La presentazione del progetto del Ministro dell’Interno, Marco Minniti, che unisce Regioni e Comuni per stabilire nuove regole inflessibili e regolamentare definitivamente l’immigrazione, è stata rimandata al 25 gennaio

Domenico Minniti, detto Marco, è stato Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega ai servizi segreti, nel Governo Letta e nel Governo Renzi. Dall’insediamento al Quirinale di Paolo Gentiloni, riveste il ruolo di Ministro dell’Interno, e in merito alla sua nomina vale la pena ricordare le parole di Massimo D’Alema, reduce dalla strenua opposizione al referendum costituzionale:

«Se il cambiamento è Minniti al posto di Alfano abbiano già perso 5 punti percentuali».

Nella realtà dei fatti, l’operato di Minniti è stato per ora più che apprezzato dal popolo italiano, soprattutto per la gestione delle scottanti tematiche sulla sicurezza e sull’immigrazione. Proprio il neo-Ministro dell’Interno, in un’intervista rilasciata a Marco Damilano su L’Espresso, dettava le sue priorità:

«Sulla sicurezza e sull’immigrazione ci giochiamo gli equilibri democratici dell’Europa. E dell’Italia. Da tempo ho un’idea: sfatare il tabù che le politiche di sicurezza siano ‘par excellence’ di destra».

Dalle parole, Marco Minniti è passato ai fatti, e ha elaborato una serie di proposte e norme per rinnovare la gestione dell’immigrazione in Italia, soprattutto ciò che concerne la burocrazia e le tempistiche che hanno il fine ultimo di distinguere i profughi, dagli irregolari. Il piano regolatore definito dal Ministro dell’Interno, la cui consultazione parlamentare doveva tenersi il 18 gennaio, prima che venisse rinviata di una settimana, prevede due sostanziali modifiche, sulle quali l’opinione pubblica si è divisa.

La prima consiste nell’introduzione di lavori socialmente utili obbligatori, che saranno uno step fondamentale per l’ottenimento dello status di rifugiato. Questa prima proposta di Minniti ha riscontrato consensi piuttosto positivi, tra i quali spicca il beneplacito della Caritas, che si è affidata alle parole del suo responsabile immigrazione, Oliviero Forti, per dare il proprio sostegno ad un tema, quello dei lavori socialmente utili, che da tempo l’organizzazione sosteneva.

Ai responsi positivi in merito a questa prima importante modifica fanno da contraltare le violente critiche, quasi unanimi, volte a contrastare la seconda proposta del Ministro Minniti: la riapertura dei CIE. L’acronimo CIE sta per Centri di Identificazione ed Espulsione, strutture dove gli immigrati irregolari vengono trattenuti prima di essere adeguatamente identificati e successivamente espulsi. Attualmente in Italia sono attivi e funzionanti quattro CIE, che ospitano 288 persone. La detenzione, per chi non possiede i documenti in regola, dopo svariati cambiamenti dal 1998 (quando i CIE sono stati creati) ad oggi, consiste in un periodo massimo di 12 mesi.

Alcuni CIE sono quindi già esistenti sulla nostra penisola, a Roma, Torino, Brindisi e Caltanissetta. La proposta del Ministro Minniti consiste nell’implementare e rendere più funzionali queste strutture, di renderne attive un numero maggiore (circa uno per regione, eccezion fatta per Molise e Valle d’Aosta per complicazioni legate ai trasferimenti), e di regolamentarne la gestione. I centri dovrebbero sorgere in strutture al di fuori dai centri cittadini, possibilmente vicino ad aeroporti, e potrebbero contenere un massimo di 100 ospiti. In ogni CIE, un garante verificherebbe la tutela dei diritti umani, il corpo di polizia si occuperebbe dell’identificazione e dei rimpatri, mentre la sicurezza sarebbe affidata ai soldati dell’antiterrorismo.

Come accennato in precedenza, le critiche in merito all’implementazione dei CIE sono state quasi unanimi e trasversali al mondo della politica. La Caritas, che si era espressa positivamente circa i lavori socialmente utili, ritiene inutile la riapertura di nuovi centri e sposta l’attenzione sugli accordi bilaterali con gli Stati africani, che sono in fase di sviluppo per agevolare i rimpatri. Il Movimento Cinque Stelle, tramite il blog di Beppe Grillo, denuncia la possibilità di infiltrazioni mafiose e incremento dell’illegalità correlata alla riapertura dei CIE, sulla quale si esprime quindi in modo decisamente contrario. All’interno dello stesso PD, partito di cui è funzionario il ministro Minniti, in risposta alle modifiche dei centri si sono sollevate numerose critiche, provenienti soprattutto dai sindaci delle grandi città (Beppe Sala a Milano e Virginio Merola a Bologna, in testa), contrari alla riapertura delle strutture.

L’unica risposta positiva, seppur velata, è provenuta dal leader della Lega Nord, Matteo Salvini, che si è arrogato la paternità di queste proposte circa la necessità di maggiore sicurezza ed espulsioni regolari, ma si è detto ugualmente disposto a votarle in Parlamento.

Il 25 gennaio, dopo la presentazione del progetto del Ministro Minniti alla commissione Affari Costituzionali, verranno definiti ulteriori dettagli.

Andrea Massera