Il neo-Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in uno dei primi ufficiali passi della sua amministrazione ha stralciato il TPP.

La cancellazione del TPP, perfettamente in linea con le politiche economiche estremamente protezioniste promosse in campagna elettorale, ha dato inizio al cosiddetto “Trump Trade”: un radicale cambiamento dei rapporti commerciali che legano gli Stati Uniti con il resto del mondo. Lo slogan di Donald Trump, oltre all’ormai celebre “Make America Great Again”, è sempre stato “America First”, terminologia con la quale è attualmente definito il progetto della nuova amministrazione, che consiste nel totale smantellamento dei trattati commerciali stipulati durante i mandati di Barack Obama.

Ma quali sono e cosa prevedono, nello specifico, questi trattati?

Il primo ad essere stato cancellato è appunto il TPP, il Partenariato Trans-Pacifico, che nulla ha a che vedere con altri due trattati che presto probabilmente passeranno sotto la ghigliottina trumpiana: il NAFTA, che riguarda Messico e Canada, e il TTIP con l’Unione Europea. Questi tre accordi commerciali, per quanto gli acronimi possano creare confusione, sono dunque realtà ben diverse le une dalle altre, e regolano i mercati di nazioni assolutamente diverse, la cui unica costante è ovviamente il rapporto con gli Stati Uniti.

Il TPP, che è stato cancellato da Trump il 23 gennaio 2017, non era ancora stato ratificato e, dal 2014, si proponeva di creare una sorta di mercato comune tra dodici nazioni (inclusi gli Stati Uniti), perlopiù affacciate sull’Oceano Pacifico. In buona sostanza sarebbero stati previsti dazi e tasse ridotti, o addirittura annullati per alcuni prodotti specifici. La Cina, seconda economia mondiale, era esclusa dal trattato, motivo per cui fortemente contraria alla sua realizzazione. L’amministrazione Obama aveva fatto del TPP uno dei suoi punti forti, ma la maggior parte dei suoi oppositori, tra i quali si può ovviamente annoverare Donald Trump, l’aveva da sempre criticato in quanto considerato svantaggioso per i lavoratori americani.

L’esclusione degli Stati Uniti dal TPP ne pregiudica l’esistenza?

Le opinioni in tal senso sono contrastanti. Un esempio paradigmatico può essere quello dell’Australia, che vede il suo Primo Ministro Malcolm Turnbull e il Ministro dei Commerci Steve Ciobo estremamente favorevoli ad una definizione positiva del TPP, che anche in assenza degli Stati Uniti garantirebbe comunque un miglioramento delle condizioni economiche del Paese. Di diverso avviso è Greg Jericho, autorevole giornalista economico del Guardian, secondo cui il TPP non solo diventerebbe pressoché inutile, se non addirittura nocivo, senza l’adesione degli Stati Uniti; ma prima ancora che Trump stralciasse l’accordo non dava sufficienti garanzie di effettivi benefici economici.

Se le politiche commerciali di Trump rimarranno intatte, gli altri due trattati potenziali bersagli saranno il NAFTA e il TTIP.

Il primo dei due, il North American Free Trade Agreement (Accordo nordamericano per il libero scambio), è per l’appunto un accordo di libero scambio che coinvolge gli Stati Uniti, il Messico e il Canada. Questo trattato è stato firmato nel 1992 durante l’amministrazione Clinton, ed è entrato in vigore il 1 gennaio 1994, con lo scopo di abbattere ogni barriera commerciale tra i tre Paesi sopracitati, agevolando la circolazione di merci, prodotti e investimenti. Sono sufficienti queste premesse e le parole di Donald Trump in campagna elettorale (aveva definito il NAFTA come il «peggior accordo della storia») come moventi per la cancellazione, o quantomeno la rinegoziazione di questo trattato.

Sembrano muoversi in questa direzione le intenzioni della nuova amministrazione statunitense, almeno stando alle dichiarazioni di Stephen Schwarzman, uno dei principali consiglieri economici di Trump, e alle parole di David MacNaughton, ambasciatore canadese negli Stati Uniti. La rinegoziazione del trattato pare dunque essere la strada che il neo-Presidente intende percorrere, escludendo il Messico dal NAFTA e dando vita ad accordi bilaterali con il Canada, per il mantenimento di rapporti economici e commerciali privilegiati.

Infine, il TTIP.

Quest’ultimo trattato commerciale preso in considerazione è idealmente fondato in modo analogo al TPP, ma relazionerebbe gli Stati Uniti con l’Unione Europea. Il trattato in questione, Transatlantic Trade and Investment Partnership (Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti), era stato imbastito in fase iniziale nel 2013, ma non vedrà mai la luce. Non grazie all’intervento dell’amministrazione a stampo protezionistico di Donald Trump, ma in virtù della ferma opposizione di Francia e Germania, che si sono dette profondamente contrarie alla stipulazione di un accordo che sarebbe stato eccessivamente vantaggioso per gli Stati Uniti, a discapito delle politiche economiche dell’Unione Europea.

Ricapitolando, in breve, il TPP è un accordo che prevedeva la creazione di un mercato comune per dodici nazioni sull’Oceano Pacifico, dal quale gli Stati Uniti si sono definitivamente allontanati. Il NAFTA prevede l’abbattimento delle barriere economiche e commerciali tra Messico, Stati Uniti e Canada, e apparentemente la linea dell’amministrazione Trump ne prevede una rinegoziazione, probabilmente bilaterale in favore del Canada, escludendo il Messico. Il TTIP non vedrà mai la luce, ma sul modello del TPP intendeva agevolare gli scambi commerciali tra Stati Uniti e Unione Europea.

Andrea Massera