In data 17 gennaio a seguito della Conferenza Stato-Regioni è stato approvato il “Piano per la conservazione del lupo” che dovrà essere confermato dal ministro dell’Ambiente e dai rappresentanti delle giunte regionali il 2 febbraio in sede politica.

Il documento prevede 22 norme volte a favorire la convivenza tra lupi e allevatori tra cui l’introduzione di recinti elettrificati, procedure per i rimborsi in  caso di danni al bestiame, lotta agli incroci tra cani e lupi e l’abbattimento controllato fino al 5% degli esemplari presenti sul territorio nazionale.

Il ministero dell’Ambiente ha precisato in una nota cosa prevede quest’ultima controversa misura: « Il piano nella versione oggi al vaglio non prevede autorizzazioni a priori all’abbattimento di lupi, ma la possibilità di attivare deroghe per il loro prelievo nell’ambito del quadro comunitario di riferimento, disposte caso per caso e con precise condizioni riportate nel Piano che rendono il sistema italiano tra i più stringenti a livello europeo. Non è prevista in alcun modo la possibilità di abbattimento di cani randagi, ma azioni di migliore attuazione della legge 281/91 che regola la materia».

Dai dati riguardanti il triennio 2013-2015 è emerso che 114 lupi sono stati trovati morti per cause non naturali. Il 45% di questi è deceduto in un incidente stradale, il 23,7% è stato ucciso a colpi di arma da fuoco, il 10,5% avvelenato, il 6% torturato con lacci, l’1% è morto per aggressione di altri canidi e il 13,2% per motivi ignoti. La maggior parte dei decessi di lupi, come emerge da questi numeri, è dovuta ad azioni illegali punibili per legge.

I 46 anni di protezione assoluta hanno consentito di allontanare la specie dallo spettro dell’estinzione, ma se il Piano venisse approvato in maniera definitiva l’Italia potrebbe invertire rotta. I rappresentanti delle associazioni ambientaliste in una nota congiunta hanno spiegato il motivo del loro dissenso:  “Si tratta di una prospettiva gravissima, tecnicamente inefficace ed eticamente inaccettabile rischia di far ricordare il Presidente del Consiglio Gentiloni come colui che, dopo 46 anni, ha riaperto la caccia ai lupi.  E rischia di rimettere in discussione lo stato di conservazione del lupo in Italia, anche attraverso un indiretto ma probabilissimo incentivo agli atti di bracconaggio contro la specie.’’

Il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti ha subito rispedito le accuse ai mittenti: ‘’Non c’è nessuna minaccia per la conservazione della specie. Il prelievo di un massimo del 5% del numero complessivo di questi animali sul territorio nazionale non ne mette a rischio la presenza. Chi dice questo ragiona con la pancia e non con dati scientifici. Abbiamo avuto il coraggio di affrontare il tema spinoso della convivenza del lupo con le attività economiche e la presenza dell’uomo. Trovare un equilibrio non è semplice.’’

Il 1 febbraio, giorno precedente all’ipotetica approvazione definitiva in sede politica, gli animalisti si riuniranno in varie città italiane per manifestare contro il Piano Lupo varato dal Governo. Le associazioni chiedono ai Presidenti delle Regioni e delle Province Autonome che saranno chiamati a votare di pretendere l’eliminazione del paragrafo che consente l’uccisione dei lupi. Il metodo venatorio, oltre che antiquato, è poco etico e non rappresenta una soluzione agli agguati al bestiame da parte dei lupi. Una legge che ne prevede il ripristino rappresenterebbe un clamoroso ritorno al passato.

Vincenzo Nicoletti