Oggi, 23 gennaio 2017, ricorre il ventunesimo anniversario della “strage di Secondigliano”. Nel 1996, alle 16.30, scomparve per sempre, potremmo dire, quello che era il quadrivio di Secondigliano, sostituito da una voragine larga 40 metri e profonda 20.

Tre boati annunciarono agli abitanti del quartiere che stava succedendo qualcosa di orribile: il tunnel nel sottosuolo in cui stavano lavorando 7 operai per la costruzione di una parte dell’asse mediano era crollato, a causa di un’esplosione generata dalla rottura di alcune tubature del gas. Ciò provocò un incendio che impiegò per oltre 8 ore i vigili del fuoco nel tentativo di domarlo.

Cinque di quegli operai, Michele Sparaco, Alfonso Scala, Mario De Girolamo, Giuseppe Petrellese e Gennaro De Luca, da quel tunnel non uscirono più. Non furono gli unici a morire in quella catastrofe, purtroppo, poiché il tunnel e il quadrivio non furono le uniche cose a distruggersi quel pomeriggio: una palazzina di tre piani era crollata, causando la morte di Emilia Laudati, di Serena De Santis (di 12 anni) e di Stefania Bellone, il cui corpo non fu mai ritrovato. Inoltre molte auto furono inghiottite dalla voragine e dalle fiamme che da essa si sprigionavano, non dando scampo a Francesco Russo, Ciro Vastarella e Pasquale Silvestro.

11 vittime. 11 famiglie distrutte che ancora oggi, 21 anni dopo, chiedono e lottano per la giustizia. A portare avanti la loro battaglia e a continuare a raccontare la loro storia ci pensa l’Associazione familiari vittime della voragine di Secondigliano e il suo presidente, Sandro Russo.

La situazione, infatti, appare come parecchio complessa e pare avere le proprie radici già da prima di quel pomeriggio del 1996.

L’asse mediano tra Arzano e Miano

La costruzione di tale strada fu decisa negli anni Ottanta, nell’ambito dei progetti infrastrutturali messi in piedi dopo il terremoto nell’Irpinia.

Referente per i lavori per l’asse mediano fu il Cipe regionale, il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica. L’appalto per i lavori, invece, fu concesso a un consorzio di imprese costituito dall’Arzano Scarl, la Murer, la Sogem, la Chini e Tedeschi e l’Edilia.

Ben presto il lavori cominciarono a suscitare le prime proteste: era il 1993 quando i cittadini di Arzano cominciarono a lamentarsi per i lavori di costruzione di una galleria che avevano causato il crollo di un distributore di benzina. Qualche tempo dopo i pavimenti di una palazzina del Rione Fiori avevano cominciato a cedere, così come la strada adiacente alla caserma Beghelli, vicinissima al luogo dove sorge oggi la voragine di Secondigliano. Nè proteste, nè segnalazioni fermarono i lavori.

La stessa palazzina, che col proprio crollo aveva dato vita alla voragine, era sotto ordinanza di sgombero da dopo l’inizio dei lavori per la galleria tra Arzano e Miano.

Il risarcimento ai familiari delle vittime

Ad oggi, le famiglie delle vittime del disastro ancora aspettano che giustizia sia fatta e di ricevere un risarcimento, nonostante due processi conclusi, uno penale e uno civile.

La questione è andata complicandosi anno dopo anno, invece di risolversi. Il primo ostacolo risale già all’anno stesso della creazione della voragine. Quell’anno, infatti, il tribunale di Napoli dichiarò il fallimento dell’Arzano Scarl. Nel 2001, poi, fallì la Sogeme, come sancito dal tribunale di Isernia. Così due delle società che avevano lavorato all’asse mediano erano fallite e quindi erano praticamente impossibilitate a pagare.

Nel 2006, al danno sembrò aggiungersi la beffa. La Corte di appello di Napoli, infatti, escluse che la pubblica amministrazione potesse avere responsabilità nella tragedia. Il Cipe, dunque, non aveva l’obbligo di risarcire le famiglie delle vittime. Il Comitato interministeriale, però, nel 2004 era già stato condannato dal tribunale ad anticipare 100.000 euro di risarcimento agli eredi. Dopo la sentenza della Corte di appello i familiari si erano trovati nella posizione di dover restituire gli unici soldi ricevuti fino a quel momento, 8 anni dopo il disastro.

Oggi le famiglie hanno ricevuto solo il 7% del risarcimento loro promesso e la situazione è gestita soprattutto da curatori fallimentari.

Giustizia sia fatta

Il presidente dell’associazione dei familiari è tornato, allora, a chiedere che la giustizia trionfi. Ha chiesto di non dimenticarsi di quelle 11 persone e di chi li ama.

Per tutto il giorno le persone si sono riunite vicino alla lapide in memoria di quelle 11 persone, ottenuta dopo 17 anni dalla strage e vista dall’associazione come una piccola vittoria, nonostante riporti persino il numero errato di vittime (12).

Oggi, alle 16.30, la tradizionale messa alla cappellina dedicata alle vittime, in via Limitone di Arzano, a pochi metri dalla voragine.

Desire Rosaria Nacarlo

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