Napoli. Si stanno raggiungendo importanti traguardi per la comunità transgender.

I primi risultati si sono ottenuti grazie al cambio nome  sul Codice Fiscale e sulla Carta di Identità. La prima ad ottenere questo diritto fondamentale è stata Alessia Cinquegrana, una ragazza di ventisette anni che ha lottato con coraggio per essere riconosciuta anche burocraticamente come donna. Lo stesso percorso burocratico lo sta affrontando anche Claudia Mavaro, grazie all’ appoggio delle istituzioni del tribunale di Napoli.

L’avvocato  Ileana Capurro si è occupata delle procedure del cambio nome di Alessia e Claudia. Essendo anche presidentessa dell’associazione ATN (Associazione Trans Napoli) lotta insieme e per loro.

Abbiamo ascoltato l’avvocato.  Durante l’intervista ci ha illustrato il quadro legislativo e la sua personale esperienza: “Già in precedenza ci sono stati interventi da parte di alcuni magistrati particolarmente illuminati sulla questione e che avevano ritenuto che questo intervento demolitivo fosse una violenza vera e propria. La legge del 1982, per quanto lasci qualche interpretazione, dice “ove richiede, il giudice autorizza”. Quindi, in realtà, il legislatore dell’ 82 aveva previsto l’ipotesi che ove non richiesto, ove non fosse sentito necessario e ove non fosse possibile farlo, perché sappiamo che non tutti possono sottoporsi ad un intervento così complicato, in quel caso andava riconosciuto direttamente il nome. Poi l’intervento della cassazione del Luglio 2015 ha definitivamente tagliato la testa al toro.”

Sull’ atteggiamento riscontrato dai giudici, l’avvocato Capurro dichiara: “Quindi, almeno i tribunali di Napoli e Napoli Nord, che sono quelli che frequento di più, lo stanno riconoscendo senza neanche dover fare una Ctu. Io porto un ricorso suffragato da due relazioni cioè quella del medico legale e quella psicologica, in cui si fa la ricostruzione della vicenda  sia degli interventi cioè sia quelli modificativi, di carattere sessuali secondarie e sia proprio dello stato psicologico della persona. Dalla narrazione dell’infanzia, delle abitudini sessuali, tutte le propensioni dei singoli componenti e loro stessa, e sulla base di un minimo di incontro in sede di udienza, i giudici hanno immediatamente percepito che, sia a Napoli sia a Napoli Nord, c’è il fondamento in questo diritto.

Continua: Ho avuto la fortuna di avere a che fare con due giudici particolarmente sensibili. Loro si sono resi conto che, aldilà  di quello che veniva scritto nel ricorso, la materia in questione è una materia calda, vivente, la vivi e la percepisci proprio sul vissuto delle persone. Per cui c’è stato anche un riavvicinamento molto sensibile, molto emotivamente partecipativo di entrambi i giudici.  A Napoli, all’interno della stessa sezione, durante una procedura, in un giudice (che si è riservato) non ho riscontrato lo stesso atteggiamento di sensibilità.”

Sull’esperienza di Alessia Cinquegrana e di Claudia Mavaro invece: “Sia per Alessia sia per Claudia c’è stato proprio l’avvicinarsi al vissuto di queste persone. Durante l’udienza il giudice ha affermato “Io divento uno strumento con il quale si riconosce un diritto che tu già hai, io non posso essere nessuno per intervenire sulla tua volontà e sul tuo sentire”. È una cosa particolarmente bella questa , hanno capito la peculiarità della materia. Nella mia esperienza dico che c’è stato un accoglimento favorevole della giurisprudenza e i tribunali stanno rispondendo anche con una partecipazione emotiva che è da sottolineare.”

Per il futuro invece, Ileana Capurro,  conclude dicendo : “Seguendo di persona queste vicende, io ritengo che ciò non dovrebbe avvenire attraverso un tribunale. Questo sarebbe il mio auspicio per il futuro.”

Simona Pietropaolo

 

 

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