Napoli – Nuovo blitz al clan dei casalesi: 31 le ordinanze cautelari emesse in seguito alle indagini condotte dalla DIA di Napoli, con a capo Giuseppe Linares e la sua vice Loredana Di Persia, dalla questura, diretta da Antonio Borrelli, dai carabinieri e dalla guardia di finanza.

“Chi riteneva che il clan dei casalesi fosse un fenomeno del passato si sbagliava di grosso. La fazione Bidognetti non ha mai smesso di agire sul territorio, si esprime sul blitz il procuratore Colangelo. “La cosca si è evoluta, non si occupa più di estorsioni ai grandi gruppi ma, come i clan napoletani, privilegia il traffico di stupefacenti e il controllo delle piazze di spaccio”, continua il procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli.

Delle 31 ordinanze cautelari, molte sono state notificate direttamente in carcere. Tra queste una a Gaetano Cerci, l’imprenditore condannato lo scorso anno a 16 anni di detenzione, il colletto bianco del clan dei casalesi che si occupava dello sversamento di rifiuti tossici provenienti dal Nord Italia. Arriva la notifica in carcere anche per il Lubello, condannato già a 5 anni per il processo “Il Principe e la Scheda Ballerina”. Una misura cautelare arriva nel carcere de L’Aquila anche per il capo clan. E, infine, una a Luigi Bitonto, che si era guadagnato già il carcere negli ultimi mesi per le estorsioni ai lidi balneari nella zona di Castelvolturno.

Proprio tra le zona di Castelvolturno e Casal di Principe è stata registrata maggiormente l’attività illecita del clan, proseguita anche negli anni 2013-2015, durante i quali i boss del clan erano stati tutti arrestati. Fu in quel momento, infatti, che entrarono in scena le donne. Come è consuetudine, quando gli uomini mancano sono le donne a prendere le redini: intermediarie tra i boss in carcere e il clan, ricoprono il ruolo di capoclan e si occupano di “mandare avanti la baracca”. Oggi però vengono fatte fuori anche le donne, boss sostitute del clan dei casalesi. 

clan dei casalesiTra i 31 notificati, anche le due figlie e la nuora di Cicciotto ‘e Mezzanotte (il boss Francesco Bidognetti): Katia, di 35 anni, è stata portata in carcere; Teresa, di 27 anni, grazie alla sua gravidanza ha ottenuto i domiciliari; Orietta Verso, 43 anni, moglie di Raffaele Bidognetti, con arresto in carcere. Le tre donne erano incensurate. È così che funziona per le donne del clan: bisogna rimanere nell’ombra, non dare nell’occhio. La guerra a viso scoperto la fanno gli uomini, le donne devono essere discrete per poter portare avanti affari e clan senza fastidi.

Lucia Ciruzzi