Si è appena concluso il discorso ufficiale di Donald Trump durante la cerimonia del suo insediamento ufficiale alla guida della Casa Bianca.
Su di un palco situato a pochi passi dal Campidoglio, e davanti a una folla festante, Donald Trump è diventato ufficialmente il 45esimo presidente degli Stati Uniti.

Come era preventivabile, il tycoon non ha perso la sua vena polemica e la sua verve espressiva ora che il risultato della campagna elettorale è finalmente visibile al mondo intero:

«Oggi ridiamo il potere al popolo, l’establishment ha protetto se stesso, ma non i cittadini del nostro Paese”. Il 20 gennaio del 2017 sarà ricordato come il giorno in cui il popolo è diventato di nuovo governante. Gli uomini e le donne dimenticati del nostro Paese non lo saranno più».

Con queste parole il neopresidente ha accolto la folla accorsa per supportarlo.

Un discorso all’insegna della speranza, un ritorno a quell’originario American Dream che ad avviso di Trump è stato offuscato negli ultimi anni da politiche che hanno messo altre problematiche davanti al benessere degli americani. Un discorso protezionista, e così aggressivo da sembrare a tratti una dichiarazione di guerra:

«Avremo indietro i nostri confini. Avremo indietro il nostro benessere. Avremo indietro il nostro sogno! L’america vincerà! Come non è mai accaduto prima!».

Parole forti, le parole che ci si attendeva: «First America!» ha ribadito tra gli applausi.

Da mettere bene in evidenza poi il passo in cui ha scongiurato ogni politica discriminatoria che riguardi i cittadini americani, quando il discorso si è spostato sull’importanza che l’America sia unita: «Quando l’America è unita è inarrestabile!», e ancora: «Bianchi e neri hanno lo stesso sangue rosso dei patrioti, adoriamo la stessa bandiera».

Un Trump dunque conciliante ma allo stesso tempo deciso, che si autoproclama nuovo simbolo dell’American Dream.
Il presidente uscente Obama, ovviamente presente, sembra aver sinceramente apprezzato le parole del tycoon, specie l’elogio dell’unione nazionale. La stretta di mano fra i due è stato un reale segno di rispetto.

Valerio Santori
(twitter:@santo_santori)