“Because a great country deserves great art” 

(“Perché un gran paese merita una grande arte”)

Questo è lo slogan del National Endowment for the Arts (NEA), ovvero un’agenzia federale che ha lo scopo di finanziare e supportare progetti artistici. La stessa che da qualche giorno è nel mirino del neopresidente Donald Trump, insieme al National Endowment for the Humanities (NEH), che sostiene la conservazione, la ricerca, l’istruzione ed i programmi pubblici per gli studi umanistici.

Ciò che spinge a considerare l’eliminazione di queste due agenzie è l’adozione di misure restrittive delle spese di governo, le quali saranno ridotte di 10,5 miliardi dollari in dieci anni.

Ma non finisce qui: l’idea è che in questi anni si debba privatizzare anche la Corporation for Public Broadcasting (CPB), una società americana fnalizzata a sostenere e promuovere la radiodiffusione pubblica.

La presunta eliminazione delle agenzie NEA e NEH è stata presa in seria considerazione. La lunga prassi a cui questa proposta dovrà sottoporsi, però, fa sperare in un dietrofront: saranno coinvolti Camera e Senato, con la possibilità per i direttori delle agenzie di fare appello per proporre modifiche.

Marla Stone, presidentessa del Dipartimento di Storia all’Occidental College, sostiene che “Trump non si preoccupa molto della cultura. Gli interessa nella misura in cui si riflette il suo status di uomo ricco: i mobili Luigi XIV, la porta d’oro, la casa dorata. Nella sua mente, il suo stile architettonico sgargiante rappresenta il denaro, il potere, i palazzi e mascolinità, che sono tutti gli elementi della cultura autoritaria”.

Il mondo dell’arte non ha alcuna intenzione di piegarsi all’attuale neopresidente. Difatti, sono stati molti gli artisti ad esprimere il loro dissenso.

Ad esempio Pegasus, lo street artist londinese, a Bristol ha dipinto un Trump hitleriano spiegando che “la storia spesso si ripete”.

Trump

Oppure Butcher Billy, artista brasiliano, che ha prodotto una nuova versione degli amanti velati di René Magritte.

Trump

Dunque, dal discorso di Meryl Streep all’ultima performance di protesta collettiva di Shia LaBeouf, il quale ha posto una telecamera in streaming 24 ore su 24 per quattro anni con la collaborazione del Museum of Moving Image of New York, è chiaro che tra Donald Trump ed il mondo dell’arte non scorra buon sangue.

Ilaria Cozzolino

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Ilaria Cozzolino nasce a Napoli il 24 novembre 1993. Dopo aver conseguito il diploma al Liceo Linguistico, continua il suo percorso di studi all'Accademia di Belle Arti di Napoli al corso di Fotografia-Cinema-Televisione. Dall'età di 21 anni espone come artista presso la galleria di arte contemporanea "A01" di Napoli. Da marzo 2015 collabora come caporedattrice per Libero Pensiero News.