CrisiCaos. Queste le parole che possono descrivere la situazione in Italia nelle ultime settimane. Non che stupisca qualcuno. È la classica storia della crisi che arriva e, nonostante fosse prevedibile, nonostante l’avessimo già vissuta, ci prende alla sprovvista. Per risolverla, allora, o forse più per evitare la “figuraccia”,  si corre ai ripari. Letteralmente si corre. Ma la fretta è cattiva consigliera e genera caos.

È quello che sta succedendo nelle zone terremotate oggi, rendendo impossibile la vita a chi resiste e vuole andare avanti.

Ancora L’Aquila

A L’Aquila sono esausti. Loro ci erano già passati per queste mille fasi del “disastro all’italiana”, e ora vi si ritrovano di nuovo sommersi. Lo scorso 18 gennaio una delle scosse dello sciame sismico cominciato ad agosto, di magnitudo 5.3, ha riaperto una ferita che faticava ancora a chiudersi.

Il sindaco sembra quello più stanco di tutti. Nel definire lo stato d’animo dei suoi concittadini parla di psicosi. Certo, gli aquilani hanno buone ragioni per essersi abbandonati a queste paure e il sindaco stesso sa contro chi puntare il dito: la Commissione Grandi Rischi della Protezione Civile. Questa, dopo il sisma del 18, ha diffuso una relazione in cui identifica tre aree contigue alla faglia principale responsabile della sismicità in corso, che non hanno registrato terremoti recenti di grandi dimensioni e hanno il potenziale di produrre terremoti di elevata magnitudo (M6-7). Questi segmenti rappresentano aree sorgente di possibili futuri terremoti.

In pratica la Commissione ha dichiarato che il peggio potrebbe non essere ancora arrivato per l’Abruzzo. Il panico pare inevitabile. Se già dopo la scossa del 30 ottobre si era ritornati a controllare tutti gli edifici a L’Aquila e non solo, dopo il 18 queste operazioni si sono moltiplicate, soprattutto per le scuole.

#SICURIDAMORIRE

Cotugno
Cotugno

Il 22 gennaio Antonio De Crescentiis, presidente della Provincia dell’Aquila, scriveva:

“A seguito degli eventi sismici dello scorso 18 gennaio, la Provincia dell’Aquila, attraverso il personale del settore edilizia, ha effettuato sopralluoghi in tutte le scuole superiori, di propria competenza. Nel corso delle verifiche non sono stati rilevati danni strutturali agli edifici scolastici che domani saranno regolarmente aperti, ad eccezione del liceo classico ‘Cotugno’”.

L’analisi sulla sede del liceo, infatti, svolta dagli uomini del Settore Edilizia e Programmazione il 20 e il 21 gennaio, aveva rivelato che:

“In alcune aule del corpo strutturale F ed E, i tramezzi presentano delle lesioni superficiali che non sono in alcun modo di tipo passante; nella zona Biblioteca sono presenti distacchi in corrispondenza dei giunti pilastri/travi muratura in cartongesso; nel laboratorio al Piano Secondo si evincono lesioni in corrispondenza dei telai delle finestre lato Sud e lesioni di intonaco tra trave e muratura; dalla verifica speditiva a vista, non si è rilevato alcun danno strutturale. Per precauzione, si è provveduto alla chiusura di n. 2 aule e precisamente la n°18 e 19 del Piano Primo.

Cotugno
Cotugno
Cotugno
Cotugno

Da qui la decisione di prolungare ulteriormente la chiusura del Cotugno (tutte le scuole erano rimaste chiuse dal 19 al 22), per effettuare un nuovo sopralluogo, previsto per il 23 gennaio.

Ancora una volta i risultati sono stati tutt’altro che entusiasmanti. Le verifiche, effettuate dalla Protezione Civile regionale, hanno riscontrato, infatti, l’assenza di danni strutturali, ma la presenza di evidenti danni leggeri a tamponature e tramezzi. Per queste ragioni la Protezione Civile aveva immediatamente interdetto l’accesso a cinque aule e alla palestra, non visionata per mancanza di tempo.

Cotugno
Cotugno

Il 23 pomeriggio, subito dopo l’analisi, si sono tenuti un consiglio comunale e un consiglio d’istituto.

Emanuele Imprudente, consigliere comunale a L’Aquila, ha dichiarato:

“Questa mattina abbiamo depositato una richiesta formale di accesso atti con estrazione copia dei certificati di vulnerabilità delle scuole e degli edifici pubblici comunali. Durante il consiglio comunale è emerso che non ci sono. Ci hanno comunicato ‘si è provveduto in questi giorni ad incaricare i tecnici per fare i libretti dei fabbricati con all’interno anche il certificato di vulnerabilità sismica. Le scuole sono tutte agibili e con un livello di sicurezza maggiore al 2009’. In riferimento alle scuole superiori di proprietà dell’amministrazione provinciale – tra cui il Cotugno – è emerso che dei certificati ci sono, ma con molte contraddizioni.

Di tali contraddizioni si parlava contemporaneamente al consiglio di istituto. 1200 le persone fuori al Cotugno, tra personale, studenti, genitori e professori.

I rappresentanti di istituto avevano invitato i compagni alla partecipazione in un post di Facebook in cui facevano loro un resoconto sulla situazione:

“Una settimana fa – il 16 gennaio siamo stati convocati ad una riunione in presenza del Sindaco, della Provincia e della Regione durante la quale, per farvela in breve, le istituzioni, senza minimamente porre attenzione sui dati di vulnerabilità sismica della nostra struttura, hanno dato per certo la necessità di un urgente spostamento della nostra scuola in un’altra sede.

Ad oggi invece ci troviamo di fronte a pareri contrastanti e contraddittori da parte delle stesse persone che una settimana fa avevano dato la questione per assodata. (…) ci sono dei dati che a detta di alcuni sarebbero drastici mentre, a detta di altri, sarebbero sottovalutabili. 

Se questi dati che, ci teniamo a precisare, sono in possesso della Provincia da 4 anni, fossero veritieri, come molti dicono, significherebbe che noi e chi prima di noi ha frequentato la nostra scuola, da 7 anni e mezzo a questa parte viviamo una situazione di grande pericolo.

Qual è il documento di cui parlano i ragazzi?

Una certificazione sull’edificio sede del Cotugno, risalente al 2013. Tra i vari documenti vi era questa tabella.

Cotugno
Cotugno

La tabella distingue gli otto corpi in cui si articola l’edificio, assegnando loro una lettera dell’alfabeto (da A ad H). Subito si nota come le verifiche non siano soddisfacenti per ben sei degli otto corpi in questione. Soltanto dimezzando i carichi accidentali (sarebbe a dire persone, mobilia, ecc.) la situazione migliora. In pratica la scuola parrebbe sicura ad agosto.

Ancora, poi, vengono riportati i dati relativi all’analisi statica non lineare svolta su ogni corpo della struttura. Tale analisi è atta proprio a verificare la “resistenza” degli edifici agli eventi sismici. Solo due corpi hanno “superato” la verifica al primo colpo. Per uno di essi ce ne sono voluti addirittura tre.

È chiaro, allora, perché i ragazzi si siano allarmati. E per di più, nella loro non totale comprensione dei dati, si sono ritrovati, nel confronto su di essi, di fronte a delle autorità che parlavano di un abbandono dell’edificio necessario, nell’incontro del 16 gennaio.

Ma forse il lato più assurdo di questa storia dobbiamo ancora rivelarlo. Lo ha esposto la dirigente del liceo, in una comunicazione del 24:

“Alla metà del mese di dicembre 2016 perveniva a questo Istituto dalla Provincia dell’Aquila, Settore Edilizia e Programmazione, una documentazione contenente le certificazioni relative all’edificio scolastico ospitante il Convitto Nazionale D. Cotugno. Tra le certificazioni pervenute era presente una documentazione relativa al progetto per la vulnerabilità sismica, risalente al 2013, mai portata a conoscenza di questa amministrazione (…). L’esame di quest’ultimo progetto evidenziava un indice di vulnerabilità sismica molto basso (0,27, su una scala che va da 0 a 1) in alcuni corpi dell’immobile (…).

Contemporaneamente la sottoscritta veniva informata che alcuni genitori, in possesso del medesimo documento, avevano richiesto e ottenuto un incontro con il Sindaco, avvenuto in data 16 gennaio 2017. A questo incontro erano presenti il Sindaco, il Consigliere Regionale Sig. Pietrucci, i tecnici della provincia, i genitori istanti e i Rappresentanti di Istituto componente alunni, omettendo la convocazione della sottoscritta, rappresentante legale dell’Istituto. Veniva riferito alla sottoscritta dagli studenti che in quella sede fu prospettato ai presenti lo spostamento immediato della sede dai locali di Via Leonardo da Vinci (…)”.

La dirigente, quindi, non aveva mai visto quel documento prima di un mese fa e nemmeno era stata convocata per discuterne. Aveva dovuto apprendere delle decisioni dai suoi studenti. Il caos.

Come si fa?

Qualcuno ha parlato di inferno nel descrivere quello che sta accadendo nel nostro paese. Un inferno incandescente quello di agosto; un inferno di ghiaccio quello di oggi. Ci eravamo già passati, seppur non così. Eppure cosa è cambiato dal 2009 ad oggi, a parte le raccolte fondi, dalla canzone solidale alle dirette Facebook?

Come si gestiscono le emergenze oggi? Il Presidente dell‘Associazione Nazionale Comuni Italiana (ANCI) Antonio Decaro, ha parlato di una gestione “scaricabarile”:

“Quello innescato dalla Commissione Grandi rischi, che non si capisce bene se vuole dare l’allerta o creare allarme, è un paradosso: si gioca allo scaricabarile con i Sindaci, terminale di una filiera che, alla fine, li lascia completamente soli. Un sindaco è oggi messo nelle condizioni di dover gestire un’emergenza come quella del sisma e del maltempo senza avere né strumenti adeguati né norme a suo sostegno”.

È quindi al sindaco che spettano le decisioni ultime, come quella di lasciare aperta una scuola o chiuderla. Decaro dice che è paradossale:

“I Comuni sono gli unici responsabili delle verifiche sulla vulnerabilità sismica degli edifici pubblici, a partire dalle scuole. Ebbene, se il Sindaco decide di chiudere le scuole e non succede niente, viene accusato di procurato allarme. Se invece tiene aperti gli edifici e questi crollano, rischia anche di finire in galera”.

Massimo Cialente, sindaco de L’Aquila, dice che bisogna richiamare tutti a maggiori responsabilità per la tutela dei cittadini. Richiede delle linee guida secondo cui agire e, sulla questione scuola, denuncia di non aver ricevuto nemmeno istruzioni circa il grado di vulnerabilità necessario per dichiarare agibile e a norma un edificio, partendo dall’intensità della scossa sismica prevista.

Ma i ragazzi? Loro ci provano a diramare il caos creato da questa crisi, ma la confusione è proprio alla base: hanno un consiglio comunale che dice loro che si deve ricominciare ad andare a scuola. Poi, però, si ritrovano la Protezione Civile che suggerisce di non adagiarsi sugli allori.

I ragazzi decidono che devono andarci a scuola, se è aperta le assenze valgono e non vogliono rischiare l’anno. Impossibile, però, non pensare che, prima del sisma (il 16) il Sindaco, il Consigliere Regionale Sig. Pietrucci, i tecnici della provincia avevano detto che c’era bisogno di una nuova sede per il Cotugno, questioni di sicurezza, e ora, invece, una settimana e numerosi danni dopo, li ci devono mandare, perché intanto si è stabilito che la scuola è agibile.

Che devono fare questi ragazzi? Studiare è un loro diritto, ma anche l’incolumità lo è. Devono decidere quale preferiscono tra i due? A chi devono chiedere, se il sindaco per primo non ha direttive secondo cui agire?

Risposta non c’è. I ragazzi hanno protestato anche oggi e continueranno di certo domani. Se le autorità, però, non dovessero ascoltarli, prima o poi, dovranno rientrare in quella scuola.

A questo punto, non ci resta che aggiungere un altro motivo a quelli che già avevamo per desiderare che la Commissione Grandi Rischi abbia solo fatto tanto rumore per nulla.

Cotugno
Cotugno

Desire Rosaria Nacarlo

1 COMMENTO

  1. Non ho parole, vengono a decadere diritti che fanno parte della dichiarazione dei diritti umani da anni…..dove arriveremo?

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