Da alcuni anni la situazione dell’edilizia scolastica nella provincia di Caserta è molto precaria.

A causa del dissesto finanziario che ha colpito la provincia, negli ultimi mesi il disagio si è notevolmente aggravato. Infatti il coordinamento provinciale “Studenti in rotta con la bancarotta” ha denunciato che ottantatré istituti su novanta non sono a norma e che servirebbero circa cento milioni di euro per la messa in sicurezza delle strutture. Inoltre mancano i fondi per pagare elettricità, riscaldamenti e ammodernamento degli impianti antincendio.

A Caserta sono stati occupati il “Diaz” e il “Manzoni”, ma la protesta non è rimasta isolata al capoluogo di provincia. Un esempio emblematico è la mobilitazione studentesca di Piedimonte Matese, un paese dell’alto casertano. Nella cittadina, polo che ospita cinque scuole superiori, gli studenti dei diversi istituti hanno dovuto combattere con problematiche simili che li hanno uniti nella lotta.

I ragazzi che frequentano l’istituto agrario di Piedimonte hanno vissuto (e vivono tuttora) il disagio più forte legato alla precarietà della situazione dell’edilizia scolastica.

Infatti, con il terremoto del 29 dicembre del 2013, la struttura ha subito gravi danni che rendono impossibile il suo utilizzo. Così, dopo un lungo peregrinare da una sistemazione provvisoria all’altra, hanno trovato ospitalità presso l’ultimo piano dell’istituto commerciale dello stesso paese. Però, in seguito a un controllo dei vigili del fuoco, è stato appurato che quest’ultimo istituto non aveva un servizio antincendio a norma. Nello specifico mancavano gli estintori e non funzionava l’allarme antincendio. Per questi motivi l’istituto per qualche mese ha potuto ospitare soltanto cento persone contemporaneamente e gli studenti hanno potuto frequentare solo alternandosi e per sole tre ore al giorno.

Così gli studenti dell’agrario sono stati costretti a emigrare nuovamente. Una parte al convitto di Piedimonte, dove i riscaldamenti erano troppo fiochi e spesso in classi improvvisate, ad esempio nella lavanderia della struttura. Un’altra parte nell’aula magna dell’istituto industriale, senza lavagne e con il freddo a fare da padrone. Inoltre anche alla ragioneria c’erano dei problemi con i riscaldamenti, che non assicuravano la temperatura minima prevista dalla legge (20 gradi, con oscillazioni di due gradi in senso positivo o negativo).

Per questi motivi gli studenti, sostenuti dal Collettivo Primo Maggio 1934, hanno prima organizzato due scioperi e poi mandato una delegazione in provincia per trattare con il presidente Lavornia. Il loro obiettivo primario era il ritorno immediato al regolare svolgimento delle attività didattiche, eliminando il vincolo delle cento unità. Perciò hanno richiesto di raggiungere una temperatura adeguata nell’istituto e di ripristinare il sistema antincendio della ragioneria, esigendo di conoscere le date di inizio e di fine dei lavori.

Tutti gli obiettivi sono stati raggiunti grazie alla loro lotta. Infatti i lavori sono iniziati oggi e dureranno per venti giorni. Inoltre, con la loro pressione hanno strappato la promessa a Lavornia di un imminente inizio dei lavori per l’istituto agrario.

Lo snodo cruciale sarà rappresentato dalla possibile erogazione di fondi destinati all’edilizia scolastica che dovrebbe essere disposta nel prossimo mese di febbraio. Si tratterebbe di ottocentomila euro, dei quali cinquecentocinquantamila spetterebbero all’agrario di Piedimonte. Sembra anche che Lavornia in via del tutto informale abbia confidato alla delegazione che le risorse non saranno sufficienti per mettere a norma tutti gli istituti del casertano.

La volontà degli studenti è di continuare a farsi sentire e a pressare le istituzioni per far sì che i lavori incomincino realmente, infatti a febbraio si rimetteranno in contatto col presidente della provincia per capire a che punto sarà la situazione. Nel frattempo gli alunni dell’agrario saranno ancora ospitati nella ragioneria.

I problemi strutturali dei due istituti hanno rischiato di bloccare l’anno scolastico in quanto gli edifici non a norma non possono garantire il regolare svolgimento delle attività didattiche. Infatti gli studenti riferiscono che lo stesso Lavornia li abbia definiti “fortunati”, poiché solo il “decreto milleproroghe” ha concesso il via libera all’inizio delle lezioni.

Anche gli studenti del liceo di Piedimonte hanno vissuto gravi disagi.

Il grande problema dei liceali consisteva nel funzionamento limitato dei riscaldamenti: in alcune aule erano accesi dalle 7:30 alle 11:20, in altre addirittura non c’erano i termosifoni. Per questi motivi gli studenti hanno organizzato un partecipatissimo presidio davanti alla scuola, ottenendo un’assemblea straordinaria per discutere delle loro problematiche. Le conseguenze del presidio e dell’assemblea sono consistite in un’ennesima vittoria per gli studenti. Infatti, dopo le proteste, sono stati installati i termosifoni nelle aule sprovviste ed è aumentato il tempo di accensione dei riscaldamenti che ora funzionano dalle 6:00 alle 13:30. Inoltre gli studenti hanno visto il responsabile della sicurezza controllare la tenuta dei nuovi impianti.

La provincia di Caserta è una delle tre ad aver dichiarato il dissesto finanziario, con Vibo Valentia e Biella, ad oggi ha un passivo di ventisei milioni di euro. Come se non bastasse, la riforma Delrio della pubblica amministrazione ha trasformato le province da enti che ricevevano fondi a enti che li versano.

Come può una provincia in dissesto occuparsi dell’edilizia scolastica e della manutenzione delle strade?

Oggi più che mai la popolazione ha bisogno di aiuto. I problemi del paese non sono circoscritti all’edilizia scolastica: c’è una forte emergenza abitativa, servono investimenti nella sanità pubblica ed è necessario creare nuove possibilità di lavoro. Questi disagi sono cresciuti negli anni, infatti la popolazione comunica con forza il proprio malessere alle istituzioni, anche attraverso la protesta di poche migliaia di studenti di una cittadina dell’alto casertano.

Alessandro Fragola