Venne ucciso il 6 novembre 2004 Antonio Landieri, nel quartiere di Scampia, a Napoli. Vittima innocente di un agguato di camorra. La polizia non ha mai smesso di dare la caccia ai suoi assassini. E oggi, dopo più di 12 anni, i presunti killer sono stati arrestati.

Cinque ordinanze di custodia cautelare in carcere sono state emesse nei confronti di altrettanti esponenti considerati appartenenti al clan degli Scissionisti, ritenuti responsabili dei reati di omicidio, tentato omicidio, porto e detenzione illegale di armi, reati aggravati dal metodo mafioso. Tra gli arrestati ci sono anche il boss Cesare Pagano, Giovanni Esposito, Gennaro Notturno, Davide Francescone  e Ciro Caiazza.

Queste le ultime notizie, ma facciamo un po’ di luce sulla vicenda. Antonio Landieri era un ragazzo di 25 anni, colpito da una paralisi infantile che gli aveva procurato numerose difficoltà motorie. La sua è una delle storie terribili dell’ultima guerra di camorra del napoletano. Due proiettili gli trafissero la schiena, mentre si trovava al rione Sette palazzi, durante la prima faida di Scampia.

Mandante del raid armato, dicono le indagini basate anche su dichiarazioni di pentiti, è stato il boss Cesare Pagano, all’epoca trasferitosi a Licola, al riparo da eventuali ritorsioni del clan di Paolo Di Lauro da cui si era “scisso”, forte della sua posizione come narcotrafficante in diretto contatto con i cartelli sudamericani.

Gli Amato-Pagano, a pochi giorni di distanza dal duplice omicidio di Claudio Salierno e Fulvio Montanino, che il 28 ottobre 2004 segnò l’inizio della prima faida di Scampia, inviarono un gruppo di fuoco, armato anche di mitragliette Uzi all’isolato 1, conosciuto come “Sette palazzi”, per dare una dimostrazione di forza ai Di Lauro.

Era stato scambiato assieme ai suoi amici per uno spacciatore nemico al clan. Ma Antonio era innocente, non c’entrava nulla con la malavita. Nell’agguato del 6 novembre 2004, insieme con Landieri, altre cinque persone rimasero ferite, mentre il vero obiettivo dei killer riuscì a sfuggire all’agguato.

I sicari giunsero a bordo di due moto iniziando a sparare all’impazzata. Intorno al calciobalilla, posto sotto una struttura in lamiera utilizzata da un venditore di frutta e verdura in via Labriola, c’erano quattro persone, mentre poco distante ce n’erano altre. La vittima di quei colpi, Antonio Landieri, tentò di ripararsi dirigendosi verso l’androne del palazzo dove abitava la famiglia, ma non ci riuscì. Inutile il tentativo di trasporto in ospedale.

I suoi compagni se la cavarono, lui spirò quel giorno. Morì per un errore di persona. Non solo, Antonio fu anche inizialmente dipinto come un criminale, sparato da altri criminali. Una beffa, oltre la morte.

Solo nel 2015 Antonio Landieri è stato inserito dal ministero dell’Interno nell’elenco delle vittime innocenti di mafia e a lui ora è intitolato lo stadio di Scampia.

La famiglia: Grazie alle forze dell’ordine e ai volontari anticamorraDopo 13 anni, lunghi e difficili, speriamo si possa far finalmente luce su questo efferato omicidio che ha visto la morte di un ragazzo disabile di 25 anni. Al di là degli arresti, al di là delle condanne, al di là della giustizia, noi la nostra battaglia l’abbiamo già vinta. Abbiamo vinto quanto lo Stato ha dichiarato Antonio Landieri vittima innocente della criminalità. Ricordiamo a tutti che Antonio è stato ucciso 2 volte, dal piombo dei clan e dal cattivo giornalismo, che il giorno dopo la sua morte lo definì uno spacciatore di livello internazionale che aveva contatti col cartello di Calì, in Colombia. […]

Vogliamo esprimere tutta la nostra vicinanza alle forze dell’ordine, che nonostante il passare del tempo, hanno portato alla luce questa triste pagina di Scampia. Ringraziamo tutti i ragazzi in giro per l’Italia che hanno sostenuto la nostra battaglia, il Coordinamento dei Famigliari delle Vittime di Camorra, Libera e le istituzioni“.

Mara Alessandra Zita