIS, ha di fatto scatenato la diffidenza che ormai caratterizza la politica d’integrazione tedesca.

Nel 2015 la Merkel si era proposta di non porre limiti all’accoglienza dei migranti. Si stimano, infatti, 745.545 richieste d’asilo pervenute al ministero degli interni tedesco nel corso del 2016.

Scavando a fondo, però, sorge un dubbio riguardo a quanti migranti siano stati effettivamente in grado di ricevere tale asilo o addirittura varcare il suolo tedesco.
In effetti, da un lato, sin da quando l’UE e la Turchia hanno stretto un accordo per la gestione dell’arrivo dei migranti provenienti dalla Grecia, la Germania sembra aver registrato un calo nel numero di arrivi (come dimostrato da Frank Laczko, direttore dell’analisi dei dati per l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni). Dall’altro, sono aumentati i rifiuti di concessione d’asilo così come il numero di migranti rimandati al proprio Paese d’origine.

Una spiegazione a tale repentino “cambio di rotta” è sicuramente il mutamento nell’opinione pubblica rispetto ai migranti in seguito agli attacchi terroristici che hanno colpito la Germania nell’ultimo periodo, in corrispondenza delle imminenti elezioni.

I leader, di fatto, vogliono «provare di avere idee che siano in grado di risolvere la situazione», come spiega l’esperto di migrazioni della Münster University Dietrich Thänhardt.

In corrispondenza di ciò, si è notato un progressivo irrigidimento del governo tedesco sull’argomento immigrazioni, soprattutto a partire dalla notte di San Silvestro. Dirk Schümer ne parla come terribile non solo per la violenza dell’atto compiuto, ma anche e soprattutto poiché i dibattiti scaturiti a riguardo non sembrano aver scalfito coloro i quali si diedero appuntamento quella notte. Di essa tutto ciò che resta è il sentimento di paura che ha investito l’intero anno a seguire.

Altro avvenimento cardine si è verificato durante la notte di Natale. In riferimento a quanto accaduto, il giornalista Jasper von Altenbockum parla di un’innegabile relazione tra immigrazione, criminalità e terrore, pur non guardando all’immigrazione come causa diretta del terrore. La colpa, per lui, sarebbe da imputare ai punti deboli del diritto d’asilo e soggiorno, che equivalgono a quelli della sicurezza.

Inoltre, quanto di più grave si evince da questo attentato sono state le falle nelle misure di sicurezza europee, che hanno permesso ad Amri (questo il nome dell’attentatore) di spostarsi da Berlino verso altri Paesi, per poi terminare il suo viaggio in Italia.

A seguito dell’accaduto, Angela Merkel ha affermato, parlando al presidente tunisino Beji Caid Essebsi, «Bisogna velocizzare il processo di rimpatrio, ed aumentare il numero degli stessi».

Parlando, poi, ai membri dell’UE, ha di recente richiesto un aumento della cooperazione ai fini di migliorare il livello di sicurezza e difesa del territorio europeo. Non riferendosi esplicitamente al futuro Presidente degli USA Donald Trump, è stato chiaro il riferimento alle sue affermazioni riguardo alla possibilità di non venire in aiuto agli alleati NATO nel caso questi si trovassero sotto attacco.
Conseguentemente, l’UE, che fino ad oggi ha contato sull’appoggio degli Stati Uniti, si è vista d’accordo nell’iniziare a muovere i primi passi verso un’
espansione e riorganizzazione delle proprie forze di sicurezza e difesa.

Sul fronte interno, il ministro Thomas de Maiziere ha affermato di star lavorando sull’introduzione di una residenza obbligatoria che comporti requisiti maggiormente severi per i richiedenti asilo. Sarà più semplice, per le autorità, etichettare elettronicamente gli stranieri che possano identificarsi come potenziali minacce per la sicurezza nazionale.
Il ministro degli interni bavarese Joachim Herrmann si è spinto oltre, affermando che l’Italia e la Grecia dovrebbero essere escluse dall’area Schengen se non rispetteranno i loro obblighi nello scambio di dati riguardanti i criminali.
Ad ogni modo, la cancelliera Merkel si dimostra contraria ad alcune proposte troppo rigide, come le rinnovate pressioni riguardo a un tetto fisso sul numero di richiedenti asilo che la Germania possa accettare.

«Non è possibile separare la sicurezza con la policy d’accoglienza», afferma Stephan Mayer, legislatore tedesco spaventato dall’ondata di migranti che sta investendo il proprio Paese.

La creazione di nuovi centri di rimpatrio è una possibile soluzione ideata dal governo tedesco a riguardo. La maggiore minaccia, qui, è rappresentata dal possibile rifiuto di alcuni Paesi in via di sviluppo di riaccogliere i propri connazionali, al quale il governo risponderebbe con un taglio agli aiuti. 

Altra proposta, infine, è il riesame del passato degli oltre 1.2 milioni di richiedenti asilo già presenti sul suolo tedesco. Molto criticata per il tipo di sforzo richiesto, dubbi sorgono anche riguardo al destino dei 160,000 migranti in Germania cui è stata già rifiutata la richiesta d’asilo.

Con riferimento ai migranti, la Merkel afferma: «Chi non ha il diritto di restare, deve tornare nel proprio Paese d’origine».

Nel frattempo, una proposta di legge riguardo all’espansione della videosorveglianza in spazi pubblici e un maggiore potere alla polizia federale è stata approvata.

Ginevra Caterino

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Nata e cresciuta in Campania. Affascinata da ogni forma d'espressione personale e culturale. Attualmente studentessa di scienze politiche e relazioni internazionali indirizzo Asia-Africa. Dopo una passionale relazione con il teatro, riscopre la curiosità verso il "diverso" e decide di perdersi nella cultura araba. Con particolare attenzione per i diritti umani, approfondisce le sue conoscenze a riguardo presso la SOAS di Londra. Scrive augurandosi di poter, un giorno, dare voce a chi oggi, purtroppo, voce non ha.