Pamuk è finalmente ritornato nelle nostre librerie italiane con La donna dai capelli rossi,  il nuovo e attesissimo libro del premio Nobel per la letteratura. Edita da Einaudi, la storia si ambienta ancora una volta a Istanbul, dove lo scrittore è nato nel 1952.

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La copertina de La donna dai capelli rossi (2017)

La storia è lunga e complessa: comincia a metà anni Ottanta nel quartiere di Besiktas, il giovane Cem e la sua famiglia hanno una piccola farmacia che si chiama Hayat, cioè Vita. Un giorno, però, il padre del protagonista viene arrestato a causa delle sue posizioni politiche.

Questo episodio mette in moto tutta la vicenda che si protrae fino a quando il ragazzo, per aiutare economicamente la madre, trova lavoro in una libreria dove tra gli scrittori classici e le storie di Edipo re di Sofocle, Rostam e Sohrab di Ferdowsi guarda con occhi nuovi il rapporto familiare, e soprattutto quello tra lui e suo padre. Ed è proprio Cem che nella prima pagina de La donna coi capelli rossi, dice:

“Volevo fare lo scrittore. Ma, dopo i fatti che mi accingo a raccontare, sono diventato un geologo e un costruttore. Non credano i miei lettori che questi eventi siano morti e sepolti, che questi fatti appartengano al passato solo perché ho deciso finalmente di narrarli. Ogni volta che torno a pensarci, ogni volta, sento addosso il peso di quei momenti. Per questo sono sicuro che anche voi, come me, vi lascerete trascinare nella spirale dei misteri del rapporto tra padre e figlio.”

Il padrone della libreria diviene quasi un secondo padre per Cem fino a quando l’attività è costretta a chiudere e il ragazzo a trovare un nuovo impiego: diventa perciò l’apprendista  di un costruttore di pozzi, il maestro Mahmut, che lo porta con sè in un paesino vicino Istanbul per una commissione: è a questo punto del romanzo che incontra la donna dai capelli rossi.

Orhan Pamuk

Da questo momento in poi, la sua vita non sarà più la stessa: lei è un’attrice che sul palco gli ricorda le eroine dei libri in cui ha calato tutta la sua esistenza.  Fa parte di una compagnia teatrale itinerante, che gira per la Turchia; è bellissima, ha i capelli lunghi e infuocati, e recita la parte della madre di Sohrab, ucciso involontariamente da Rostam: esattamente la storia che aveva letto qualche tempo prima. Comincia così un intreccio di passione e gelosia, culminante in una notte d’amore, dopodiché Cem sviluppa un’ossessione erotica e folle per la donna.

L’analisi psicologica comincia, prima di tutto, dal rapporto padre-figlio: oltre a Sofocle si sente molto l’influenza di romanzi come l’Amleto di Shakespeare, le teorie di Sigmund Freud e i romanzi di Dostoevskij: tutti autori che, come Pamuk, indagano nell’inconscio e nelle passioni umane. Dalla debolezza alla pazzia, dal senso di abbandono riversato nell’ossessione erotica, questo libro di Ohran Pamuk, scava negli angoli più nascosti dell’essere umano così come avviene nelle Memorie dal sottosuolo oppure nella Gradiva di Jensen.

L’incredibile capacità di mettere per iscritto le passioni umane valse allo scrittore turco, nel 2006, l’ambito premio Nobel per la Letteratura, massimo riconoscimento per uno che fa, o sogna di fare, questo mestiere.

Maria Pisani