Insediato alla Casa Bianca da poco più di una settimana, il neopresidente degli Stati Uniti Donald Trump ha già attuato diversi cambiamenti che hanno lasciato sgomento il mondo: i finanziamenti del governo federale a tutte le organizzazioni che praticano o fanno informazione sulle interruzioni di gravidanza nel mondo sono stati cancellati; ha stabilito il completamento del muro che dividerà definitivamente gli Stati Uniti dal Messico (pretendendo che il suddetto venga pagato dal Messico, per giunta contrario all’iniziativa); infine ha indetto l’ancora equivoco Muslim ban.

Questo ban sospende l’ammissione dei rifugiati negli Stati Uniti per 120 giorni, arresta l’intero programma di accoglienza dei profughi siriani e, infine, l’ordine più severo, che ha provocato i maggiori fraintendimenti e che ha dato origine alla denominazione di Muslim ban, è il divieto di ingresso per le persone provenienti da sette Paesi a maggioranza musulmana: Iran, Iraq, Sudan, Siria, Libia, Somalia e Yemen.

A detta del neopresidente queste misure sono necessarie per la “sicurezza nazionale” .

Muslim ban
Il Muslim ban ha però toccato anche l’Academy: il regista Asghar Farhadi, già premio Oscar per Una separazione, nominato anche quest’anno con il film Il cliente per la categoria Miglior Film Straniero, non potrà partecipare alla serata delle premiazioni.

Tante le reazioni da parte del mondo del cinema e forte anche la dichiarazione dell’Academy in un comunicato:

“L’Academy celebra i grandi risultati nell’arte cinematografica, che ha come obiettivo il superamento dei confini per parlare al pubblico di tutto il mondo, senza differenza di nazionalità, di etnia o di religione. Come sostenitori dei cineasti – e dei diritti umani di tutte le persone – in tutto il mondo, troviamo inquietante il fatto che Asghar Farhadi, il regista del film iraniano vincitore dell’Oscar Una Separazione, assieme al cast e la troupe del film nominato all’Oscar di quest’anno Il Cliente, possano subire il divieto di ingresso nel paese a causa della loro religione e del paese da cui vengono”.

Taraneh Alidoosti, la star del film candidato quest’anno, ha comunicato che non parteciperà alla cerimonia:

Anche il regista de  La grande scommessa ha voluto dire la sua attraverso Twitter:

“L’America ha perso qualcosa di prezioso per salvaguardare un’illusione di sicurezza”.

Anche Michael Moore si scusa con i “vicini musulmani” da parte sua e di tantissime altre persone che “non hanno votato per quest’uomo”.

Morgan Spurlock, documentarista nominato all’Oscar per Super Size Me, ha voluto ricordare quanto il vicepresidente Pence fosse contrario ai ban per motivi religiosi, definendoli incostituzionali:

E chiudiamo con il tweet di Patricia Arquette che ha affermato

“Dovremmo pensare di restituire questa bellezza (la Statua della Libertà) alla Francia per come stanno le cose ora”.

Daniela Diodato