Tablet, smartphone e simili oggi vengono con un certo grado di ragione additati come responsabili di una sorta di involuzione che in qualche modo, e pare irreversibilmente, ci riguarda tutti, soprattutto i più giovani.

Deficit di attenzione, distrazioni di ogni tipo e  l’ormai pressoché defunta capacità di memorizzare, tanto cerchi su Wikipedia, e via dicendo. Ma anche, allo stesso tempo, tante opportunità in altrettanti campi, come quello della riabilitazione, in particolare per chi è afflitto da afasia.

Afasia è quella condizione, derivante generalmente da un episodio di lesione cerebrale come l’ictus, e che si materializza nella difficoltà o nell’impossibilità di vocalizzare, di esprimersi.

Chi soffre d’afasia è proiettato in un mondo strano, all’apparenza normale, ma col quale è difficile o impossibile interfacciarsi. Perché, nonostante tutto, la parola rimane la via di comunicazione primaria e questo tipo di paziente finisce in una solitudine poco percepibile ma terribilmente vera.

Allora finisce, nello strano mondo di oggi, che una tecnologia che spesso ci relega ad una sorta di solitudine autoimposta, corre in aiuto dei pazienti affetti da afasia, in maniera rivoluzionaria e pionieristica.

Di studi rivolti all’applicazione della tecnologia dei tablet a questo tipo di patologia ce ne sono molti. I più importanti che trattano di afasia e nuove tecnologie sono raccolti sul sito www.aphasiasoftwarefinder.org dove è possibile trovare ricerche di ogni tipo, anche italiane, e soprattutto applicazioni in grado di svolgere vere e proprie funzionalità terapistiche.

Esistono vere e proprie case produttrici di software specializzate nel trattamento dell’afasia come l’americana TactusTherapy che, oltre a progettare App in grado di interagire coi pazienti, ha raccolto una serie importante di studi in merito arrivando ambiziosamente a concludere che i risultati ottenuti da questo tipo di terapie rivoluzionarie non sono particolarmente dissimili da quelli delle cure classiche, ‘con operatore’ per intenderci.

Ma una conclusione del genere può essere verosimile? Abbiamo davvero la possibilità in un futuro prossimo di sostituire un terapista con una App per tablet?

Di certo tutto ciò può spaventare ma esiste un aspetto molto importante che spesso viene sottovalutato o non considerato.

Si tratta della poca disposizione di determinati soggetti in difficoltà, compresi quelli che soffrono di afasia, a muoversi e soprattutto ad incontrare un soggetto terzo nella fattispecie un operatore o terapista che sia.

E’ un elemento non proprio remoto che può compromettere il risultato della terapia e vanificare la possibilità del paziente affetto da afasia a tornare a una vita normale. E’ una condizione questa che afflige un buon numero di persone reduci da patologie invalidanti e che oggi potrebbe essere superata.

Chiaro che è e rimarrà la ‘persona’ a progettare software, studiare terapie sempre più efficaci e ad accogliere e curare persone in difficoltà, ma abbiamo ormai a disposizione un ampio range di tecnologie che possiamo utilizzare per fini estremamente utili.

Col tablet e lo smartphone possiamo tranquillamente rimanere ‘social’, creare gruppi con gli amici e vedere il trailer dell’ultimo film ma da oggi, sicuramente, abbiamo un alleato in più per curare stati invalidanti come l’afasia e far tornare a vivere chi alla vita di tutti i giorni non riesce più a connettersi.

Mauro Presciutti

 

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Sono laureato in Radiologia e Radioterapia ed in Biologia, mi occupo di agricoltura sostenibile e sono un attivista politico impegnato sui temi sociali, dei diritti, del lavoro e dell’ambiente. Credo che il futuro di questo paese passi dalla ricerca e dall’innovazione, credo anche che siamo ancora molto lontani da quel futuro.