Caso Veropalumbo: il giudice respinge la richiesta di risarcimento e sbaglia il cognome della vedova che non si arrende e chiede giustizia.

Chiunque sia a conoscenza della storia di Giuseppe Veropalumbo non può non sapere della donna che da tanti anni ormai porta avanti una battaglia senza precedenti. Stiamo parlando di Carmela Sermino, vedova Veropalumbo e ad oggi anche Assessore allo Sviluppo del Territorio e allo Sviluppo Sociale per la III Municipalità di Napoli.

Peppe ha lasciato Carmela, la figlia Ludovica e tutte le persone che lo amavano nella notte di Capodanno del 2007, quando una pallottola vagante l’ha raggiunto ed ucciso mentre era a tavola con la sua famiglia intento a festeggiare l’inizio di un nuovo anno. Peppe quel nuovo anno non l’ha mai visto, così come non ha visto crescere sua figlia che all’epoca dei fatti aveva 14 mesi appena.

In questi dieci lunghi anni, Carmela non si è mai data pace, non si è mai arresa nel cercare di dare un nome ed un volto all’assassino di suo marito. Non l’ha fatto quando le indagini sono state interrotte ed il caso archiviato una prima volta nel 2013, non l’ha fatto quando le indagini sono ripartite con scarsi risultati ed il caso è stato nuovamente archiviato nel settembre del 2016. Ma continuerà a non farlo adesso che le è stata rigettata la richiesta di inserimento del marito tra le vittime della criminalità organizzata, perdendo così anche la possibilità di un risarcimento danni come previsto dalle leggi 302/90 e 407/98 a favore dei familiari di vittime innocenti delle mafie.

Oltre il danno, però, per Carmela è arrivata la beffa quando sulla sentenza si è vista storpiare le sue generalità. Il giudice del Tribunale di Napoli Manuela Fontana, difatti, dopo aver rigettato la richiesta ha reinventato il cognome della vedova da Sermino a Sequino. La cosa, oltre ad indignare, fa anche abbastanza riflettere. Si fa quasi fatica a credere che un giudice chiamato a rispondere a tale richiesta commetta un errore simile, anche perché le sarebbe bastato leggere la documentazione per risparmiarsi tale gaffe. Si spera, a questo punto, che la documentazione non sia stata seriamente presa in considerazione e che la richiesta, come il cognome di Carmela, sia stata rigettata senza nemmeno studiarne il caso.

Dispiace solo constatare ancora una volta quanto le istituzioni e lo Stato siano lontani ai familiari delle vittime come Giuseppe Veropalumbo, quanto talvolta si cerchi di oltrepassare la verità invece che ricercarla. Carmela ha espresso tutta la sua indignazione in merito alla vicenda in un post su Facebook: “Io le sentenze le rispetto, anche quando, come in questo caso, mi danno torto. Non accetto, però, che la sciatteria di questa signora non manifesti rispetto per la morte di mio marito, per la mia storia, per il mio impegno, per la mia dignità. Il mio cognome è SERMINO e questa signora giudice non si può permettere il lusso di storpiarlo in SEQUINO (con tutto il rispetto per chi si chiama Sequino e che come me ha subito un torto irreparabile). Chiederò giustizia anche per questo e da qualche parte, come a Berlino, ci sarà un giudice degno di questo nome”.

Flora Visone