Il Nostos Teatro mette in scena il secondo appuntamento con “Moonshine”, con nuove musiche, nuovo allestimento, nuova realtà fittizia in cui gli spettatori sono catapultati.

La rappresentazione trae il suo nome dal Moonshine, un whisky illegale la cui distillazione (clandestina) può essere fatta solo di notte, al chiarore della luna. In questo modo, nella pura semplicità e intimità di una sala teatrale, gli attori propongono tematiche poetiche e artistiche, creando un salotto culturale dettato dalle loro parole.

Nella serata del 21 gennaio gli attori Giovanni Granatina e Giuseppe Brancaccio e gli allievi attori del Nostos Teatro (Maria Teresa Vargas, Enzo Motti, Angela Caputo, Nicla Salve, Barbara De Gaetano, Raffaele Serpe, Giusy Pangia, Giusy Ruggiero, Giuseppe Angelo Gerla, Marika Frongillo, Giusy Mangiacapra, Antonella Cotugno e Luca Gaeta) con la regia di Giovanni Granatina e Dimitri Tetta, hanno realizzato un reading con l’accompagnamento musicale di ‘O Trio (Daniele La Torre – chitarra; Antonio Zuozo – chitarra; Ilaria Zafonte – mandolino), sui testi scelti da Gina Oliva.

“Il reading e lo storytelling sono due elementi che da tempo ci appassionano. Dopo quattro anni di scuola di teatro al Nostos, è nata l’idea che questa tipologia di racconto ed esplorazione della letteratura e della poesia potesse avvenire attraverso un incontro con gli allievi in quanto esperienza di interpretazione vocale ed esercizio di fronte al pubblico come possibilità di conoscere un testo in modo approfondito e diretto. Naturalmente, non c’è attore senza pubblico e la possibilità che il percorso formativo della scuola potesse avere un confronto con il pubblico a cadenza mensile è stata l’idea da cui è nato “Moonshine”. Dichiara Giovanni Granatina.

Lo spettacolo è ispirato a Tony Pagoda protagonista di “Hanno tutti ragione” di Paolo Sorrentino.
Le tematiche riguardano quindi i problemi della vita e dell’anima degli uomini. Il mondo è visto tramite le lenti di un Falstaff contemporaneo che analizza l’istinto umano, la decadenza che ha inizio con la voglia di rivoluzione placata, soffocata e mondanizzata.
Analizza l’amore ripercorrendo le orme di una Beatrice dantesca e delle donne schermo che possono anche essere abbastanza piacevoli. Analizza la seduzione, nobile arte, il dolore del ricordo e quello scaturito dal presente. L’uomo è intollerante vero ogni cosa, pretende troppo anche se, alla fine, non ha mai nulla.
L’uomo comincia a dare senso alle cose solo quando sarà troppo tardi, un personaggio del Processo di Kafka, che ha sempre atteso, ma mai agito, fuori ad una porta.
Come suggerito da Dimitri Tetta l’intera atmosfera è inoltre dettata dalle sonorizzazioni che compongono un dialogo tra musica e parole in un viaggio in cui parole e musica diventano protagoniste.

“Se il primo volume di Moonshine puntava al cuore attraverso la poesia, questo secondo è più viscerale e spigoloso. Dall’atmosfera rarefatta e profondamente emotiva della prima distillazione siamo passati a sentieri più urbani e quotidiani, lastricati di cocci taglienti di cinismo e ironia, ma anche di una strana forma di poesia nuda e cruda: e qui a farci strada abbiamo incontrato Tony Pagoda, protagonista del romanzo di Paolo Sorrentino ‘Hanno tutti ragione’. Personaggio eccessivo, scanzonato, viscerale, di una consapevolezza e lucidità detestabili, Tony Pagoda ci è sembrato perfetto per un viaggio alla ricerca dell’ ‘umano, troppo umano’ che avevamo voglia di raccontare. Nasce così un’ambientazione da salotto decadente, popolato da anime inquiete, misantrope, scorbutiche e irascibili, arroganti, megalomani o profondamente depresse, anime ammiccanti e seducenti e, un attimo dopo, cinicamente devastanti. Anime politicamente scorrette eppure così credibili che non puoi non sentire affini, quasi da credere che sia tua la vita che raccontano. Per questa seconda “puntata” ci piaceva affrontare l’avventura dello storytelling e ci siamo volutamente messi alla prova con un testo non teatrale, che fa uso di un registro talmente quotidiano da esigere che l’interprete si spogli di orpelli e sovrastrutture fino allo scortico. Un esercizio difficilissimo per gli attori, ma anche divertente e stimolante: indagare le infinite sfumature di genio e sregolatezza dell’uomo- icona Tony Pagoda, demolendo codici teatrali di forma e canone per giungere ad immagini sgraziate, torbide, autenticamente vive. ” dichiara la compagnia.

Alessia Sicuro

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Diplomata al liceo scientifico sperimentale PNI, matricola alla facoltà di lettere moderne della Federico II, ha sempre voluto avere una visione a 360 gradi di tutte le cose. Accortasi che la gente preferisce bendarsi invece di scoprire ed affrontare questa società, brama ancora di tappezzare il mondo coi propri sogni nel cassetto. Divora libri, vecchie storie, vorrebbe guardar il futuro con degli occhiali magici per riportar solo belle notizie alla gente disillusa. Vorrebbe indossare scarpe di cemento per non volar sempre con la fantasia, rintagliarsi le sue ali di carta per dimostrare, un giorno, che questa gioventù vale! Vorrebbe esser stata più concreta fin dall’inizio, essere interessata ai soldi come tutta la gente normale e non sentirsi in pace col cosmo solo perché sta inforcando una penna. Si, vorrebbe, ma bisogna sempre svegliarsi.