L’insediamento di Trump e le condanne di Cédric Herrou e Petra Laszlo puntano i fari di questo inizio 2017 sui migranti. Accolti e soccorsi, ma molto spesso temuti, odiati, perseguitati. L’essere umano ha forse dimenticato come rapportarsi con il proprio simile?

Che la società moderna nascondesse al suo interno moltissime contraddizioni era chiaro ed evidente per tutti, ma è di fronte all’annosa questione dei migranti che queste asincronie si manifestano nel loro splendore più inquietante. Il 4 gennaio scorso il contadino e attivista Cédric Herrou si è presentato davanti alla corte del Tribunale di Nizza per difendersi dall’accusa di aver illegalmente aiutato numerosi migranti ad oltrepassare il confine franco-italiano; Herrou ha ammesso i propri crimini difendendo in modo machiavellico il proprio operato: «Se dobbiamo infrangere la legge per aiutare delle persone, facciamolo!».

L’opinione pubblica ha trasformato la sua storia in un racconto mitologico ed è stato eletto addirittura cittadino dell’anno dai lettori del Nice Matinma la sentenza che lo attende il prossimo 10 febbraio appare piuttosto scontata. Si è dichiarato colpevole ed essendo già stato accusato lo scorso anno di aver guidato un gruppo di attivisti durante l’occupazione di una struttura in disuso per ospitare circa 50 migranti, la condanna appare inevitabile. Difficile che anche questa volta se la cavi con un’archiviazione per ragioni umanitarie.

È invece di qualche giorno fa la notizia della condanna a tre anni di libertà vigilata della cameraman ungherese diventata famosa sui social per il riprovevole sgambetto al profugo siriano con in braccio il figlio. L’episodio risale al settembre 2015 e, nonostante sia passato un bel po’ di tempo e il destino del migrante e della bambina si sia felicemente concluso con l’arrivo in Spagna dove tutt’ora vivono, è chiara la sentenza. La Laszlo è stata condannata per “comportamento scorretto

Dall’altra parte del mondo, invece, il Presidente degli Stati Uniti d’America conferma le intenzioni di costruire un muro al confine con il Messico: intanto ha già ipotizzato una sorta di embargo commerciale attraverso una serie di dazi per tutte le merci importate dal Messico, tra cui le auto prodotte dalla BMW. Ai proclami e alle azioni contro i messicani è breve il passo che porta all’inasprimento delle misure di sicurezza nei confronti di tutti quelli che provengono dal Medio Oriente e da tutte le aree flagellate dal terrorismo perché «Non sappiamo chi sono, da dove vengono, cosa pensano, li terremo fuori dal Paese». Nazionalismo misto ad odio e paura, le stesse motivazioni avanzate dalla cameraman ungherese che in tribunale si è difesa proclamando di essersi sentita in pericolo e minacciata dall’arrivo in corsa di centinaia di migranti. 

Certo, migranti e migrazione non sono mai stati al centro del dibattito politico come negli ultimi mesi, ma leggere, nell’arco di pochissimi giorni, tre notizie quasi incompatibili tra loro rende evidente quanto siamo ancora in una fase incredibilmente teorica di approccio al problema. Mentre si continua a scappare da guerre, povertà, terrorismo si condanna chi accoglie e aiuta e si condanna allo stesso tempo chi osteggia, chi si mostra intransigente e brutale. La società non sembra pronta a schierarsi, se non sul web a furia di clic, e l’unica reale alternativa sembra quella di assistere passivamente alla storia: un problema che sembra non appartenerci mai in prima persona o che, lo sostiene il Presidente di una della più grandi potenze mondiali, possa essere risolto semplicemente issando un muro alto e spesso.

Eppure dopo la caduta del Muro di Berlino il mondo occidentale pareva d’accordo: niente più muri e invece eccone uno a Calais, sul confine anglo-francese, ed ecco che sul Brennero, al confine italo-austriaco, sono schierati migliaia di soldati a difesa del confine austriaco, ed ecco una barriera di filo spinato ad Idomeni in Macedonia e ancora Horgos in Serbia, Tornyiszentmiklós in Ungheria, Lesovo in Bulgaria e altri ancora. Da una parte chi è disposto ad accogliere, dall’altra che si rifiuta. Senza entrare nel merito è evidente che a rimetterci sono sempre loro: i migranti. 

Buon 2017.

Francesco Spiedo

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