Parliamo di quadri che hanno fatto discutere eccome. E non soltanto per la grande intensità e la forte tensione emotiva che li caratterizza, affascinando gli esperti. È il nome del loro autore a destare scalpore, un nome che ancora fa rabbrividire le zone del napoletano. Tituccio Tammaro, infatti, prima di essere un’artista, è noto per esser stato il braccio destro armato del boss criminale Valentino Gionta, capo dell’organizzazione criminale operante su Torre Annunziata, che durante gli anni ’80 si coalizzò con i Nuvoletta di Marano e con la mafia siciliana contro l’azione di Raffaele Cutolo.

Era l’8 novembre del 1991 quando la sua vita si fermò e si aprirono per lui le porte del carcere di Secondigliano. Condannato all’ergastolo per detenzione di armi e droga, omicidi ed estorsioni. Reati che adesso sta scontando dietro le sbarre del carcere di Spoleto.

Da 25 anni però Tituccio non si arma più di pistole e fucili ma di pennelli e tempere colorate. E non solo. Perché Tammaro, oltre a dipingere quadri, è anche autore di un libro in versi. Forse per rendere il peso del tempo più leggero, forse per dimenticare il suo nome e reinventare una nuova immagine di sé. Creativa, pulita, colorata, così da potersi guardare dentro senza vedere solo buio e rosso sangue. Per dare luce ad un’esistenza ormai grigia e tetra, come le mura di un carcere al quale non si può in alcun modo sfuggire, se non con una fuga dell’anima verso orizzonti sconosciuti.

L’anno scorso, durante una mostra al Museo Nazionale del Ducato di Spoleto, nove dei suoi dipinti furono esposti per tre giorni. Adesso, l’ex affiliato chiede che possano essere messi in vendita: intende devolverne il ricavato in beneficenza, aiutando i bambini del reparto di oncologia. Una richiesta che, per il momento, resta senza risposta.

Nei suoi quadri figurano bambini e pagliacci, dolci e allegri, abitanti di una dimensione quasi fiabesca. Ma non manca la tristezza, che invade i volti della sua famiglia, di sua nipote, di sua nonna, perché “l’ergastolo vuol dire ammazzare la vita non solo di chi lo sconta, ma anche dei suoi affetti più cari”.

quadri

“Quando i colori del cielo ogni giorno accendono la loro luce, io mi ritrovo stano nelle ore dei loro trascorsi, e vorrei che i miei affanni fossero ripagati dal mio impegno nell’inseguirli, e di non essere soffocato nei loro inganni. Amo la mia vita, nonostante i mali che l’affliggono. Vorrei essere un uragano, e con tutte le mie forze scacciare via tutti i suoi mali, che fanno dei suoi vissuti il dolore più immane”.

Così, pur senza chiedere mai perdono, senza pronunciare pentimento o rimorso per il sangue sparso e il dolore inflitto, Tinuccio Tammaro tenta di ricominciare, con l’arte e il culto della bellezza della vita. Perché tutti, anche i peggiori, hanno il diritto di guardare avanti, di cambiare le proprie prospettive, di tentare di riparare al male commesso con il bene, dando libero sfogo ad una luce a lungo soffocata e riscoperta troppo tardi. O forse no.

Sonia Zeno

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Sonia Zeno, nata il 19/08/93 a Napoli e residente in Ercolano. Laureata in Lettere moderne, attualmente studentessa di Filologia moderna, aspira a diventare una scrittrice e docente di letteratura italiana. Amante della poesia e convinta che essa sia capace di donare occhi nuovi con cui guardare il mondo circostante, scoprendo in ciascuno di noi una speciale e singolare sensibilità.