Sempre più incessanti le polemiche sull’operato del neo-insediato presidente Trump. Tra i vari ordini esecutivi firmati, quello in tema di aborto ha scosso l’opinione pubblica.

L’ordine risale a lunedì 23 gennaio e revoca l’erogazione dei fondi federali alle organizzazioni internazionali non governative che si occupano di praticare l’interruzione volontaria di gravidanza e di fare informazione a riguardo.
La Mexico City Policy, vale a dire il nome dato a questa politica, era stata introdotta per la prima volta durante la presidenza di Reagan, eliminata da Clinton, reintrodotta da Bush nel 2001 e revocata nuovamente da Obama.
La storia recente degli Stati Uniti d’America, dunque, si caratterizza per interventi discordanti in tema di aborto: i pro-life si oppongono ai pro-choice – la tutela della vita contro la tutela della libertà di scelta.

La scelta di Trump impedisce ai finanziamenti dell’US Agency for International Development di sostenere tutte le ONG nei cui programmi di assistenza figura la pratica di aborto. Essendo l’agenzia uno dei maggiori finanziatori delle ONG operanti nei paesi in via di sviluppo, si prospettano problematiche importanti per le donne appartenenti alle fasce e aree più svantaggiate.

L’ONG Marie Stopes International ha reso noto il proprio parere circa la Mexico City Policy, additata come usano i detrattori “Global Gag Rule”, sottolineando come «milioni di donne nei paesi in via di sviluppo» saranno penalizzate poiché verrà a mancare il sostegno per consentire l’IVG in condizioni di sicurezza e l’informazione necessaria riguardo alla pratica stessa di aborto e alla contraccezione. Ciò priverà queste donne del diritto di scelta e del diritto all’assistenza sanitaria.
Tra le conseguenze attese durante il primo mandato di Trump, dunque nel periodo 2017-2020, l’ONG annovera «6.5 milioni di gravidanze indesiderate» e «2.1 milioni di aborti non sicuri».

Sean Spicer, portavoce della Casa Bianca, ha da subito comunicato alla stampa la motivazione che ha convinto Trump ad agire contro l’IVG, dichiarando che «Il Presidente, non è un segreto, ha mostrato con chiarezza di essere un presidente pro-life» e che di conseguenza «vuole difendere tutti gli americani, anche quelli non nati».

La presa di posizione della Casa Bianca alimenta un dibattito mai realmente sopito: se per aborto si debba intendere un diritto o una aberrazione, se alla donna debba essere concessa la scelta o meno.
La Mexico City Policy, tuttavia, andando ad inficiare l’assistenza offerta dalle ONG alle aree del globo più disagiate e necessitanti di supporto, sembra essere un provvedimento tutelante una convinzione, ma non la vita.

Rosa Ciglio

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