Nel panorama politico italiano, il Partito Democratico rappresenta, ad oggi, una delle incognite più importanti. A seguito del risultato del referendum del 4 dicembre, la dialettica interna al partito ha assunto toni che sembrano presagire una scissione causata dalla contrarietà nei riguardi di Matteo Renzi. In questo contesto si inserisce un possibile progetto di intesa tra Sinistra Italiana e la minoranza PD teso a costruire un solido centro-sinistra. Per approfondire la questione, abbiamo intervistato Arturo Scotto, capogruppo di Sinistra Italiana alla Camera:

Onorevole Scotto, in questi giorni si discute molto della possibilità di una scissione interna al PD che porti a una nuova coalizione, estranea a Renzi. Cosa può dirci a riguardo?

«Ciò che posso dire è che ho l’impressione che Renzi, anziché aprire una riflessione sulle ragioni profonde della sconfitta del 4 dicembre, stia producendo una ulteriore stagione di tensione nel nostro Paese, al netto della politica e al netto delle cose che stanno accadendo. Il fatto che lui non veda cosa è accaduto nel lavoro, cosa è accaduto nella società, cosa è accaduto nell’economia, e si limiti esclusivamente a forzare la mano sul piano istituzionale dopo un mese e mezzo che è uscito da Palazzo Chigi dimostra tutta la sua irresponsabilità. Sinistra Italiana deve avere una funzione molto netta: costruire un’alternativa alle politiche di questi anni, un’alternativa utile e di governo, e quindi dialogare con tutte quelle forze che oggi consumano una lettura critica nei confronti del renzismo e nei confronti di questo Governo, e quindi anche con la minoranza PD.»

È in questo senso, dunque, che si inserisce il discorso con D’Alema?

«D’Alema è stato uno degli animatori dei Comitati referendari per il No, abbiamo fatto un pezzo di strada insieme e una campagna referendaria che ha visto coinvolgere milioni di cittadini, che ha visto riemergere un’affezione nei confronti della Costituzione come grande strumento di coesione nazionale, che ha rivelato un malessere profondo rispetto alle questioni sociali che attraversano il Paese. In questo quadro, è un interlocutore naturale.»

In questo quadro come si inserisce Fratoianni, che in SI rappresenta un’idea differente della sinistra?

«Io ho un mio profilo che è quello di dire oppure costruire una sinistra popolare e di governo, una sinistra aperta, una sinistra che riesca a parlare con tutte le anime che in questo momento vivono un disagio molto forte, anche nel Partito Democratico, e che consenta di mettere in campo un programma nuovo per l’Italia che superi l’impianto delle riforme che dagli anni Novanta in poi hanno ridotto lo stato sociale, messo in discussione il mercato del lavoro flessibilizzandolo e precarizzandolo, che hanno alluso a un’idea della democrazia del capo. Questi elementi oggi sono gli elementi del mio impianto politico e su questo terreno penso sia giusto lavorare. Non credo che il destino di Sinistra Italiana sia quello di un cartello elettorale di sinistre radicali.»

Avendo questo tipo di progetto, è lecito supporre che Lei non auspichi a un voto anticipato?

«Penso che bisogna andare a votare in maniera ordinata, ossia nel momento in cui ci sarà una legge elettorale armonizzata tra Camera e Senato e che chiarisca alcuni punti lasciati aperti dalla Corte. Intanto, è inimmaginabile che oltre 3/4 della Camera dei Deputati siano nominati da quattro Segretari di Partito. In secondo luogo, occorre evitare che anche questa legge elettorale uscita dalla sentenza della Consulta con un 40%, quindi con un termine di maggioranza così esorbitante, metta nelle mani di uno solo gran parte del potere. Terzo: che si vada verso un sistema dove ogni voto vale uno.»

Quindi, un sistema proporzionale puro?

«O proporzionale, ovviamente con delle soglie, come è evidente. Ma che in qualche modo riequilibri il rapporto tra rappresentanza e governabilità, per troppo tempo squilibrato nel nostro Paese.»

Questi saranno i temi del Congresso che si avrà prossimamente?

«Esattamente. Oltre che ovviamente i grandi temi che riguardano il profilo, la cultura politica di un partito. Io voglio costruire un partito radicato socialmente e territorialmente, non un partito radicato nella rete come i talk show.»

Il riferimento è al M5S e al blog di Renzi?

«Esattamente.»

Un’alternativa che torni alle origini della partecipazione politica.

«Che torni a porsi il tema di sporcarsi le mani nella società italiana e di far uscire milioni di persone dalle solitudini.»

Dunque, in grado di catalizzare quei voti che ad oggi, forse, andrebbero al Movimento di Grillo?

«Esatto, sì.»

Libero Pensiero ringrazia l’onorevole Arturo Scotto della disponibilità.

Intervista a cura di Rosa Ciglio