La seconda parte dell’ottava legislatura del Parlamento europeo prosegue con la presidenza di Antonio Tajani. Il nuovo presidente dell’organo rappresentativo dei cittadini europei si aggiudica la vittoria con 351 voti contro i 202 del candidato Gianni Pittella. Tajani non è ben conosciuto dall’essere uno dei politici più carismatici e di spicco e il Parlamento europeo deve affrontare la sfida democratica nell’era di un’identità europea poco condivisa.

La lunga carrellata di nomi candidati alla presidenza del Parlamento europeo alla sua ottava legislatura post-Schultz ha lasciato spazio al duro ballottaggio di due rappresentanti italiani  dietro i due gruppi politici più influenti, conclusosi con la vittoria di Antonio Tajani.

Dal lato centro sinistra, Gianni Pittella del gruppo di Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici (S&D), nonché presidente del gruppo, che unisce le forze progressiste che lavorano per una Europa di solidarietà, uguaglianza e sviluppo sociale. Dal fronte centro destra invece,  Antonio Tajani, rappresentante del Partito del Popolo europeo, che raccoglie le forze conservatrici, democristiane e moderate.

Un evento che inorgoglirebbe la popolazione italiana poiché dopo circa 38 anni ha un suo rappresentante  alla Presidenza di una istituzione importante quale il Parlamento europeo e, per la prima volta, nell’unico organo eletto direttamente. Eppure poco conta la nazionalità del rappresentante eletto. Non è l’Italia o il singolo Paese in sé, ma è l’Europa che unita deve fronteggiare la considerevole sfida nel riaffermare i valori sui quali ha avuto nascita.

«Sarò il presidente di tutti e rispetterò tutti i gruppi […] per difendere la volontà del Parlamento davanti al Consiglio e la Commissione» sono state alcune delle parole pronunciate nel suo breve discorso di introduzione in Parlamento europeo.

Il curriculum di Antonio Tajani rende nota la sua vice presidenza in Commissione europea, la funzione di Commissario responsabile ai Trasporti, poi dell’Industria e dell’imprenditoria durante la doppia legislatura di Barroso. Ex militare dell’aeronautica e laureato in giurisprudenza è stato anche Capo dell’editoriale “Il Giornale”, nonché portavoce del primo governo Berlusconi. Lo stretto legame con l’ex premier lascia non poche perplessità sulla sua rappresentanza così come il coinvolgimento allo scandalo delle emissioni Dieselgate.

Tuttavia, “il Presidente di tutti” non entusiasma proprio tutti.

Da subito designato su Politico.eu, da un anonimo funzionario,  l’anti-Schultz per eccellenza e il Presidente non intellettuale, non sono mancate le critiche alla candidatura dell’italiano Tajani.  Non è conosciuto per essere stato un commissario carismatico e un leale legislatore al tempo del suo mandato in Commissione europea. «Questa non è la direzione attraverso la quale l’Europa dovrebbe essere guidata. L’ultima cosa di cui l’istituzione più democratica dell’UE ha bisogno è il fallito modello del governo Berlusconi», sono state le parole in un recente comunicato stampa di Tania Fajon, membro slovacco del gruppo S&D che ha sottolineato anche la costante opposizione del Presidente ai diritti dell’aborto e altri diritti riproduttivi e sessuali.

Dall’altro lato c’è chi vede in lui una figura che può dare un incentivo importante all’industria europea. Fermo sostenitore di influenti imprese, con non poche controversie, il suo insediamento è stato accolto con entusiasmo dal mondo dell’imprenditoria e dalle lobby europee.  Un segnale che potrebbe condurre un’agevole prevalenza del settore privato su quello pubblico con i conseguenti conflitti di interesse.  Sebbene il suo predecessore Martin Schultz non era conosciuto per il grande impegno alla trasparenza, in particolare nel dare una spinta importante all’obbligatorietà del registro della trasparenza dell’UE, il Presidente Tajani, un ex commissario all’industria (sotto Barroso) con una reputazione molto legata agli “affari”, sembrerebbe meno incline a superare la mancata regolamentazione al lobbying.

Nell’era di Trump e del Brexit, forse Tajani viene letta come una scelta che può costruire  un ponte tra i due raggruppamenti politici in Parlamento europeo, emersa attraverso l’alternanza di presidenza in questa ottava legislatura.  Tuttavia, lo sforzo attuale che il Parlamento deve fronteggiare è quello di guardare all’esterno delle sue potenzialità, invece di rinchiudersi nelle logiche e nei meccanismi interni di Bruxelles.

Lotta al terrorismo, immigrazione, Brexit, crescita e lavoro sono state le priorità elencate nel suo discorso, ma dalle quali l’Unione Europea non può prescindere al tempo attuale. Eppure la candidatura di Tajani forse non è la più rappresentativa in questi tempi di crisi democratica e di movimenti euroscettici, la cui sfida è quella di rilanciare il progetto europeo nel suo contenuto etico-esistenziale.

Annalisa Salvati

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