Napoli – Da una passeggiata per Portici, nella zona delle case popolari, al confine con San Giovanni e San Giorgio, nacque l’idea di Disturban. Fu uno spazio verde abbandonato, o sottoutilizzato, a far scattare la scintilla della rigenerazione urbana di quel territorio.

Un’idea che è maturata  anche grazie alla precedente esperienza di Innesti, l’urban living lab che si dedicava, nella zona di Sapri, a un progetto di rigenerazione urbana dal basso. Da un’idea è nata la rete. Disturban, infatti, è una rete che collega amministrazione comunale, università, associazioni e abitanti impegnati insieme nella rivalutazione del territorio di Portici. “Il mix di esperti coinvolti nel progetto e voci dal basso fa prospettare un miglioramento riguardo le politiche urbane di Portici, sfruttando la percezione diretta delle persone che vivono il territorio”.

Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, il Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale delle Seconda Università di Napoli, l’Università Suor Orsola Benincasa, le associazioni Ammafà laboratorio di pratiche urbane, ReCollocal, Colla, Progetto Teknes, ZTA, l’arch. Franco Lancio, il Centro Sociale Polifunzionale e il Comune di Portici sono gli attori del progetto. 

L’ombelico di Disturban è il Centro Sociale Polifunzionale di Via Fani, luogo di incontro per l’ organizzazione e la discussione delle fasi del progetto, sede operativa per il processo di coinvolgimento attivo dei cittadini e casa delle attività laboratoriali. Già da prima che nascesse il progetto, il Polifunzionale è il luogo dove si incontra il comitato di quartiere. “Sarebbe bello sperimentare anche nuove forme di gestione del Polifunzionale, di cui siano partecipi anche i più giovani”. Disturban serba quindi anche l’idea di coinvolgere ancora più popolazione nella vita del Centro, anche per creare un piano di gestione politica del luogo.

Lo scopo di Disturban è quello di capire che pratiche utilizzare per la gestione del quartiere, attraverso pareri di natura tecnica, architettonici e sociologici, e il coinvolgimento dei cittadini del quartiere di Portici. Parte quindi da una base scientifica per acquisire e divulgare il sapere necessario per operare poi la rivalutazione territoriale. 

Ispirato al format del progetto Innesti di cui sopra, Disturban è organizzato in tre macro blocchi che determinano le tre fasi del progetto: esplorazione e co-valutazione delle esigenze del territorio; co-progettazione delle soluzioni per rispondere alle esigenze; e infine la co-costruzione, quindi gli interventi fisici da effettuare sul territorio. 

Adesso è in corso la prima fase di Disturban, concretizzata nell’organizzazione di due laboratori.Il primo, già concluso, è stato DisturbanSketch: l’esplorazione del territorio attraverso il disegno. Il secondo, che si svolgerà a metà febbraio, è DisturbanClick (https://www.facebook.com/events/1172919706148659/): nasce dalla collaborazione con l’associazioneQuattroquadrati 4Km² e consiste nell’esplorazione del territorio attraverso la produzione e la collezione di immagini, attraverso cioè la fotografia.

Disturban

Quali sono i luoghi interessati? I luoghi “disturbati” del quartiere, cioè quei luoghi che erano considerati abbandonati o sottoutilizzati. “Lo scopo di questa fase è capire se l’uso formale attribuito ai luoghi in questione dalle Istituzioni soddisfa le esigenze della popolazione o se quest’ultima ne fa in realtà un uso diverso da quello “prestabilito”. E quindi, individuare tutti gli spazi da “disturbare”, cioè in cui tentare di cambiarne l’uso in modo da adattarlo alle necessità cittadine”.

Dopo aver individuato i bisogni, parte la seconda fase. Capire quali strategie mettere in atto per soddisfare le esigenze venute fuori, attraverso l’utilizzo della sociologia urbana. L’ultima fase è quella che riguarda poi la messa in pratica di quanto prodotto nei momenti precedenti.

Disturban non agisce sul quartiere e basta; prima di tutto conosce, esplora appunto, il territorio, non solo da un punto di vista architettonico, ma, attraverso interviste e immagini storiche, tenta di ricostruire la storia del quartiere per agire in maniera più puntale sul luogo. 

Inoltre, Disturban è un progetto autofinanziato: nonostante il Comune abbia dato il patrocinio morale, tenta di distaccarsi dai fondi comunali, cercando di volta in volta, attraverso varie iniziative, i fondi necessari per la sua realizzazione.

Iniziato nella sua ideazione circa un anno e mezzo fa, il progetto dovrebbe concludersi, avendo portato a termine tutte e tre le fasi prestabilite, per l’estate 2017.

Per seguire le attività e gli sviluppi del progetto: https://www.facebook.com/ddisturban/?fref=ts

Lucia Ciruzzi