WhatsHappening: dalla crisi in Somalia ai rapporti Trump-America Latina

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Cari lettori, anche questa settimana la rubrica di geopolitica di Libero Pensiero si propone l’obiettivo di offrirvi le notizie più rilevanti della settimana appena trascorsa. Questoggi, WhatsHappening apre la rassegna con lemergenza umanitaria in Somalia. Iniziamo:

SOMALIA: RISCHIO CARESTIA NEL MEZZO DEGLI ATTENTATI DI AL-SHABAAB

Il rischio che si verifichi una carestia in Somalia è alto: queste le parole dell’ONU della scorsa settimana. Si avvicina, infatti, una stagione di siccità, che unita alla privazione di cibo a causa delle truppe islamiste di Al-Shabaab, potrebbe condurre a una carestia con tutte le conseguenze del caso. L’ultima carestia verificatasi in Somalia, e in tutto il Corno d’Africa, risale al 2011 e causò migliaia di sfollati e 260.000 morti, fra cui la maggior parte bambini. Oltretutto, la carestia in arrivo potrebbe essere simile a quella del 2011.whatshappening I dati indicati dai ricercatori, infatti, sono gli stessi: siccità, prevista scarsità di piogge nel mese di aprile, aumento dei prezzi del cibo. La gravità della situazione è acuita dalla crisi politica e dai continui attentati del gruppo islamista di Al-Shabaab, che proprio mercoledì scorso ha colpito la capitale Mogadiscio con un attacco suicida, causando 28 morti e 46 feriti. Il gruppo islamista, inoltre, impedisce che gli aiuti alimentari possano giungere nei territori da loro controllati, rendendo di fatto impossibile l’aiuto. Nel frattempo l’UNOCHA (United Nations Office for the Coordination of Humanitarian Affairs) si è mobilitato, lanciando un piano di aiuti di 864 milioni per far fronte alla crisi.

IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA OLANDESE HA DECISO DI DIMETTERSI

A seguito di un grave scandalo che lo ha coinvolto, giovedì 26 gennaio il Ministro della Giustizia olandese Ard Van Der Steur ha rassegnato le proprie dimissioni davanti al re. I fatti recriminati risalgono a 17 anni fa: Van Der Steur avrebbe dato al boss della droga Cees Helman 2 milioni di euro e divulgato alcune rilevanti informazioni sul parlamento olandese, all’interno di una trattativa con la procura. whatshappeningÈ una delle esclusive rivelate dalla nuova inchiesta del giornalista Bas Haan. L’ex ministro si difende, definendo le accuse infondate e ingiuste. Van der Steur è membro del Partito popolare per la Libertà e la Democrazia, lo stesso del primo ministro Mark Rutte. Un episodio di tale portata a meno di due mesi dalle elezioni, in programma il 15 marzo, non può che indebolire il governo, soprattutto davanti alla grande massa di elettori indecisi, che oscilla tra il 50 e il 75% degli aventi diritto.

NEGOZIATI PER LA SIRIA: LA PACE È POSSIBILE?

Iran, Russia e Turchia, a seguito dell’incontro del 23 gennaio tenutosi ad Astana, si sono impegnate a prolungare la tregua in Siria e a impedire alle parti coinvolte la violazione del “cessate il fuoco”. La Turchia dovrebbe garantire per i ribelli aderenti alla tregua, l’Iran per le milizie sciite e la Russia per l’esercito di al-Assad. Il vertice si è concluso con la volontà da parte delle tre potenze di appoggiare la risoluzione 2254 delle Nazioni Unite. Staffan de Mistura, inviato speciale ONU per la Siria, ha confermato la produttività dell’incontro, sottolineando come le parti stiano procedendo «in maniera abbastanza intensa». whatshappening I colloqui di pace avrebbero dovuto proseguire l’8 febbraio a Ginevra, ma il 27 gennaio il ministro degli Esteri russo Lavrov ha annunciato il posticipo dei negoziati a fine febbraio – rinvio non ancora confermato da Staffan de Mistura. Lavrov denuncia, inoltre, «la passività inaccettabile dei rappresentanti dell’ONU». Sempre venerdì 27 gennaio, i curdi siriani del PYD, durante l’incontro tenutosi a Mosca con Lavrov, hanno deciso di presentare una bozza della nuova Costituzione siriana: a parere dei curdi, la Siria dovrebbe tramutarsi in uno Stato federale. Tale iniziativa si associa a quella russa di avanzare una proposta di Costituzione per la futura Siria.

INDIA: L’OMBRA DEL TERRORISMO NON VINCE SUL REPUBLIC DAY

Una grande ricorrenza storica ha avuto luogo questa settimana. L’india ha festeggiato il 68° anniversario della Festa della Repubblica: sono passati molti anni dal 26 gennaio 1950 e la Nazione, entusiasta, festeggia con la tradizionale parata militare al centro di New Delhi. L’evento era sotto stretta sorveglianza per prevenire qualsiasi attacco terroristico. whatshappening Presenti alla manifestazione tutte le personalità indiane più influenti, tra tutti il primo ministro Narendra Modi, accompagnato dal Presidente Pranab Mukherjee. Alla celebrazione ha presenziato anche un ospite di riguardo: Mohammed bin Zayed Al Nahyan, principe ereditario di Abu Dhabi e vice comandante supremo delle forze armate degli Emirati Arabi Uniti. Non sono mancate alcune problematiche: nello Stato nord-orientale di Assam, sei esplosioni definite «di bassa intensità» hanno scosso la zona, fortunatamente senza causare vittime né danni importanti.

PER TRUMP IL WATERBOARDING FUNZIONA

Il waterboarding, ovvero “annegamento controllato“, è una delle tecniche di interrogatorio vietate nel 2009 dall’ex presidente Barack Obama. Eppure venerdì 27 gennaio Trump, in discontinuità con il predecessore, nella sua prima intervista da presidente per la ABC News si è dilungato sulla possibilità di reintrodurre tale tipo di tortura. Una dichiarazione che preoccupa e un passo indietro che si accompagna alla costruzione del muro che separerà USA e Messico. Whatshappening Trump ha comunque chiarito di non volere sconfinare nell’illegalità, affermando che la decisione per quanto riguarda tale reintroduzione spetta a James Mattis, Segretario alla Difesa – ed è bene dire che quest’ultimo si è sempre detto ostile alla pratica. Ma la concomitanza con la rivelazione esclusiva del Washington Post riguardo una bozza di decreto che prevedrebbe la riapertura dei “black sites” fuori dai confini USA fa pensare. È all’interno dei cosiddetti “black sites” (campi di detenzione segreti) che gli Stati Uniti hanno commesso nel corso della storia atrocità che spesso hanno leso i diritti dell’uomo e violato le Convenzioni di Ginevra.

LE REAZIONI LATINOAMERICANE AL MURO DI TRUMP

Questa settimana, diverse e autorevoli voci del mondo latinoamericano hanno preso posizione contro Trump e i suoi progetti sul Messico: l’indignazione soprattutto per l’idea dell’ampliamento del muro al confine, con le spese da accollare per metà ai messicani, hanno suscitato l’irritazione di alcune tra le figure più rappresentative del subcontinente. Era annunciata, innanzitutto, la reazione del Presidente messicano Peña Nieto che, dopo aver asserito che «il Messico non pagherà nessun muro», su Twitter ha dichiarato che non presenzierà al vertice bilaterale col suo omologo statunitense, in programma per il prossimo martedì. whatshappening Il Segretario Generale dell’UNASUR (Unione delle Nazioni Sudamericane) ha invece dichiarato senza mezzi termini che l’idea di Trump di far pagare parte del muro ai messicani è «umiliante», qualificando così anche lo stesso muro. Nel comunicato ufficiale cui è affidata questa riflessione, il Segretario esprime preoccupazione per la recrudescenza dei rapporti tra i due “emisferi” americani. Infine, anche il Presidente della Bolivia Morales ha voluto esprimersi sul punto, tendendo una mano a Città del Messico: condannando l’iniziativa di Trump, ha voluto esortare i «fratelli messicani a guardare di più a sud; a costruire insieme la nostra unità, sulla base della comune identità latinoamericana e caraibica».

Hanno collaborato: Nicola Capussela, Rosa Ciglio, Elisabetta Elia, Ludovico Maremonti, Valerio Santori, Rosa Uliassi